Lo Sfratto di Pitigliano

Lo Sfratto e i Tozzetti altro dolce pitiglianese

Lo Sfratto di Pitigliano

La tradizione gastronomica di tutta l’Italia ha molti dolci che provengono dall’influenza e  dalle tradizioni di altri popoli che, nel corso dei secoli, hanno calcato i nostri territori.

La Toscana non è da meno, ed oggi vado a raccontarvi di un dolce raro che esiste solo a Pitigliano, ridente cittadina nel sud della provincia di Grosseto.

In passato Pitigliano ha avuto un’importante comunità ebraica che ne ha segnato cultura e tradizioni, tanto che oggi è ancora considerata la “Piccola Gerusalemme della Toscana”.

Lo sfratto è un tipico dolce ebraico.  Nei primi anni del Seicento un editto del Granduca di Toscana Cosimo secondo dei Medici intimò agli ebrei, che abitavano nella zona, di lasciare e proprie abitazioni per concentrarsi nel quartiere “ghetto” a ridosso della sinagoga di Pitigliano.

Lo “sfratto” veniva intimato dall’Ufficiale giudiziario e dal Messo notificatore mediante il gesto rituale di picchiare sulla porta delle case ebree con un bastone.

Gli ebrei di Pitigliano, un secolo più tardi, vollero ricordare le imposizioni subite con la creazione di un dolce che assunse nome e forma ispirata a questa triste vicenda.

E’ un dolce a forma allungata lungo dai 25 ai 30 centimetri, con un diametro di 7 cm.

Di solito viene consumato dopo aver tagliato il “bastone” in tante piccole fette della larghezza di 3-4 cm.

Una cialda di pasta sottilissima avvolge il ripieno costituito da un impasto di: miele, scorza di arancia, noci. semi di anice, noce moscata.

Esternamente ha il colore del pane all’interno invece è ambra brunito.

Il sapore è dolce ed ha un profumo intenso.

Come si prepara?

Processo di lavorazione:

Per preparare l’impasto si pone una certa quantità di miele a cuocere avendo cura di mescolarlo bene.

Dopo circa mezz’ora si cottura vengono aggiunte le noci preventivamente tritate, la buccia di arancia a pezzettini, semi di anice, noce moscata grattugiata, mescolando con cura  sino ad ottenere un perfetto amalgama.

Successivamente si toglie l’impasto dal fuoco e lo si lascia raffreddare fino a consentirne, senza rischio di rottura, la manipolazione.

La sfoglia che costituisce l’involucro si fa con zucchero, farina, vino bianco, vaniglia, olio d’oliva. Si taglia in strisce della lunghezza desiderata e della larghezza sufficiente a contenere il ripieno.

Su ogni striscia, per tutta la lunghezza, viene adagiato l’impasto a forma di cordone, lasciando ai lati lo spazio sufficiente per chiudere il tutto.

La superficie viene lucidata con il tuorlo d’uovo.

La cottura avviene in forno, alla temperatura di 180°C, in tempi variabili dai 20 ai 25 minuti. Una volta sfornato e fatto raffreddare lo Sfratto viene servito tagliato a fette.

Dove comprarlo?

Lo Sfratto viene prodotto tutto l’anno presso il “Forno del ghetto, di Francesca Ladu” in va Zuccarelli 167 a fianco della Sinagoga di Pitigliano.

E’ reperibile direttamente alla produzione e tramite il circuito legato ai Presidi Slow Food. Si tratta di un prodotto che rientra nel progetto internazionale, creato da Slow Food, che dal oltre 20 anni salvaguarda  produzioni tipiche a rischio di estinzione.

Questo dolce  viene realizzato anche in alcuni  paesi limitrofi a Pitigliano (Montemerano, Saturnia). Fuori Pigiliano il dolce presenta delle varianti pur mantenendo la forma e quasi tutti gli ingredienti.

Per uso personale viene realizzato anche in alcune abitazioni private della zona.

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Sono nato a Massa Marittima (GR) il 13 febbraio 1951. Vigile urbano prima e funzuinario all’Ufficio Urbanistica poi, la mia vita è sempre stata guidata da un forte spirito di gratuità e amore per la Maremma. Nel 1985 ho anticipato i tempi, fondando l'Associazione "Amici della Birra", diventata un riferimento nazionale. Con Slow Food, però, dal 2002 al 2018, ho dato forma a progetti di grande impatto sociale e ambientale. Ho collaborato attivamente con Slow Food Editore alla stesura di storiche guide (Osterie d'Italia, Guida agli Extravergini, Vini d’Italia e molte altre), mettendo la mia esperienza al servizio della narrazione gastronomica e produttiva del Paese. Nel 2018 ho lasciato gli incarichi attivi in Slow Food per dedicarmi a tempo pieno alle mie passioni più care: fare il nonno e scrivere. Oggi collaboro stabilmente con La Torre Massetana e nel 2024 ho pubblicato per Ouverture Editore la mia raccolta di racconti: "Nonno, mi racconti una storia".
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