Merendine, caramelle e gelati surgelati spingono gli adolescenti a consumare più ultra-trasformati

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Ogni americano adulto tutti i giorni ricava il 60% delle calorie che assume da alimenti ultra-trasformati, secondo le stime. Ma c’è un momento in cui il consumo di prodotti industriali ricchi di grassi, zuccheri, sale e additivi si impenna: l’adolescenza. E ci sono alcuni alimenti che agiscono come catalizzatori, amplificando e stabilizzando l’abitudine a questo tipo di alimentazione: quando un ragazzo inizia a mangiarli con regolarità, anche il suo consumo di ultra-trasformati di altro tipo aumenta vistosamente.

L’esistenza di cibi ‘di passaggio’ (definizione che fa un parallelismo con le cosiddette droghe di passaggio) è emersa in uno studio presentato al recente congresso dell’American Heart Association dai ricercatori del Broward College, in Florida, la cui coordinatrice, Maria Balhara, è una perfetta rappresentante della popolazione oggetto dello studio: ha 16 anni. Insieme ai collaboratori, ha elaborato un questionario chiamato Valutazione dell’assunzione di alimenti processati (PIE), relativo al consumo di 12 tipologie di ultra-trasformati, che è stato poi somministrato a oltre 300 liceali (di età compresa tra i 13 e i 19 anni) di 12 scuole della Florida. Le domande prevedevano risposte vero/falso ad affermazioni come “bevevo spesso bevande zuccherate prima della pandemia” ed erano relative a due periodi specifici: quello di otto settimane del 2022, dopo la fine delle restrizioni causate dalla pandemia, e quello prepandemico del 2019, per verificare i cambiamenti eventualmente sopraggiunti nelle abitudini.

Three frozen ice cream desserts in sugar cones
Caramelle, dolci e dessert surgelati agiscono da ‘cibi di passaggio’ e spingono gli adolescenti a mangiare più ultra-trasformati

L’elaborazione delle risposte ha fatto emergere che alcuni ultra-trasformati dolci fanno aumentare il consumo di tutti gli altri: in particolare si ha un incremento dell’11% con un aumento dei dessert surgelati, del 31% con le caramelle e del 12% con la pasticceria. L’associazione si vede anche in negativo: chi aveva diminuito il consumo di carni trasformate, aveva anche ridotto quello di tutti gli ultra-trasformati dell’8%, mentre a una diminuzione del pane industriale corrispondeva un calo di tutti gli altri prodotti del 9%, e a uno dei biscotti confezionati uno del 10% di tutto il resto. Per quanto riguarda i cambiamenti associati alla pandemia (ma anche alla crescita dei ragazzi), il 43% ha affermato di aver aumentato la frequenza del consumo di ultra-trasformati, mentre il 57% di averla diminuita.

La scoperta dell’esistenza di alimenti gateway ha una ricaduta positiva: sarebbe sufficiente, per i genitori (soprattutto nel caso dei ragazzi più piccoli), controllare l’acquisto e il consumo soprattutto di dolci per contenere l’assunzione di tutti gli altri ultra-trasformati. Inoltre, lo studio conferma quanto emerso in molte altre ricerche, e cioè l’importanza cruciale delle abitudini alimentari acquisite già a partire dall’infanzia e poi consolidate (o cambiate) nell’adolescenza, che influenzano il modo in cui si mangia per il resto della vita.

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