L’inseguimento bulgaro

Eccovi il secondo di quegli articoli di aggiornamento sulla Bulgaria che il nostro globetrotter “kapka” ha realizzato per la rivista polacca Rynki Alkoholowe. Stavolta, invece di descrivere le sue impressioni, entra nel merito delle questioni più scottanti, per capire meglio la fase di passaggio dell’enologia bulgara dai tempi del regime filosovietico fino ai giorni nostri. Laggiù hanno davvero rivoluzionato in modo qualitativo l’enologia locale, grazie anche all’impegno dell’ex re Simeone, tornato in patria come normale cittadino e impegnato nella direzione politica del Paese secondo le regole della democrazia e rinunciando a rivendicare possedimenti confiscati, titoli e privilegi. Nonna italiana, eh? Buon sangue non poteva mentire. Un impegno che premia l’attività di quelle cantine bulgare che non hanno atteso gli aiuti a pioggia per capovolgere quella piramide della qualità dei vini che era stata rovesciata pur di rispondere alle necessità del mercato sovietico. Oggi ho avuto modo di constatare anch’io di persona il valore di alcuni dei vini delle cantine che Kapka descrive brevemente in questo articolo, di ricevere da loro direttamente in Polonia le offerte complete e i campioni d’assaggio, perciò concordo con il mio amico polacco nel consigliarli agli altri enoappassionati, anche italiani. Vi lascio dunque alla lettura di questo bel pezzo, il secondo dei due che vi ho tradotto per gentile concessione della rivista specializzata Rynki Alkoholowe. L’articolo è del 2012 ed è comparso in seguito anche su Vinisfera.pl con un altro titolo: “Il mondo secondo Sophia”. Il traduttore – Mario Crosta

L’inseguimento bulgaro (ovvero: il mondo secondo Sophia)

Bulgaria. Una tradizione enologica lunga e bellissima, condizioni eccellenti per la coltivazione della vite, possibilità di produrre dei vini interessanti, anche dalle varietà locali. Un Paese che esporta più della metà dei suoi vini, ma da anni in Polonia viene associato soltanto con i vini economici, da tavola. Come appare o dove si nasconde il vero quadro delle sue caratteristiche? È davvero un cavallo vincente della vitivinicoltura europea oppure è una meravigliosa patria di vini dalle opportunità mancate?

foto dell’ autore – ©

Il gioco al rimpallo

In Polonia i vini bulgari hanno avuto a lungo delle statistiche molto buone. Sophia rimane ancora il marchio più conosciuto. Tuttavia ha dei problemi. È un marchio nato negli anni ‘70 del secolo scorso al Vinimpex, una sorta di quartier generale statale bulgaro per l’esportazione del vino. Negli anni del comunismo questo marchio da noi si è “costruito” da sè. Erano vini a prezzi ragionevoli e non avevano una grande concorrenza: allora sugli scaffali si trovavano i vini economici rumeni, dei pessimi Egri Bikavér ungheresi e dei deboli Riesling delle cantine sociali tedesche. Perciò i Polacchi bevevano volentieri i Sophia.

Erano disponibili abbastanza facilmente e già all’inizio degli anni ’90 non mancavano certamente sugli scaffali (a quel tempo la Bulgaria pagava i suoi debiti alla Polonia con enormi partite di vino). In Bulgaria, dopo il cambio di regime, il marchio di quest’azienda statale è stato destinato alla privatizzazione, cioè assegnato alla Camera dei Produttori di Vino, che comprende molti produttori di diverse regioni. Ognuno di loro poteva usare quel nome. Il problema principale era quello di definire questo marchio: “Sophia” significava tutto e niente, soprattutto niente, perché non era obbligatorio nessun sistema di controllo. In Polonia il marchio “Sophia” veniva notoriamente letto come “vino bulgaro a buon mercato”. Il ”segnale” che lanciava era coerente e spesso incontrava un’ottima risposta. Un boccone davvero appetitoso. I vini con questo nome erano introdotti nel nostro Paese da una dozzina di grandi importatori, in primis l’azienda Dimyat Polska. Nel 1997 questa ditta ha acquistato i diritti di marchio dalla Vinimpex Poland (filiale della Vinimpex bulgara), una società in fallimento che nei primi anni ’90 possedeva in esclusiva i diritti del marchio Sophia. È pur vero che la Vinimpex, fallendo, aveva restituito quei diritti alla società madre, ma questa mossa venne appunto contestata dalla Dymiat che, basandosi sul diritto fallimentare e sulle leggi che regolano i marchi commerciali, ha dimostrato che quel trasferimento non aveva alcuna base giuridica. La Dimyat si è dunque appropriata di questo marchio commerciale. Il caso era complicato e le circostanze erano particolari, in quanto la Dimyat aveva comprato il diritto del marchio dal liquidatore, eludendo i canoni del libero mercato. La registrazione del marchio e la lotta per i diritti di proprietà avevano gravemente compromesso la capacità della distribuzione, per cui gli altri operatori avevano accusato la Dimyat di agire ai danni della leale concorrenza. Anche la Camera Nazionale bulgara della Vite e del Vino si era opposta. Il caso è finito all’Ufficio Brevetti e vi è rimasto bloccato fino a oggi. Allora sono cominciati ad apparire vini bulgari con una denominazione Sophia modificata oppure costruita altrimenti. Il tempo passava, cambiavano le ditte vinicole… e questa confusione ha certamente influenzato e influenza negativamente l’immagine e le possibilità di quel marchio. Sembra che il vero depositario debba essere la Camera che riunisce i produttori bulgari, che in questo caso potrebbe fare un gran bell’ordine…

Le regioni vitivinicole della Bulgaria

Le cinque grandi

Lasciamo Sophia sul campo di battaglia. Diamo uno sguardo piuttosto alla geografia del vino che si distingue in cinque regioni vinicole di grandi dimensioni. In realtà, l’unica zona senza vino è proprio quella intorno a Sofia. A nord troviamo la Pianura del Danubio, che si estende lungo il fiume Danubio e il confine con la Romania (dove oltre Ruse va verso la regione vinicola orientale del Mar Nero), mentre a sud si estende fino ai piedi dei Balcani (Stara Planina). Le cantine acquisiscono le uve da vino principalmente dalle pianure del Danubio.

Lo stesso Danubio (nella zona settentrionale della regione) fornisce l’acqua e riduce efficacemente l’effetto del caldo estivo. Qui si trovano alcune famose aziende vinicole, come Vinprom Rousse, che appartiene ai Russi, 500 ettari, fondata nel 2005, e Lovico Suhindol, una delle più conosciute, che vende con successo all’estero. La Stork Nest Estates (una volta era la statale Svishtov), 428 ettari, ora è completamente autosufficiente in mano a un australiano. La Magura Winery, 250 ettari situati a nord-ovest, un tempo famosa per i suoi vini spumanti, sta cercando di eccellere anche con i vini rossi. La Vinex Preslav, conosciuta per i suoi bianchi, e la Khan Krum appartengono alla Strandja Wine Cellar Rosenovo.

Nella Pianura del Danubio si trova circa il 30% dei vigneti bulgari. La stessa percentuale si trova nella già citata regione del Mar Nero, dove nascono per lo più vini fatti su vasta scala. La parte meridionale del Paese comprende l’enorme Pianura della Tracia (divisa in Orientale e Occidentale), che si estende dai monti Pirin fino al Mar Nero. La sua fascia nord-orientale viene chiamata spesso Valle Rosa (o regione Cisbalcanica); qui c’è un clima po’ più fresco, che influenza positivamente il livello sia dei vini bianchi che di quelli rossi. Le parti orientali della pianura della Valle Sungurlare sono tradizionalmente note tra l’altro per la coltivazione delle varietà locali di Moscato Rosso, destinato principalmente a un vino leggero e abboccato. Alcune delle aziende vinicole che si trovano in queste zone sono: Vinis Sliven, che si trova ai piedi sud-orientali dei Balcani ed è uno dei maggiori produttori di vino e distillati, e Blueridge, che appartiene al gruppo Domaine Boyar. Un progetto moderno è quello del Belvedere Group, da cui dipendono Domain Menada (Stara Zagora), Sakar, Oriachovitza e Katarzyna Estate, 225 ettari che da tempo investe le sue forze nel mercato polacco. Vicino a Plovdiv c’è la cantina Bessa Valley nel villaggio di Ognianovo, la cantina Vinzavod Assenovgrad famosa per i suoi robusti vini derivati dal locale vitigno Mavrud e la piccola azienda vinicola Domaine Rabiega, uno dei segni degli investimenti dall’estero. Appartiene alla società svedese Vin & Spirit AB e anche l’enologo locale, Lars Torstenson, è svedese. Nel caldo meridione occidentale, vicino al confine con la Grecia, si trova Damianitza, la terza cantina della Bulgaria in quanto a dimensioni. È stata una delle prime a produrre i vini premium, come il suo vino-icona ReDark Merlot (ndt: dal 2005 è un taglio di Cabernet Sauvignon, Ruen, Rubin e Merlot). Damianitza però è già nella Regione Sud Ovest (nella Vallata della Struma). Qui il clima è più simile alle regioni mediterranee. In questa vallata si coltiva il vitigno Melnik e proprio da qui provengono le sue migliori versioni. Qui nascono solitamente dei vini leggeri, ma versioni più potenti vengono dalle vigne di Cabernet Sauvignon, Merlot e Pamid.

Recuperare gli arretrati Mentre nel mondo si può osservare il ritorno dei vini un po’ più leggeri, di quelli che sono irripetibili e tipicamente locali, la Bulgaria sembra costantemente seguire il “sentiero del merlot”. Ho avuto l’impressione che i vini più apprezzati e riveriti laggiù siano le bombe fruttate, carnose, potentemente strutturate, con un tenore alcoolico elevato e un make-up nettamente barricato. Lo confermano anche le mie esperienze in commissione giudicante durante il concorso enologico internazionale del Vinaria 2012. I giurati del posto lodavano molto questo stile di vino. Del resto, da numerose discussioni è emerso che attualmente in Bulgaria questi vini sono apprezzati e si bevono molto volentieri. Non mancano così dei roboanti Cabernet, Merlot e Chardonnay, con cui costruirsi un’immagine. Il Mavrud, invece, che è un vitigno interessante e di carattere (più avanti ne parleremo ancora), non ha la posizione che merita. Non potrebbe diventare addirittura il fiore all’occhiello, il vino modello e una sorta di marchio che sotto l’aspetto promozionale trascini tutti gli altri vini bulgari?

Dymitar Panov – foto dell’autore – ©

Dimitar Panov, quell’esperto e apprezzato specialista che è l’enologo di Domaine Boyar, quando gli ho parlato proprio di questo non credeva nei vitigni locali e riponeva invece le speranze nello stile internazionale, in cui vedeva una parità di condizioni con gli altri Paesi. Un punto di vista completamente opposto è stato invece quello del rappresentante della giovane generazione degli enologi, Stanimir Stoyanov, consulente in alcune aziende vinicole turche e presidente dell’Associazione degli Enologi Bulgari, crede fortemente nei vitigni locali. Presiede un’associazione che sta organizzando un concorso interessante, Vinobalkanika, preparato per i vini dei Balcani e dall’area del Mar Nero, prodotti soltanto da vitigni autoctoni. Stoyanov afferma che questo evento permette ogni anno di approfondire la conoscenza di quei vitigni e dei vini che ne derivano, di identificarne lo stile e il potenziale di cui si dovrebbe approfittare in futuro. Per quanto riguarda questo giovane enologo, non c’è alcun dubbio.

L’orgoglio della Tracia

Il Mavrud è un vecchio vitigno rosso bulgaro da cui derivano sia dei vini in purezza sia dei vini in cui viene usato, con successo, negli assemblaggi. È importante, merita attenzione. Il Mavrud cresce anche in Albania e in Grecia. Resta inteso, tuttavia, che la sua patria è la Tracia. Il grappolo del Mavrud è grande, ma ha degli acini piccoli, matura tardi (a inizio ottobre nelle sue tipiche zone intorno a Plovdiv), ha delle rese relativamente basse. Ne derivano dei vini che hanno un buon potenziale di maturazione, un colore profondo e saturo, sono succosi, tannici, speziati, piccanti, di buona struttura. Questi vini maturi, fatti onestamente, sono caratterizzati da un buon equilibrio, da una sapida acidità e da un “proprio” carattere tipico locale. Di che cos’altro c’è bisogno?È uno stile che dovrebbe avere un po’ più di clientela nei mercati esteri. Ha solo bisogno di una giusta promozione.

Nello spirito del luogo

La superficie vitata della Bulgaria è di circa 140 mila ettari e si può dire che è equamente distribuita tra i vitigni locali e quelli internazionali. Gli ultimi anni hanno però dimostrato che si sta prendendo sempre più chiaramente la strada “internazionale”. Il Dimyat è sostituito dallo Chardonnay; il Cabernet Sauvignon e lo Syrah prevalgono su Gamza e Pamid. Questi vitigni popolari sono descritti spesso, dedichiamogli dunque qualche parola in più.

Il Gamza viene coltivato soprattutto nelle zone più fredde, settentrionali della Bulgaria. È identico al Kadarka ungherese. Si sparla un po’ di questo vitigno, perché la sua immagine è stata quasi completamente distrutta dalla produzione di quelle sciacquature di vasche che sono state spacciate per “vino”. Ma in una buona annata e nelle mani di un buon produttore è in grado di dare un vino delicato, complesso e speziato. In Bulgaria è destinato ai vini da tavola, a volte rosati oppure chiaretti (con risultati migliori). Il problema fondamentale di questo vitigno è la sovrapproduzione oltre che la mancanza di una conduzione appropriata, cosa di cui il Gamza ha sicuramente bisogno. Il Moscato Bianco appartiene alla grande famiglia dei moscati di Crimea. Ha una buccia di colore rosa. È coltivato anche in Ucraina e in altri paesi orientali e ne derivano vini semplici, aromatici. Anche il Dimyat è un vitigno aromatico bianco che cresce in varie regioni della Bulgaria ed è utilizzato per produrre vini dolci, semplici e leggeri, per il consumo quotidiano. La sua origine storica non è chiara, gli ampelografi indicano la Bulgaria, ma anche la Serbia. Le ricerche sul DNA studi indicano che è un incrocio tra il Gouais Blanc (Weißer Heunisch) e un altro ceppo, ma sconosciuto. Il Pamid è considerato come uno dei più antichi vitigni bulgari rossi. Dà un vino di medio corpo, un po’ carnoso. Non molto estrattivo, con un’acidità relativamente bassa; se confrontato con le merlottate muscolose sembra debole e, nonostante la popolarità del passato, oggi scarseggia un po’ di fama. I suoi vini sono leggeri, sciolti, di pronta beva. Il Melnik (Siroka Melniska) cresce principalmente nel sud-ovest del paese, vicino al confine con la Grecia, nei dintorni della città di cui porta il nome, così come altri, per esempio l’Harsovo Sandanski, che è un vitigno rosso a maturazione tardiva. Il suo vino può essere intenso, adatto per la maturazione in botte, ben strutturato e in generale per un lungo invecchiamento. I Bulgari sono ben disposti verso i nuovi ibridi, sia propri sia testati altrove. Il Rubin è un incrocio un po’ pazzesco tra Nebbiolo e Syrah (oltre che in Bulgaria lo si trova in Slovenia e in Romania). Per quanto mi riguarda, il carattere di questi vini non è molto convincente, è troppo gonfiato e grassoccio, nonostante che si  possano trovare delle versioni molto più interessanti, come quelle delle cantine Santa Sarah e Damianitza. Secondo alcuni produttori di vino promette bene il Ruen (Cabernet Sauvignon x Melnik), coltivato nel sud-ovest. Troviamo anche il Caladoc (Grenache Noir x Malbec), dal buon goudron, sa di amarene, è un po’ fumé e ben succoso, oppure p.es. il  francese Marselan (Cabernet Sauvignon x Grenache), da cui proviene il vino Next Twenty 2011 di Domaine Boyar che ho provato, era molto fruttato, succoso, pieno di note di amarena, spezie e frutti di bosco. Stanno dunque accadendo un sacco di cose in questi vigneti. Che cosa bolle ancora nella pentola degli ampelografi e che cosa darà non lo so. Non lo sanno nemmeno gli stessi bulgari. Intanto continuano ad aggiungere ingredienti…

mariu

Sono giornalista e critico enologico, sono stato collaboratore di Wine Magazine, Wine Time, Alcohol Markets, Kitchen, USTA Magazine, Top Class, SpaEden, AllInclusive, Internet Radio Polacca, Enotime, Wirtualna Polska e altri. Come giurato, prendo regolarmente parte a vari concorsi enologici e polacchi (tra cui Vinitaly, Concours Mondial de Bruxelles, Vinoforum, Vinaria, Vinul.ro, Enoexpo, Orszagos Borverseny, Clean Vodka Tasting). Faccio anche parte dell’organizzazione internazionale di giornalisti e specialisti dell’industria dell’alcool – International Federation of Wine and Spirits Journalists and Writers. Nel 2015 “Magazyn Wino” mi ha assegnato il Grand Prix nella categoria “promozione della cultura del vino in Polonia”. Nel 2018, mi è stato assegnato il capitolo del premio Saint Martin per “l’eccezionale servizio nel campo della promozione del vino polacco”.

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