Lo Stappo: Boggina B Petrolo 2019
In una DOC che vive all’ombra della sua cugina a nord, in quella parte della Toscana che tutto il mondo ci invidia, nascono vini incredibili, figli di un’azienda storica del territorio, che fa della tradizione e dell’innovazione il suo cavallo di battaglia.
L’azienda
Oggi parliamo della Val d’Arno di Sopra, dell’azienda Petrolo e più nello specifico del suo Boggina B.
La storia
Le prime tracce storiche di questa tenuta e di questi territori li abbiamo nel lontano ‘700 quando il Granduca di Toscana divide le zone del Chianti inserendo nelle 4 di pregio anche le zone della Val d’Arno di Sopra zona propria di Petrolo.
È solo nella metà dell’‘800 che l’allora proprietario di tenuta Petrolo, tale Giorgio Perrin, esalta i sangiovesi della Val D’ Arno soffermandosi più approfonditamente sulle caratteristiche del vigneto Boggina.
La consacrazione avviene nella seconda metà del ‘900 quando la famiglia Bazzocchi acquista la tenuta, proseguendo la tradizione, ma inserendo alcune innovazioni che hanno pieno riscontro nella produzione attuale.
I tre vini
Da questa voglia di migliorare nasce il progetto Boggina, una serie di 3 vini che a pieno rappresentano il territorio e la voglia di stupore di quest’azienda.
Boggina A e Boggina C sono cristalline espressioni di Sangiovese una affinata in Anfora (Boggina A), l’altra lavorata come un grande vino di Borgogna e come un grande vino di Borgogna nel bicchiere esplode di integrità.
Ma oggi parliamo del più bistrattato dei 3 oggi parliamo del Boggina B (bianco).
Boggina B
Un trebbiano toscano che non ha nulla da invidiare a nessun grande vino del mondo, pieno, profondo, vibrante, una gioia per il palato.
Da packaging al bicchiere tutto parla di ricerca e rigore, il Boggina Bianco è perfetta espressione del terreno calcareo da cui deriva, un vino da godere con il naso perché è lì che stupisce ancor più che al palato, le note di invecchiamento in tonneaux con ripetuti batonnage, sprigiona un’infinità di aromi, dalla banana alla pesca bianca, dalla zagara alle note di burro, dalla resina allo smalto, passando per il gesso ed il sale, ogni “annusata” ti sorprende.

In bocca è composto e pulito, vibrante di acidità e mineralità, burroso e pieno, ma allo stesso tempo delicato e sinuoso, l’ho aperto 4 giorni fa e non ho voglia di finirlo per non perdermi il piacere di continuare a sentirlo evolvere (intendiamoci la prima bottiglia è finita in mezz’ora, la seconda me la sto godendo con mia morosa un calice al giorno).
Cos’altro dire…
#lanostravitaèincredibile


