Lello Lacerenza, la conoscenza è il vero futuro del cibo

Lello Lacerenza

Lello Lacerenza, la conoscenza è il vero futuro del cibo

Nell’era della tecnologia e della comunicazione immediata, imparare una ricetta richiede pochi minuti. Viviamo in un tempo in i video insegnano a preparare un piatto in meno di sessanta secondi e la conoscenza sembra sempre a portata di un click.

Ma è davvero sufficiente sapere come si cucina se non conosciamo l’origine, il valore e la storia di ciò che portiamo in tavola?

Da questa riflessione nasce la conversazione con Lello Lacerenza, storico ristoratore, patron del ristorante Antica Cucina 1983 e profondo conoscitore della cultura gastronomica pugliese.

Il suo è un invito a riscoprire il valore del territorio, della memoria e del tempo senza rinunciare allo sguardo verso il futuro.

Lello afferma che la cultura del cibo, il rispetto per chi lo produce e la consapevolezza delle proprie radici richiedono tempo, curiosità e capacità di ascolto.

In questa intervista gli abbiamo chiesto quale messaggio desidera lasciare alle nuove generazioni e quale futuro immagina per una tradizione che per continuare a vivere deve saper dialogare con il cambiamento.

Quando si parla di futuro della cucina si pensa subito all’innovazione e alla tecnologia.

Tu, invece, parti dalla conoscenza: cosa significa conoscere il cibo oggi?

È sufficiente sapere come si prepara un piatto o serve una comprensione più profonda di ciò che stiamo mangiando?

Per me conoscere il cibo significa partire dalla natura.

Prima ancora di imparare una ricetta, bisogna conoscere ciò che mangiamo: da dove proviene un alimento, quando nasce, qual è la sua stagionalità e quale valore ha per la nostra alimentazione.

Oggi è facile trovare una ricetta in pochi secondi, ma la vera conoscenza è un’altra cosa: significa capire il prodotto, rispettarlo e imparare a riconoscere ciò che la natura ci offre.

Solo da questa consapevolezza può nascere una cucina autentica.

Oggi il cibo è consumo rapido, immagine e immediatezza, mentre la cucina tradizionale richiede tempo e attesa.

Cosa perdiamo quando tutto diventa così veloce e come si mantiene un legame autentico con ciò che mangiamo?

Non credo che il valore del cibo stia nella complessità delle preparazioni.

Anzi a volte intervenire troppo sugli alimenti significa rischiare di snaturarli o addirittura di rovinarli.

Se si parte dal rispetto della stagionalità e dalla qualità della materia prima, spesso non serve aggiungere molto altro.

Bastano pochi gesti semplici per dare valore a ciò che si porta in tavola.

Tradizione e innovazione non sono in contraddizione e possono convivere.

Ma devono avere sempre un punto di partenza comune: il rispetto del prodotto e della sua identità.

Appartieni a una generazione che ha costruito il proprio lavoro con sacrificio e presenza quotidiana.

Qual è il valore che temi si stia perdendo e che vorresti trasmettere ai giovani cuochi?

Credo che il valore più importante da trasmettere ai giovani sia la conoscenza.

Per questo è fondamentale studiare ma uno studio che sia anche pratico e che aiuti a capire davvero il mondo del cibo.

La scuola dovrebbe uscire dalle aule e accompagnare i ragazzi nei luoghi in cui il cibo nasce: dal contadino, dal casaro, dal pescatore, dal macellaio e dal fornaio.

Solo conoscendo da vicino il lavoro di chi produce si impara a rispettare la materia prima e a comprenderne il vero valore.

La natura ci offre tutto ciò di cui abbiamo bisogno per nutrire il corpo e la mente. Per questo credo che educare i giovani significhi anche insegnare il rispetto del cibo, del lavoro e della vita.

Pensando al futuro della cucina pugliese: cosa speri che rimanga immutato e cosa invece dovrebbe cambiare per dialogare con il futuro?

La cucina pugliese deve continuare a partire da quello che è sempre stata: il rispetto dei prodotti, della stagionalità e della semplicità.

Questo è quello che non deve andare perso.

Allo stesso tempo deve riuscire a cambiare e a parlare con il presente e con i giovani senza perdere la propria identità.

L’innovazione va bene ma solo se non cancella quello che siamo.

Secondo me il futuro sta nel tenere insieme queste due cose: la tradizione e il cambiamento.

 

** Foto copertina credit www.luigiborrelli.com  – foto piatti credit Ristorante Antica Cucina 1983

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Antonio Maria Papagno. Nel mondo dell’enogastronomia da sempre. Sommelier AIS, assaggiatrice ONAV, sommelier dell’olio FIS e tecnico assaggiatore di oli extravergini d’oliva. Ho diretto enoteche qualificate e curato wine & evo list per ristoranti e cantine. Mi occupo di vino, olio e parole. Racconto esperienze, luoghi e persone nel mio blog Ritratti di Gusto e attraverso collaborazioni con diverse testate giornalistiche. http://ritrattidigusto.blogspot.it/ https://www.facebook.com/tonia.papagno
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