Mariusz Kapczyński sulla vitivinicoltura della Turchia – Tesori turchi

Articolo di Mariusz Kapczyński – Traduzione di Mario Crosta .

Questo è il seguito del precedente articolo vitivinicoltura della Turchia del nostro “kapka”. Come in precedenza, raccomando di cliccare anche qui per visitare la seconda galleria d’immagini scattate dall’autore nel suo viaggio e nel suo raid in mongolfiera sul posto, dove ha avuto l’occasione di sorvolare vigne poste davvero in luoghi inimmaginabili. Ma vi lascio subito al testo, che vi ho tradotto con grande piacere.

Il traduttore: Mario Crosta

Tesori turchi

Irripetibilità

Lo stile curioso dei vini locali è dovuto soprattutto ai vitigni autoctoni, irripetibili altrove. La Turchia è un posto davvero raccomandabile ai ricercatori di ceppi fuori dal comune, agli amanti di nuove sensazioni di sapore e profumo. Sotto quest’aspetto il Paese ha delle fantastiche opportunità e dei veri tesori, cosa che non sfugge ai professionisti di tutto il mondo. Recentemente gli esperti discutono sempre di più sul fenomeno dell’Anatolia sud-orientale, riconoscendola come un luogo importante e storicamente “viticolo”, come evidenziato dalle analisi genetiche dei vitigni, dall’applicazione dell’archeologia biomolecolare e perfino dalle ricerche linguistiche. Le zone intorno ai monti del Tauro sono considerate come i luoghi più importanti, dove attualmente si continuano a scoprire potenziale e ricchezza delle varietà della vite eurasiatica. Nel febbraio del 2011, a Londra si è tenuta un’interessante conferenza con la partecipazione di scienziati e specialisti del mondo del vino. Organizzata dalla Wines of Turkey, la manifestazione Inaugural Wines of Turkey Conference and Tasting 2011 ha accompagnato l’introduzione dei primi vini turchi nell’esigente mercato del Regno Unito.

Un patrimonio prezioso

Ovviamente, in questo crogiolo si è trovato posto per i vitigni internazionali (che si è iniziato a introdurre in Turchia su vasta scala negli anni ’90). I vignaioli turchi li coltivano con sempre maggior entusiasmo. Qui troviamo: Carignano, Gamay, Cinsault, Grenache e classici come il Cabernet sauvignon o il Merlot. Ci sono anche Sémillon (chiamato localmente Trakya), Riesling, Moscato. Si coltivano sull’onda della moda e secondo lo stile dei vini e degli standard enologici dell’Europa occidentale, per aumentarne la “visibilità”. Andiamo a vedere, quindi, alcune tra le varietà più importanti, di razza, della Turchia e, anche se soltanto in una certa misura, vediamo di accostarci al loro carattere.


Foto dell’autore – ©

In bianco

– Narince (il nome significa “delicato”). Questo è uno dei vitigni autoctoni bianchi più importanti. Cresce vicino a Tokat, sui terreni più pianeggianti dei versanti meridionali delle montagne nei pressi della rive del Mar Nero. Si tratta di una zona particolare, dove già finisce la marcata influenza del clima del Mar Nero e si passa a quella del clima continentale. Nei vigneti dominano argille piene di ciottoli. Il Narince è coltivato anche sui terreni vulcanici della Cappadocia, (per esempio nelle vigne della Kavaklidere Anatolian Wines di Gülşehir). Caratteristiche tipiche di questa varietà sono gli aromi di agrumi, pesca, limone oltre a quelli floreali e minerali (calcare). Sono vini di piacevole struttura, a volte leggermente cremosa. Il Narince fermenta spesso in purezza nei tini, anche se alcuni provano a maturarlo in botte, il più delle volte con scarso effetto. È possibile trovare dei vini nei quali l’uso della botte maschera completamente la nobiltà e il carattere di questo vitigno. È curioso che le foglie di Narince siano le preferite quando si tratta di usarle in cucina e che se ne faccia un uso piuttosto ampio; se ne usa volentieri in grande quantità, in certi posti si arriva fino a spogliare eccessivamente le viti e ciò crea dei problemi a una fotosintesi appropriata e quindi alla giusta maturazione delle uve. Le uve di Narince si trovano spesso in taglio, p. es., con Sémillon o Emir, ma c’è un sacco di edizioni in purezza. I vini ne risultano generalmente equilibrati, cremosi, estrattivi, abbastanza ricchi, tanto che le versioni migliori sono adatte a un lungo invecchiamento. La cantina Kavaklidere ne produce anche un vino liquoroso (con lo stesso metodo dei Porto) di nome Tatli Sert, il cui equivalente in rosso è il vino liquoroso basato sul vitigno Öküzgözü.

– L’Emir è un altro importante vitigno bianco proveniente dall’Anatolia (dal distretto di Nevşehir). I vigneti qui fanno impressione per le posizioni che occupano negli inusitati paesaggi lunari della Cappadocia. Bisogna prendere in considerazione l’Emir a causa della sua resistenza in generale e, accanto a questa, dei buoni risultati enologici. Questa cultivar si è adattata in modo straordinario alle condizioni più severe, “accettando” altitudini elevate (a volte oltre i 900 m s.l.m.), per esempio nei bacini fluviali come quello del “fiume rosso” Kizilirmak, con le taglienti gelate invernali. La tenacia e la forza di questo vitigno sono testimoniate dal fatto che si possono trovare dei vigneti di oltre 100 anni. L’Emir dà vini dalla brillante tonalità giallo-verdolina, freschi, citrini. Hanno una solida struttura, sono estrattivi, colmi di fruttato e in gran parte secchi. Di solito hanno un sacco di acidità, uno stile minerale e degli aromi “verdi” di mele e agrumi. Per queste caratteristiche l’Emir viene utilizzato per la produzione di vini spumanti come, per esempio, un vino davvero decente, l’Altin Köpük delle cantine Kavaklidere (che è stato uno dei primi vini spumanti turchi). Un’interessante, ulteriore, caratteristica in questo caso può essere il fatto che il vino tranquillo di questo vitigno prodotto dalla stessa cantina è stato il primo vino lanciato sul mercato locale con il tappo.


Foto dell’autore – ©

In rosso

– Il Kalecik Karasi (noto anche come Kara Kalecik) è uno dei vitigni rossi turchi più diffusi, la fonte di alcuni dei vini migliori. Kalecik è un piccolo villaggio 65 km a nord-est di Ankara. Il Kalecik Karasi è un vitigno autoctono originale che si sta costruendo con successo una posizione sempre più forte nel mercato locale. Originario dell’Anatolia centrale, cresce nelle valli del fiume Kizilirmak. È vantato per la caratteristica struttura, gli aromi e i sapori. L’hanno apprezzato quegli specialisti che ne hanno intravisto la sua unicità e potenzialità. Eppure ci fu un momento, negli anni ’50 e ‘60 del secolo scorso, in cui stava per estinguersi a seguito di malattie, abbandoni e gestioni dei vigneti relativamente disinvolte. Le sue buone doti sono state apprezzate dagli esperti francesi invitati qui a cooperare nonché dai ricercatori della facoltà di Agraria presso l’Università di Ankara. Durante le ricerche si sono selezionati i cloni migliori di Kalecik e i tentativi del suo restauro nei vigneti negli anni ’80 possono essere considerati riusciti. I risultati enologici ottenuti sono stati molto buoni, in termini sia di stile sia di qualità. Il riconoscimento per il Kalecik Karasi è costantemente cresciuto. In considerazione della maggiore richiesta di questo vitigno si è cominciato a coltivarlo anche in altre parti della Turchia, p. es. in quella più a ovest, la regione di Denizli. Oggi è una delle varietà più apprezzate. I vini sono intensi, ma non sono pesanti. Vi si trova molto fruttato di bosco, un bouquet di rose e lamponi, un tannino leggermente asprigno (ma non aggressivo) e un’acidità abbastanza buona, cioè le note che possono a volte ricordare i vini del vitigno Gamay. Questi vini guadagnano un po’ più di garbo dopo qualche anno di maturazione. Il Kalecik Karasi è coltivato anche nelle zone di Elazığ e Malatya.

– Il Boğazkere (il suo nome può essere tradotto come “gola fumante”) è un altro dei migliori vitigni rossi turchi. Cresce intorno a Diyarbakir, nel sud-est dell’Anatolia, ma anche più a nord, vicino ad Ankara e Uşak; s’incontra pure nella Riviera Egea (Manisa, Denizli) o più a sud, più vicino alle coste del Mediterraneo, a Elmali. Matura piuttosto tardi (spesso si vendemmia a metà ottobre). Ha tutto d’intenso e dà vini scuri, tannici, dalla potente struttura leggermente terrosa. Originario della parte sud-orientale della Turchia, la provincia di Elazığ. Il Boğazkere sopporta perfettamente il clima secco e caldo (mostra una notevole resistenza alla siccità, alla mancanza periodica di acqua). Dà i risultati migliori crescendo sui terreni di sabbia, pietre, ghiaia e argille rosse. I vini da Boğazkere hanno un sacco di tannino e una media acidità. Alcuni sostengono che i cloni coltivati nei pressi di Denizli siano caratterizzati da una maggiore delicatezza, da un tannino meno aggressivo. Inoltre sono pieni, con intensi aromi fruttati e leggermente speziati. Di solito si possono sentire ciliegie col nocciolo, pepe, fichi secchi, tabacco, pelle lavorata. Questi vini ben fatti e ricchi sono l’ideale per carni alla griglia o piatti pesanti. La loro struttura robusta permette una conservazione più a lungo (anche oltre 10 anni), con un profilo di vino che diventa più dolce, più armonioso, equilibrato. Una buona struttura consente anche l’invecchiamento in botte, perciò i produttori ne approfittano. Spesso il Boğazkere si trova anche in taglio, per esempio, con Öküzgözü, Gamay, Cinsault e Cabernet Sauvignon. Non vi è alcun problema, tuttavia, a trovare alcune buone versioni monovitigno, perché nel Boğazkere si nasconde veramente un grande potenziale.

– L’Öküzgözü, cioè “occhio di bue”, è chiamato in questo modo a causa degli acini piuttosto grossi, “gonfi”, che possono inizialmente inquietare, perché uve così grosse di solito non promettono vini troppo concentrati. In questo caso, però, le apparenze ingannano: questa è una varietà interessante con uno stile originale. Come il Boğazkere, viene dall’Anatolia centro-orientale, dal comprensorio di Elaziğ, dalle zone pianeggianti della parte settentrionale dei monti del Tauro ed è noto anche in Armenia. Il fiume Eufrate e i suoi affluenti temperano leggermente il clima rigido di questi luoghi. L’Öküzgözü cresce pure in altre parti del paese; le più importanti aree di coltivazione si trovano nella parte centrale e si estendono fino ai confini occidentali (in posti come Nevşehir in Cappadocia, Ankara, Uşak e altri). Questa è una di quelle varietà che non si dovrebbe più lasciare alla produzione di uva passa e succhi di frutta. Si tratta infatti di un vitigno di razza, adatto soprattutto per fare vino. Il colore del vino non è molto intenso. Qui troviamo sapori fruttati (lampone, succo di ciliegia), non tannini aggressivi. Il vino è generalmente caratterizzato da buon nervo, da un’acidità espressiva che mette “in tensione” la struttura. La struttura è compatta, robusta, adatta per la maturazione del vino, che nelle migliori versioni può durare anche più di un decennio.


Foto dell’autore – ©

Esempi di vini

* * * * DLC Boğazkere 2009 Doluca – Anatolia, Riviera Egea, Turchia – alcool 14,5%.

Stile speziato, terroso. Ci sono castagne arrosto, terra asciutta, un bell’asprigno e un’interessante aggressività. Si sente il nerbo dei tannini, l’asciutto dei frutti di bosco e un vigoroso tocco speziato (4 mesi in botti francesi). Si abbina bene con selvaggina e carne bovina. C’è un fruttato e uno stile pulito. Nel finale: buccia e nocciolo di ciliegia, noci, terra: è un po’ fumé e un po’ contadino, profuma di caffè speziato. Il tutto si mantiene in uno stile decoroso, di razza. Forse non ha eleganza, ma il carattere c’è. Mica male.

* * * + DLC Kalecik Karasi 2009 Doluca – Anatolia Centrale, Turchia – alcool 14%.

Leggermente colorito, con segni di evoluzione, un vino semplice, facile da bere. Nettamente fruttato: fragoline di bosco, lamponi e fragole. È leggermente terroso, con sentori di funghi e di selvatico. Un finale autunnale, con le more. Un vino semplice, leggero, per tutti i giorni.

* * * + Turasan Kirmizi 2009 Turasan Şaraplari – Cappadocia,Turchia – alcool 14%.

Un vino che mette insieme i classici vitigni turchi: Öküzgözü, Boğazkere e Kalecik Karasi, con una piccola aggiunta di Cabernet e Merlot. Aromi e sapori di caldarroste, ciliegie, noccioli, terra asciutta, fumé, che risaltano sull’eleganza alcoolica del fondo. Parecchio fruttato di bosco. Il tutto è fatto in modo pulito, con uno stile un po’ aggressivo e leggermente ruvido. In bocca c’è l’acidulo delle more e delle ciliegie, è terroso, austero, rude. Un bel vino, fortemente varietale, dallo stile decente. Ottimo come antidoto contro la noia dei vitigni in voga.

La scala di giudizio

( 6 ) eccezionale, un vero capolavoro

( 5 ) ottimo, vino di gran classe

( 4 ) buono, interessante

( 3 ) onesto, dignitoso

( 2 ) debole

( 1 ) stare alla larga, vino con evidenti difetti

( – oppure + ) per togliere o aggiungere mezzo punto

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Mariusz Kapczyński

mariu

Sono giornalista e critico enologico, sono stato collaboratore di Wine Magazine, Wine Time, Alcohol Markets, Kitchen, USTA Magazine, Top Class, SpaEden, AllInclusive, Internet Radio Polacca, Enotime, Wirtualna Polska e altri. Come giurato, prendo regolarmente parte a vari concorsi enologici e polacchi (tra cui Vinitaly, Concours Mondial de Bruxelles, Vinoforum, Vinaria, Vinul.ro, Enoexpo, Orszagos Borverseny, Clean Vodka Tasting). Faccio anche parte dell’organizzazione internazionale di giornalisti e specialisti dell’industria dell’alcool – International Federation of Wine and Spirits Journalists and Writers. Nel 2015 “Magazyn Wino” mi ha assegnato il Grand Prix nella categoria “promozione della cultura del vino in Polonia”. Nel 2018, mi è stato assegnato il capitolo del premio Saint Martin per “l’eccezionale servizio nel campo della promozione del vino polacco”.

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