Le Fraghe: una rivoluzione in rosa dal Lago di Garda con Matilde Poggi

Matilde Poggi

Le Fraghe: una rivoluzione in rosa dal Lago di Garda con Matilde Poggi

Il vino rosato non è solo un trend, ma un prodotto di alta qualità e longevità. Dal cuore del Lago di Garda, l’azienda vinicola Le Fraghe e la sua fondatrice, Matilde Poggi, stanno rivoluzionando il concetto di rosato. Poggi, che ha guidato la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI) dal 2013 al 2021, crede in un approccio artigianale che superi i “rosé da sete” e punti a un pubblico di giovani amanti del vino.

Matilde Poggi
Matilde Poggi

L’avventura di Matilde Poggi è iniziata negli anni ’80 con l’obiettivo di creare un vino che la rispecchiasse. La chiave di volta? Il territorio. I terreni morenici e glaciali del Lago di Garda conferiscono ai suoi vini una spiccata sapidità, un tratto distintivo che li differenzia. Come afferma Poggi: “Niente mode, vino sapido, salato, che esprime il meglio dei nostri vigneti.”

A Le Fraghe, le uve tradizionali come Corvina, Rondinella e Garganega vengono lavorate con cura per produrre due etichette iconiche: l’Igt Ròdon Chiaretto di Bardolino e il Traccia di Rosa Chiaretto di Bardolino.

Contrariamente all’idea comune che il rosato sia un vino da consumare giovane, i prodotti di Matilde Poggi sono noti per la loro longevità. Grazie a un lungo affinamento sulle fecce (fino a un anno), questi vini mantengono freschezza e complessità nel tempo. Questo approccio ha permesso a Matilde Poggi di trasformare il Chiaretto tradizionale e di dimostrare che il rosato ha un grande potenziale evolutivo.

Secondo Matilde Poggi, il rosé italiano ha tutto per affermarsi come prodotto di alto profilo. Non è solo un “terzo colore”, ma un vino con una propria dignità e un ruolo crescente nel mercato, specialmente nel settore Ho.re.ca.

“C’è più attenzione ai dettagli in produzione e, sulla scia della moda provenzale, ha trovato il suo posto in carta vini,” spiega Poggi. Tuttavia, sottolinea l’importanza di non limitarsi ai prodotti d’annata, ma di valorizzare l’affinamento e l’evoluzione.

Poggi ritiene che il rosato sia il vino perfetto per i giovani, grazie alla sua versatilità, al moderato grado alcolico e ai suoi profili aromatici. Un vino che non si prende troppo sul serio, ma che esprime serietà e stile. “Penso che sia un prodotto adatto anche per i giovani grazie alla sua versatilità… un vino definibile giocoso.”

Infine, Poggi sfata un altro mito: non tutti i vitigni sono adatti per produrre un grande rosato. È fondamentale che il vitigno possieda la finezza e la sapidità necessarie a rendere il vino importante. “Bisogna tenere d’occhio la tradizione di un territorio. Se c’è questa c’è vocazione. Non si fa una lunga storia guardando al mercato, ma alle persone e ai vignaioli.”

L’esempio di Matilde Poggi e de Le Fraghe dimostra che, con passione, criterio e rispetto per il territorio, il rosé italiano può aspirare a una lunga e fruttuosa vita.

Articolo a cura della Redazione di virtuquotidiane.it che qui ringraziamo
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