L’Hotel Punta Tragara: il posto che vale un salvadanaio
- Visto che le griffe si possono trovare in tutte le città del mondo, se siamo dei turisti alla ricerca di un’unicità, l’Hotel Punta Tragara è il meglio che si possa trovare.
- Guardandoli è facile capire che è stato progettato negli anni ’20 da un certo Le Corbusier.
- Lui si chiama Antonio Pedana.
- Poi, con un piatto che ci fa capire il valore dei tanto bistrattati anni ’70 e ’80 (un rombo che starebbe per annegare – di gioia – nel burro, non fosse che viene salvato dalla sapidità del caviale e dalla croccantezza dei cannolicchi).
- Ci sono poi carni e pesci vari alla griglia, ma non bisogna perdere la pizza all’acqua: rivoluzionaria, per quanto è sottile.
Andare a Capri, ma perché?
Si chiede il turista.
Per fare shopping, vista la presenza di tutte le maggiori griffe del mondo.
Oppure, per scoprire degli scorci naturalistici assolutamente unici, ancora una volta a livello mondiale?
Si tratta di una scelta di campo, avrebbe detto qualcuno un po’ di tempo fa.
Visto che le griffe si possono trovare in tutte le città del mondo, se siamo dei turisti alla ricerca di un’unicità, l’Hotel Punta Tragara è il meglio che si possa trovare.
Un po’ perché, per raggiungerlo, bisogna fare una (splendida) passeggiata che profuma di limonaie, allontanandosi dal traffico e dai negozi.
Poi perché la struttura si trova davanti a due faraglioni spettacolari che sembrano essere stati calati giù nel mare da un’astronave che proviene dallo spazio.
Ancora perchè da lì parte una passeggiata che porta a due stabilimenti balneari scolpiti in mezzo agli scogli,
Infine (e soprattutto) perché dentro l’albergo, i cui morbidi cambi di prospettive.
Guardandoli è facile capire che è stato progettato negli anni ’20 da un certo Le Corbusier.
Troverete infatti due piscine romantiche, e due super ristoranti, che vi toglieranno la voglia di uscire, per vivere la (poco originale) mondanità del centro abitato.
Certo, parliamone di un 5 stelle lusso che potrebbe richiedere la rottura di più di un salvadanaio, ma questo è il luogo ideale per festeggiare qualcosa, anche fosse l’unica volta nella vita.
Volendo, anche il posto in cui fare un’ottima cena.
Entrambi i ristoranti sono aperti ai clienti esterni, e hanno dei prezzi assolutamente convenienti, vista la qualità e gli standard dell’isola.
Partiamo da Le Monzù, che è un ristorante con tanto di stella Michelin che negli anni ha saputo mantenere l’asticella alta grazie a un semplice espediente.
Come fanno i bravi allenatori di calcio, che quando cambiano squadra non stravolgono (almeno per un po’) gli schemi di gioco passati.
Dopo che il bravissimo Luigi Lionetti se ne è andato a Venezia, il suo secondo, che ora è l’executive, ha avuto l’intelligenza di non fare alcuna rivoluzione.
Lo stesso, infatti, prosegue nel suo solco di una creatività pensata ma non cerebrale, come se ogni piatto suonasse almeno una nota di comfort.
Lui si chiama Antonio Pedana.
Affiancato dal creativo Raffaele Puopolo (che assomiglia a Fabio Rovazzi, ma questa è un’altra storia) e da un ottimo pasticcere che di nome fa Andrea Oriti, inizia infatti con una finta (ma gustosa) scarpetta.
Un piatto d’impronta stellata, e stellare (un lenzuolo di seppia con sotto il suo ragù, che andrebbe utilizzato al posto del piumino nelle future notti invernali).
Prosegue con un piatto apparentemente tradizionale (un bottone caprese affumicato che erutta un sorprendente sapore di pomodoro).
Con una proposta che ribalta le gerarchie (una linguina dove i ricci giocano il ruolo dei comprimari, esaltando il pesto di finocchietto).
Poi, con un piatto che ci fa capire il valore dei tanto bistrattati anni ’70 e ’80 (un rombo che starebbe per annegare – di gioia – nel burro, non fosse che viene salvato dalla sapidità del caviale e dalla croccantezza dei cannolicchi).
E che dire dei dessert, se non che hanno il pregio di regolarsi sul prima, donando freschezza e pulizia a un palato già piuttosto (piacevolmente) provato?
C’è poi il The Grill, che si trova a bordo piscina e offre una splendida cucina vintage, che fa rimpiangere il passato.
Un’insalata caprese condita da un alchimista, perché olio e sale sono così ben dosati da farti pensare che fuoriescano dalla stessa pianta di pomodori; una piacevolissima mozzarella fiordilatte alla griglia con foglie di limone, un agrume che ritorna mirabilmente negli spaghettini al burro.
Ci sono poi carni e pesci vari alla griglia, ma non bisogna perdere la pizza all’acqua: rivoluzionaria, per quanto è sottile.
Non solo rispetto a certi (gommosi?) standard regionali, anche rispetto a quelli romani, già di per sè sottili.
Unico problema: di quelle te ne mangeresti quattro, per come sono buone e digeribili!



