Le ricette di Qb: Bigoli in salsa di acciughe con Rosa dell’Isonzo
Una ricetta dedicata al mangiare di magro in Quaresima, ma talmente buona e ricca di identità territoriale da poter essere apprezzata sempre quando si vuole fare festa a tavola (sempre che si trovi l’ingrediente giusto). I bigoli (in veneto bigoi) sono una pasta lunga simile a uno spaghettone, fatti originariamente con grano tenero, acqua e sale. Sono disponibili anche in altre varianti, compresa quella dei bigoi mori, cioè scuri, con grano saraceno, specialità di Bassano del Grappa.
INGREDIENTI
- 400 g di bigoli
- 12 filetti di acciuga sott’olio
- 200 g di Rosa dell’Isonzo (speciale radicchio friulano)
- 4 cucchiai di olio extravergine di oliva
- ¼ di cipolla
- sale q.b.
- per guarnire: foglie di Rosa dell’Isonzo e prezzemolo tritato
FATE COSÌ
- Tritate grossolanamente la cipolla e rosolatela in padella con l’olio extravergine di oliva.
- Aggiungete la “rosa” tagliata a listarelle, spadellate fino al suo appassimento.
- Spegnete il fuoco, aggiungete 8 filetti di acciuga e schiacciateli con i rebbi di una forchetta.
- In una pentola con acqua leggermente salata cucinate i bigoli per 10-12 minuti.
- Scolateli e versateli nella padella, mescolate rapidamente unendo eventualmente poca acqua di cottura, amalgamando il tutto.
- Distribuite i bigoli nei piatti caldi, guarnite con i filetti di acciuga rimasti, foglie di Rosa e prezzemolo tritato.
La Rosa dell’Isonzo è un particolare tipo di radicchio, coltivato principalmente nell’area dell’Isontino, in Friuli-Venezia Giulia. È un prodotto di nicchia, molto apprezzato per le sue caratteristiche uniche.
E’ importante notare che la Rosa dell’Isonzo è strettamente imparentata con la più famosa Rosa di Gorizia, ma ci sono delle differenze. La Rosa di Gorizia ha un areale geografico di coltivazione più ristretto (limitato alla città di Gorizia e comuni limitrofi), mentre la Rosa dell’Isonzo può essere coltivata in un’area più ampia. Entrambe sono il risultato di un lungo lavoro di selezione e miglioramento genetico, spesso partito da istituti agrari locali.



