“Mangiare Campano”
- Prima c’erano stati i saluti del Sindaco di Maddaloni, Andrea De Filippo, padrone di casa in un certo modo, e l’intervento di quello di Benevento, Clemente Mastella, da sempre sponsor della Campanitudine.
- Il volume “Mangiare Campano” è, dunque, una preziosa guida, strutturata per dare risalto alla ineguagliabile biodiversità regionale, declinata in oltre 40 tra IGP e DOP (vitivinicole e agroalimentari), gli oltre 610 PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali) e la minuziosità geografica De.Co. (Denominazioni Comunali), oggi coordinate attraverso il registro della Regione Campania per preservare i micro-patrimoni identitari dei singoli comuni.
Un desiderio sempre più diffuso, specie, ovviamente, fuori dalla nostra regione.
Se il patrimonio storico artistico e paesaggistico di Napoli soprattutto, e poi la nostra Reggia, fingono da motivazione principale con una percentuale di oltre il 30 % secondo i dati ufficiali dell’Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di Commercio (Isnart-Unioncamere), comunque il cibo – per antonomasia napoletano e campano in genere – è al secondo posto come fattore prioritario di scelta col 21%, dato che altre ricerche correggono al rialzo e che addirittura cresce per le aree interne, in coerenza col crescere nel mondo della cosiddetta Dop Economy, l’attrattività che i territori con un’importante tradizione enogastronomica di specialità esercitano nelle scelte dei visitatori.
Ecco dunque, che, quando nel golfo più emblematico del mondo, si iniziano a testre le barche di Coppa America, a Maddaloni si presenta quello che giustamente, Floriana Schiano Moriello, giornalista enogastronomica e coordinatrice del progetto, definisce «…una specie di enciclopedia, non un ricettario: un volume da consultare, leggere e ogni tanto riprendere per consultarlo. Un volume che cerca di sintetizzare storia e tradizioni, cultura antropologica e conoscenza delle materie prime, racconti per conoscere i luoghi ol cibo e il cibo nei luoghi».

Prima c’erano stati i saluti del Sindaco di Maddaloni, Andrea De Filippo, padrone di casa in un certo modo, e l’intervento di quello di Benevento, Clemente Mastella, da sempre sponsor della Campanitudine.
«È il mio terzo libro – esordisce lo chef Peppe Daddio – e se il primo era fatto di cronaca dei miei esordi, questo rappresenta 35 anni di esperienze e di cucina, anzi di cucine e esperimenti, di scoperte e di crescita, che in fondo, riportano il cuoco a fare scelte di semplicità e soprattutto di qualità delle materie prime».
Commosso Aniello di Caprio, – la metà dolce delle scuola “Dolce e Salato” la scuola di alta formazione che ha sede a Maddaloni e che nell’occasione inaugurava gli ulteriori spazi al primo piano con una grande sala polifunzionale e una foresteria, – perché se i dolci della tradizione campana spiccano per fama e per gusto è merito anche della passione, della dedizione e della precisione che permeano la pasticceria, e l’ultima qualità va sottolineata anche nella differenza con la cucina, e infatti Daddio scherza di «cuoco naïf, che assaggia e aggiusta, e di pasticciere, che segue la ricetta come “un farmacista”».
Tra i saluti è da segnalare l’intervento di Luigi Riccio, Direttore Generale Politiche Agricole Alimentari e Forestali della Regione Campania, per la precisione dei dati e per la visione quasi olistica dell’agroalimentare regionale che è «fatica contadina, tradizione e cultura, economia con il primato dell’export, e poi biglietto da visita per i visitatori e infine anche medicina, grazie al valore nutraceutico di molte specialità campane, a partire dall’olio extravergine e dalla Mela Annurca IGP».
Il volume “Mangiare Campano” è, dunque, una preziosa guida, strutturata per dare risalto alla ineguagliabile biodiversità regionale, declinata in oltre 40 tra IGP e DOP (vitivinicole e agroalimentari), gli oltre 610 PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali) e la minuziosità geografica De.Co. (Denominazioni Comunali), oggi coordinate attraverso il registro della Regione Campania per preservare i micro-patrimoni identitari dei singoli comuni.
Ed è una guida moderna, con un ricettari classico: molte ricette sono talvolta alleggerite in alcuni ingredienti, altre volte impreziosità da una delle tante pecialità campane, altre volte sono i tagli del pesce, o la scelta della carne, o un connubio sorprendente a dare una vita nuova, nella contemporaneità, alle ricette campane.
Questa importante iniziativa editoriale, nata in virtù della stretta sinergia istituzionale strutturata con l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania, ha beneficiato della preziosa collaborazione con l’Ufficio di Promozione e Valorizzazione dei prodotti agroalimentari, forestali, della pesca e acquacoltura, suggellando la rilevanza strategica del progetto per la valorizzazione del territorio.

Un grande lavoro di squadra, anzi di brigata, con l’apporto di Maria Grazia De Luca e Libero Rillo, per gli abbinamenti col vino, con gli approfondimenti dedicati alle specificità dei territori curati da Sara Daddio e Ludovica Di Rosa, le fotografie di Gabriele Scognamiglio e con il progetto editoriale a cura di Cerbone Stampa.
Lineare la conclusione dell’Assessore regionale all’Agricoltura Maria Carmela Serluca: da una parte a sottolineare la voglia di cibo e di gusto campano in giro per il mondo, dall’altra a ragionare su quello che c’è ancora da fare, sul futuro (a partire da quello prossimo, appunto con l’America’s Cup) e sulle sfide che verranno, compreso il cambiamento climatico.



