L’incontro di Crescenzo a Procida
- Gira che ti rigira stiamo sempre la ovvero a raccontarci la bontà di una colazione, di un aperitivo o di un piatto che a tutti costi va assaggiato.
- Nel frattempo mi dice di seguirla, continuando a parlare, e mi porta in quella che oggi è la hall dell’hotel e dove sono affisse, al muro ed in una bacheca, tutte le foto e gli articoli dedicati a questa storia.
- Seduti a tavola, ritorna Giovanna, ci porge i menù. Lo apro, davvero è una delle poche volte in cui sono in difficoltà nella scelta perché la diversità delle proposte mi attira ognuna con una sua particolarità.
Un sabato a Procida in compagnia di cari amici per rivedere l’isola dopo la prima volta avvenuta circa dieci anni fa.
Una giornata per ritrovarsi, per stare insieme in un posto pieno di magia e celebrare gli incontri.
Incontri che inevitabilmente ci portano a tavola, perché quello che ci accumuna nelle nostre diversità è il cibo.
Gira che ti rigira stiamo sempre la ovvero a raccontarci la bontà di una colazione, di un aperitivo o di un piatto che a tutti costi va assaggiato.
Da quando siamo partiti una mia amica mi ha ripetuto più volte che a pranzo saremo andati in questo ristorante dove non avrei potuto, per nulla al mondo, non ordinare la genovese di polpo.
Crescenzo questo è il posto, vicino al porticciolo della Chiaiolella, si apre a me con il benvenuto di Giovanna che con il suo sorriso e l’attaccamento al suo lavoro mi fa capire che qui c’è un racconto da raccogliere per la rubrica.
Le faccio delle domande per capire la nascita del ristorante, una storia che conosce bene e di cui molti ne hanno parlato per la unicità dei protagonisti. Mi narra di Crescenzo e Vincenza e di come da un incontro possa essere nato una storia d’amore tradottasi in una attività che va avanti dal 1952.
Nel frattempo mi dice di seguirla, continuando a parlare, e mi porta in quella che oggi è la hall dell’hotel e dove sono affisse, al muro ed in una bacheca, tutte le foto e gli articoli dedicati a questa storia.
Mentre leggo, scatto e mi emoziono fa capolino dal desk una testolina alla quale dico buongiorno avvicinandomi per presentarmi e spiegare il mio entusiasmo.

E’ Silva la moglie di Renato, protagonista a sua volta di un’altra storia d’amore che ha rappresentato la seconda generazione e che ad oggi vede nella figlia la continuità della terza epoca di una famiglia che ha fatto dell’ospitalità una missione di vita.
Anche la storia di Silva è frutto di un incontro di due mondi apparentemente distanti, ma connessi dall’amore. Quello della mamma e del papà a Genova e del suo con l’isola di Procida.
Seduti a tavola, ritorna Giovanna, ci porge i menù. Lo apro, davvero è una delle poche volte in cui sono in difficoltà nella scelta perché la diversità delle proposte mi attira ognuna con una sua particolarità.
Decido, come accade in questi casi, di chiedere e di farmi raccontare nonché aiutare in questo caso da Giovanna a scegliere qualcosa di antipasto prima di passare al “piatto motivo” per cui la scelta per il pranzo è stata il ristorante Crescenzo.
Vi consiglio: Arancino di mare con mazzancolle, menta e limone su pesto di limone e maionese di mezzancolle e poi polpettine fritte di pesce spada e melanzane come antipasto.

Poi è seguito la genovese di polpo e per completare, perché non riesco a finire un pranzo e una cena senza il dolce, una capresina al limone con salsa di Fogliolì.

Il tempo trascorso a tavola è stato piacevole perché siamo stati coccolati alla grande. Come mi aveva raccontato Silva tutto è nato perché la suocera aveva iniziato a cucinare per degli operari accogliendoli come se fossero di casa.
E così negli anni allo stesso modo poi è nato anche l’hotel.
Gli incontri a volte sono questo, un ponte tra chi accoglie e chi resta per costruire nuovi amori, nuove amicizie e nuove storie.



