L’Home cooking: attenti alla normativa
L’home cooking sta diventando sempre più popolare anche in Italia. È importante non confonderlo con l’home restaurant, dove un cuoco va a domicilio per preparare e servire pasti. L’home cooking, invece, consiste nell’offrire piatti preparati direttamente a casa del cliente, e può essere svolto da un singolo cuoco, da un piccolo team o da aziende specializzate nella preparazione di cibi (catering).
Come per tutte le attività che offrono cibo e bevande, anche l’home cooking deve seguire delle normative specifiche. Tra le principali, è necessaria la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) e l’applicazione del sistema di autocontrollo HACCP, oltre a una gestione attenta degli allergeni.
Cosa significa fare home cooking?
Fare home cooking significa che un cuoco, o un piccolo team, va a casa dei clienti per preparare e servire i pasti. Questi cuochi possono operare in modo indipendente o tramite aziende specializzate in catering. L’attività si differenzia dall’home restaurant in quanto l’obiettivo è cucinare a domicilio, non semplicemente servire cibo.
Requisiti per diventare cuoco a domicilio
Secondo una risoluzione del Ministero dello Sviluppo Economico del 2015, chi desidera diventare cuoco a domicilio deve soddisfare requisiti specifici, in particolare per garantire la sicurezza dei consumatori.
Un requisito fondamentale è la formazione in ambito igienico-sanitario. Il cuoco deve seguire un corso HACCP per conoscere le normative relative alla sicurezza alimentare in cucina. Inoltre, deve essere in grado di gestire gli allergeni, seguendo le normative europee che stabiliscono una lista di 14 categorie di allergeni (ad esempio, glutine, crostacei, uova, pesce, latte, frutta a guscio e così via).
Questa formazione deve essere riconosciuta dalla ASL e dalla Regione competente. Inoltre, l’aspirante cuoco deve aprire una Partita IVA per poter iniziare a lavorare legalmente.
Presentare la SCIA
Come ogni attività che somministra alimenti e bevande, anche l’home cooking deve presentare la SCIA al Comune di residenza. Non importa se il servizio si svolge in una casa privata: il cuoco a domicilio è comunque considerato un locale attrezzato per la somministrazione di cibi, ed è un’attività economica che richiede l’autorizzazione.
Iscrizione all’INAIL
Chi avvia un’attività di home cooking deve iscriversi all’INAIL, come qualsiasi datore di lavoro. L’iscrizione deve essere fatta online e deve includere informazioni dettagliate sull’attività e sulle retribuzioni previste per i lavoratori.
Adempimenti non obbligatori
Oltre agli obblighi di legge, chi intende avviare un’attività di home cooking può considerare anche alcune azioni facoltative per crescere e tutelarsi:
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Creazione di un sito web: Un sito personale aiuta a promuovere i propri servizi e a raggiungere più clienti.
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Assicurazione professionale: Una polizza RC professionale è importante per proteggere il patrimonio del cuoco da rischi legati alla sua attività, ed è obbligatoria dal 2013 per tutte le professioni ordinistiche.
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Contratti di collaborazione: Per tutelarsi dal punto di vista economico, è utile stipulare contratti con i clienti regolari, così da definire in modo chiaro i termini del servizio.
In sintesi, l’home cooking è una professione in crescita che richiede competenze, regolamenti e buone pratiche per garantire la sicurezza alimentare e la protezione dei consumatori.



