L’Heaven’s Kitchen di Stoccarda

L'Heaven's Kitchen di Stoccarda

L’Heaven’s Kitchen di Stoccarda

Dopo avere dedicato un articolo all’Eat Art dell’artista rumeno Daniel Spoerri e ai suoi Tableaux Pièges o Quadri-Trappola, ossia dei supporti di legno di vario formato, appesi alle pareti, sui quali, in modo meticoloso, incollava le tovaglie, i piatti, i bicchieri, i tovaglioli macchiati, ma anche le briciole di un tavolo dopo che un gruppo di persone avevano pranzato o cenato, l’articolo odierno, che potremmo inserire nella speciale rubrica dei “luoghi dalle eccentricità culinarie”,  è dedicato all’Heaven’s Kitchen, ristorante vegano sui generis con sede nel cuore del centro di  Stoccarda, in Germania.

Questo locale, dove amore, passione e creatività sono aggiunti  ad ogni pietanza, offre un menù vegano con ingredienti regionali e di stagione, cucinati in modo sostenibile e in modo da limitare il più possibile la produzione di rifiuti e lo spreco d’acqua, nel pieno rispetto dell’ambiente.

Quello proposto da questa Cucina del Paradiso è una peculiare rivisitazione vegan del Soul Food, quel cibo per l’anima che caratterizzava la cucina tradizionale della comunità afro-americana del sud degli Stati Uniti D’America negli anni ’60 del Novecento e che era preparata sia con frattaglie di maiale e pollo  ma anche tante verdure e legumi, arricchiti con numerosi aromi e spezie piccanti.

E questo ristorante, aperto per il brunch, per pranzo e cena, è solito servire di giorno, ad esempio, il pane delle Foresta Nera, un pane a lievitazione naturale con le mandorle e una salsa cremosa agli anacardi o la Ciotola Buddha del Paradiso,  con riso colorato o quinoa, ceci marinati, cavolo rosso, funghi, hummus di lenticchie e tante verdure.

Solo a cena l’Heaven’s Kitchen serve i “7 sensi del Paradiso”, un’avventura culinaria unica, in un menù e in un’esperienza che attrae i cinque sensi più due sensi perché, ecco l’eccentricità culinaria, tutte le portate sono servite, come pennellate artiche di colore, direttamente sul tavolo, senza piatti, piattini, ciotole o vassoi! Sui tavoli di legno che paiono somigliare a degli “anti-quadri-trappola”  sono direttamente adagiati fogli di carta da forno compostabile sui quali i camerieri “impiattano” (o sarebbe meglio scrivere incartano!) le varie portate.

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I commensali possono, però, usare posate e bicchieri ma, come scrivono sul sito di Heaven’s Kitchen, la fregatura, nel bene o nel male, è che non ci sono piatti.

Queste cene dei 7 sensi, preparate solo nel menù serale con pietanze sempre diverse in nome della stagionalità e del mistero, sono un potente stimolo ad assaporare non solo con il gusto e l’odorato, ma anche con un occhio artistico questi cibi presentati secondo le linee guida della Food Art.

Di certo tra i commensali qualcuno si lascerà guidare dalla creatività libera degli chef mangiando le portate direttamente con le mani, ed ecco che anche il tatto sarà stimolato; ma, secondo i buoni auspici dei gestori del locale che cucinano con amore e passione, questo soul food dalla vista, passando per lo stomaco, nutrirà il corpo ed anche l’anima del commensale, e della natura tutta.

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