- Gli spazi hanno una dimensione ‘educativa’: c’è una grotta che contiene gli strumenti tradizionali della produzione di formaggio, la sala di affinamento è una sorta di paradiso coronato da una cascata, e un pannello digitale racconta la storia dei prodotti mentre si aspetta in negozio.
- Ecco, qui tutto ruota intorno alle esigenze degli animali (mucche, capre, cani, galline), ma non si dimenticano le persone.
Lo Copafen e l’upgrade dello spaccio aziendale
Quando si arriva per la prima volta al “Lo Copafen”, nella frazione Septumian di Chambave (AO), normalmente su indicazione di qualche conoscente, si rimane stupiti.
Ci si aspetta un banco di legno su cui comprare qualche buon formaggio di montagna, ma ci si trova invece dentro un negozio sontuoso, frutto del sogno di quattro generazioni. Qui si trovano formaggi stagionati e freschi ma anche yogurt e gelati (prodotti dall’azienda); biscotti, conserve, miele e altri prodotti provengono da aziende “amiche”, che trovano qui il loro accesso al pubblico.
Quello che colpisce è la sensazione che qui il cliente non sia solo un “pollo da spennare”, ma qualcuno da guidare nel proprio ‘mondo’.
Gli spazi hanno una dimensione ‘educativa’: c’è una grotta che contiene gli strumenti tradizionali della produzione di formaggio, la sala di affinamento è una sorta di paradiso coronato da una cascata, e un pannello digitale racconta la storia dei prodotti mentre si aspetta in negozio.
Qui sembra che le due amiche/nemiche, chiamate innovazione e tradizione, trovino un nuovo equilibrio, creando un ecosistema gioioso.

La signora Bruna è molto orgogliosa quando mi guida verso la stalla delle mucche, ordinata e pulita (sembra scontato, ma invece è un miracolo quotidiano che richiede un lavoro costante).
Mi accoglie il rumore di un flessibile; scopro che stanno facendo la pedicure ‘bovina’ per preparare gli animali a salire in alpeggio, dove brucheranno tutta l’estate e verranno munte a mano (altro lavoro titanico).
Ecco, qui tutto ruota intorno alle esigenze degli animali (mucche, capre, cani, galline), ma non si dimenticano le persone.
Ho trovato molto bello che abbiano costruito una piccola area picnic dove, d’estate, mettono le capre, affinché i bambini possano mangiare il gelato in compagnia degli animali.
È molto raro che si vogliano persone estranee dentro il perimetro dell’azienda. Non stiamo parlando di una fattoria didattica, ma di un’azienda che produce, in cui ci sono mezzi in movimento e molte persone al lavoro.

Essere riusciti a mantenere “viva” l’azienda ha fatto sì che anche le nuove generazioni vedano in essa una possibilità di futuro e realizzazione.
Eccolo qui il farm-to-fork, eccolo qui un esempio che dimostra che le cose possono funzionare non solo grazie all’impegno, ma anche grazie alla fantasia e all’orgoglio di essere ciò che siamo.
Se pensate che non sia vero, fate una deviazione dall’autostrada valdostana in zona Nus e venite a visitare la famiglia Perraillon Yves a Septumian. Se siete un agricoltore che vuole aprire uno spaccio aziendale… venite due volte.
La ricetta di oggi si chiama: prato + plaid + gelato.
Il prato e il gelato ci sono già, portate il plaid (ma se lo dimenticate ci sono i tavoli).
Se invece preferite uno spuntino salato non avrete che l’imbarazzo della scelta. Preparatevi, perché entrerete nella rivendita per ‘provare qualcosina’ e ne uscirete che avrete comprato mezzo negozio. Ma non ve ne pentirete. 🙂



