Marilyn Monroe a tavola: la dieta segreta dell’icona di Hollywood

Marilyn Monroe a tavola: la dieta segreta dell’icona di Hollywood

Marilyn Monroe resta una delle figure più fotografate, imitate e raccontate del Novecento.

Dietro l’immagine della diva hollywoodiana, però, c’era una donna dalle abitudini alimentari sorprendenti: poco incline alla mondanità gastronomica, amante di pasti semplici e spesso abituata a cucinare per sé.

La dieta di Marilyn Monroe non era un modello equilibrato da replicare oggi, ma un frammento interessante della sua quotidianità, costruita tra camere d’albergo, set cinematografici e ritmi di lavoro intensi.

Le testimonianze più citate risalgono a un’intervista concessa nel 1952 alla rivista statunitense Pageant.

All’epoca Monroe aveva 26 anni e raccontò senza filtri la sua colazione: una tazza di latte caldo, nella quale sbatteva due uova crude con una forchetta.

Beveva il composto mentre si vestiva e lo accompagnava con una compressa multivitaminica.

«Dubito che un medico possa raccomandare una colazione più nutriente per una ragazza che lavora e va di fretta», dichiarò.

latte caldo e uova crude

Oggi una simile abitudine farebbe discutere.

Il consumo di uova crude comporta rischi igienico-sanitari e non è una pratica da riproporre, soprattutto in assenza di uova pastorizzate.

Nella Hollywood degli anni Cinquanta, però, l’idea di una colazione proteica appariva funzionale a una giovane attrice che voleva sentirsi sazia senza appesantirsi.

Quella di Monroe non era una dieta strutturata come la intendiamo oggi.

Era piuttosto una routine personale, semplice e ripetitiva.

In alcune fonti emerge anche un programma alimentare più regolare, con colazioni a base di prugne cotte, cereali caldi, pane tostato imburrato, latte oppure cacao leggero e succo d’arancia.

La cena: carne e carote

La parte più nota delle abitudini alimentari di Marilyn Monroe riguarda la cena.

Nell’intervista del 1952 spiegò che, tornando in albergo, si fermava spesso al mercato per comprare una bistecca, costolette di agnello oppure fegato.

Poi cuoceva la carne nel piccolo forno elettrico della propria stanza.

Il contorno era essenziale quanto insolito: quattro o cinque carote crude.

«Devo essere in parte un coniglio», ironizzò, aggiungendo di non stancarsi mai di quel pasto.

Il suo schema quotidiano era quindi fortemente centrato sulle proteine ​​animali, con pochi carboidrati e verdure consumate in modo molto semplice.

Questa dieta, oggi, apparirebbe poco varia: mancano legumi, cereali integrali, frutta fresca e una presenza più ampia di ortaggi.

Il suo interesse storico, però, sta proprio nella distanza dall’immagine di lusso e abbondanza associata alle star.

Marilyn non raccontava di ostriche, champagne quotidiano o menu da ristorante: descriveva carne, latte, uova e carote.

Il gelato come intervallo alla routine

La disciplina alimentare di Monroe lasciava spazio a una concessione golosa.

Dopo le lezioni di recitazione, secondo quanto raccontò, si fermava spesso in una gelateria per un hot fudge sundae , il classico gelato con salsa calda al cioccolato.

Lo considerava un piccolo piacere reso possibile, a suo dire, dal carattere proteico dei pasti principali.

È uno degli aspetti più umani del suo rapporto con il cibo: nessuna perfezione, nessuna ossessione apparentemente impeccabile, ma una routine rigorosa intervallata da un dessert scelto per piacere.

Marilyn cucinava davvero

A smentire l’idea di una Monroe totalmente distante dai fornelli contribuiscono alcuni documenti personali.

Due suoi libri di cucina, The New Joy of Cooking e The New Fannie Farmer Boston Cooking-School Cook Book , sono stati messi all’asta nel 2021.

Le annotazioni e le ricette conservate nei volumi mostrano interesse reale per la cucina domestica.

Tra le preparazioni più note figura una ricetta di ripieno per il tacchino scritta di suo pugno, con carne macinata, fegatini, pane, uvetta, parmigiano e spezie.

Il dettaglio restituisce una Marilyn più concreta: non soltanto attrice e simbolo erotico, ma donna curiosa, capace di cercare nel cibo anche un gesto di casa.

Cosa resta della sua dieta

Le abitudini alimentari di Marilyn Monroe non vanno trasformate in una “dieta della diva”.

Sono il riflesso di un’epoca e di una vita particolare.

L’aspetto più interessante non è il latte con le uova crude, né il menu carne e carote cruce, ma la sua predilezione per una cucina essenziale, personale e poco spettacolare.

A tavola, come sullo schermo, Marilyn Monroe sfuggiva alle semplificazioni.

Era glamour e quotidiana, disciplinata e golosa, icona universale ma legata a piccoli rituali privati.

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Di formazione classica sono approdato al cibo per testa e per gola sin dall’infanzia. Un giorno, poi, a diciannove anni è scattata una molla improvvisa e mi sono ritrovato sempre con maggior impegno a provare prodotti, ad approfondire argomenti e categorie merceologiche, a conoscere produttori e ristoratori. Da questo mondo ho appreso molte cose ma più di ogni altra che esiste il cibo di qualità e il cibo spazzatura e che il secondo spesso si mistifica fin troppo bene nel primo. Infinitamente curioso cerco sempre qualcosa che mi dia quell’emozione che il cibo dovrebbe dare ad ognuno di noi, quel concetto o idea che dovrebbe essere ben leggibile dietro ogni piatto, quella produzione ormai dimenticata o sconosciuta. Quando ho immaginato questo sito non l’ho pensato per soddisfare un mio desiderio di visibilità ma per creare un contenitore di idee dove tutti coloro che avevano piacere di parteciparvi potessero apportare, secondo le proprie possibilità e conoscenze, un contributo alla conoscenza del cibo. Spero di esservi riuscito. Il mio è un viaggio continuo che ho consapevolezza non terminerà mai. Ma è il viaggio più bello che potessi fare.
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