L’olio non è democratico: nasce la FIOI Campania, con il bollino per la qualità vera

Antonio Medici
L’olio non è democratico: nasce la FIOI Campania, con il bollino per la qualità vera

 

L’olio non è democratico: nasce la FIOI Campania, con il bollino per la qualità vera

L’olio non è democratico”.

È con questa frase netta che Giorgio Gentilcore, olivicoltore a Molinara e Delegato regionale della FIOI (Federazione Italiana Olivicoltori Indipendenti) per la Campania, ha aperto, nelle splendide sale dell’Enoteca provinciale di Caserta, il convegno che ha segnato la presentazione ufficiale dell’associazione sul territorio.

Una frase provocatoria, certo, ma che sintetizza bene la filosofia della FIOI: se nel vino il giudizio può restare in parte soggettivo, legato all’emozione e al gusto personale, nell’olio extravergine è la scienza a dettare legge.

La qualità è fatta di parametri oggettivi, di valori chimici e sensoriali precisi, non di opinioni.

Proprio su questa base si fonderà il bollino FIOI, che – a differenza di quanto avviene per la FIVI nel mondo del vino – non verrà attribuito alle aziende, ma esclusivamente ai singoli oli che rispetteranno standard elevati e un rigoroso codice etico. “il vanto del marchio – ha spiegato Gentilcore – sarà riconosciuto, nell’ambito delle aziende associate, solo agli oli che raggiungono i più elevati valori qualitativi”. È una rivoluzione culturale, che punta a spostare il discorso dalla narrazione alla verifica, dalla retorica dell’autenticità al merito reale.

La delegazione campana FIOI, nata formalmente nel febbraio 2024, ha atteso qualche mese per la presentazione pubblica, aspettando di rappresentare tutte le province della regione.

Un lavoro lungo, non sempre facile – come ha ricordato Gentilcore – ma che ha già portato i suoi frutti: oggi la FIOI è un punto di incontro e di confronto, dove gli olivicoltori, vincendo iniziali ritrosie, comprendono le potenzialità del collegarsi in rete e condividono valori e pratiche. Un cammino che punta anche alla collaborazione: “Servono sinergie con associazioni, confederazioni agricole, ristoratori. Solo così si costruisce una vera cultura dell’olio”.

Una cultura che passa anche dalla formazione, dalla consapevolezza, dall’educazione del gusto.

È il punto sottolineato con forza da Antonio De Ruosi, segretario della delegazione regionale e olivicoltore-frantoiano a Carinola, nel casertano. “Il nostro lavoro – ha detto – è fatto di piccoli semi.

Ogni iniziativa, ogni incontro, ogni degustazione ha l’obiettivo di moltiplicare la conoscenza”. Ma non basta.

De Ruosi ha messo in luce anche gli ostacoli burocratici e normativi che frenano la valorizzazione del lavoro artigianale  degli olivicoltori: “Servirebbe un impegno più concreto da parte delle confederazioni agricole per aiutare le aziende a puntare sulla qualità”.

A questa sollecitazione ha risposto Paolo Di Palma, direttore di Confagricoltura Caserta, presente in sala, chiarendo che non vi è contrapposizione tra confederazioni e associazioni di produttori indipendenti, ma piuttosto una diversità di ruoli.

Le confederazioni – ha spiegato – sono interlocutori delle istituzioni, e svolgono un ruolo di sollecitazione e supporto nella definizione del quadro normativo, all’interno del quale le singole aziende possono poi muoversi in piena libertà, anche facendo scelte forti in direzione della qualità. “Il nostro compito – ha detto – è contribuire a costruire le regole del gioco, non giocare al posto delle imprese”.

Anche Francesco Pepe, consigliere regionale e membro del direttivo nazionale FIOI, olivicoltore a Luogosano, nell’avellinese, si è concentrato sul tema della qualità:

“Vogliamo essere un faro per l’olivicoltura di eccellenza. E per farlo serve anche un cambiamento normativo, a partire dall’etichettatura. Occorre fare in modo che sia riconosciuto con chiarezza, con precise indicazioni in etichetta, il lavoro di chi opera con passione e artigianalità, difendendo il territorio e producendo con rigore.”

Un segnale forte in questa direzione è arrivato con la consegna della prima Box Regionale FIOI a Fabio Ferrara, cuoco e patron del ristorante Il Tarassaco di Rivisondoli.

Abruzzese, ma scelto per ricevere la box in Campania, Ferrara è a tutti gli effetti un “punto di affezione” FIOI: un luogo dove si fa cultura dell’olio, con una carta che conta una sessantina di referenze e un’attenzione meticolosa agli abbinamenti.

“L’olio – ha spiegato – va scelto per contrapposizione, non per concordanza. Deve esaltare il piatto, mai spegnerlo. Lavoro costantemente per estrarre sapori dalle materie”. La sua ricerca gastronomica è tutta orientata al piacere dell’ospite, ma parte dalla materia prima, e l’olio è spesso il punto di partenza. Non va dimenticato, per altro, che l’olio aiuta a rendere biodisponibili per l’organismo umano i nutrienti contenuti nei cibi.

“Essere il primo destinatario della box – ha dichiarato, infine – è per me un onore. Un gesto simbolico che riconosce anni di studio e passione.”

 

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Zang tumb tumb è il rumore del suo passo, del suo cuore e della sua mente. Giornalista, commercialista e docente, ha collaborato con diverse testate giornalistiche (Roma, Sannio quotidiano, giancristianodesiderio.com, Sonar Magazine), scrivendo di enogastronomia, cultura e paesaggi umani. Nel 2019 è stato premiato dal Centro Pannunzio di Torino come finalista del Premio Mario Soldati, sezione enogastronomia, per un articolo sui vini delle Cinque Terre. Nel 2021 ha pubblicato L'ingordo. La gola, il vino, le donne, il piacere e il dolore della forchetta. Ha un blog (www.ilgourman.it) su cui scrive saltuariamente storie ispirate alla sua relazione segreta e pubblica con Irene. È un lettore accanito, cinefilo indefesso e animatore di convivi. Vive con tre donne: Marina, Anna Stella e Marialaura. Insomma, fa… tante cose. Ma tutte con gusto.
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