Morellino del Cuore … per caso

La Tenuta Roccapesta è una delle realtà più giovani del territorio della Docg del Morellino di Scansano. Acquisita nel 2003 è oggi, con i suoi 30 ettari e 100.000 bottiglie di produzione, una delle realtà più importanti per l’evoluzione di un vino troppo “ruspante” per i palati di oggi. Tant’è che è stato selezionato tra i migliori nella categoria riserva in occasione della edizione 2025 di Morellino del Cuore, giunto alla sua terza edizione, e nato grazie ad una felice intuizione dei giornalisti Roberta Perna e Antonio Stelli.
Un po’ di storia
Ma non se ne comprenderebbero i motivi se non li si cercasse nella sua storia. La Tenuta Roccapesta nasce per caso. Il suo nome è infatti di fantasia, richiama il terreno roccioso che contraddistingue quell’area di territorio e da un gesto tipico della vinificazione: la pigiatura, un tempo pestatura coi piedi. È frutto dell’andare errabondo di un laureato in economia dell’area di Brescia, Montichiari più precisamente, un lombardo che cercava un rifugio in campagna dove ritirarsi ogni tanto. Il territorio di Scansano non fu il primo, ma l’ultimo ad essere visitato: vennero prima il Piemonte, l’Oltrepò Pavese, il Garda, il Veneto. Ma alla fine fu Toscana e zona di Scansano, la zona d’origine della Docg del Morellino. E così ad Alberto Tanzini, il protagonista della nostra storia, una volta acquisito il rifugio di campagna, sorse il desiderio di far parte di questa esperienza, quella del Morellino.
Caso volle che nelle colline sottostanti Scanzano fossero in vendita 3 ettari di una cantina di Mecenatico. Un investimento reso possibile dal lavoro a distanza (solo qualche anno più tardi sarebbe diventato impegno lavorativo esclusivo) e dal supporto paterno. Quei tre ettari oggi sono 30, le poche migliaia di bottiglie, sono diventate 100.000, ma soprattutto è cambiata la filosofia di vinificazione per quei vigneti. La Tenuta Roccapesta produce solo Sangiovese e una piccola parte di Pugnitello, un vitigno autoctono gradevole all’olfatto ma ruspante al palato, di bassa resa. Sono poco più di 1000 le bottiglie prodotte.

Il Morellino
A partire dal Ribeo, Morellino di Scansano Docg (tutti i vini sono Sangiovese 100%), che nasce con l’obiettivo di essere di facile beva, con fermentazione spontanea in acciaio, poi affinamento in cemento per 12 mesi e almeno altri 6 in bottiglia, il tempo deve essere il fattore primario, al di là del disciplinare. Il Morellino, secondo Alberto Tanzini, nasce per attendere, perché il Sangiovese sa attendere. Il disciplinare dà le tempistiche della produzione ma non del consumo. L’intento è di dare modo al Sangiovese di esprimersi al meglio senza forzature.
Questo vale per tutti i vini della Cantina, a cui si aggiunge la scelta delle uve, sia tra vigneti differenti con terroir differenti, per ottenere un blend di cloni che valorizzi al massimo il Morellino prodotto, che nella selezione delle uve, una selezione ripartita in tre fasi, manuale, ottica con visore e di nuovo manuale, che lascia a terra gli acini ritenuti inadeguati.
E se il Ribeo fa acciaio e cemento, i Roccapesta dopo la fermentazione in acciaio, affinano in grandi botti di rovere francese per 12 mesi e altri 12 in bottiglia (18 e 18 per la versione riserva). Ma soprattutto rappresentano in pieno la filosofia della Tenuta Roccapesta i “cru” della sua produzione, parte del suo Progetto Morello: il Vigna Liuzzi ma soprattutto il Gaggioli. La famiglia Sellari Franceschini ha coltivato questi terreni e vigneti a partire dal 1861, prima di cederle nel 2021 alla Tenuta Roccapesta. Il toponimo “Gaggioli” significa luogo bonificato, cinto da muri e quindi adatto alla coltivazione di vite. Il vino più conosciuto tra quelli prodotti ai Gaggioli è il “Morello”, nome che ha successivamente dato i natali alla denominazione “Morellino di Scansano”.

Il rispetto dell’ambiente
Quello che va apprezzato alla Tenuta Roccapesta, è da una parte il totale rispetto dell’ambiente: pur non avendo certificazioni in tale senso, c’è una ricerca nel sostenere la biodiversità perché è utile ai fini della produzione, produce barriere naturali contro possibili aggressioni e rigenera il territorio; dall’altra che pur mantenendo il carattere “buttero” del Morellino, lo ha reso più morbido e avvolgente e, quindi, di più ampia lettura in abbinamento.
Segno distintivo: la gomma lacca
Un aneddoto per chiudere: la Tenuta Roccapesta, come molte cantine, produce anche un certo numero di magnum, o più grandi, 3 e 5 litri e non le incapsula ma usa gomma lacca, con procedura manuale, visto il numero limitato. Poi succede che bisogna rispettare un ordine ma le capsule richieste al fornitore non arrivano, che si fa che non si fa, Alberto Tanzini decide di usare la gomma lacca. Il successo è tale che oggi l’intera produzione esce con gomma lacca e procedimento a mano, con buona pace dei suoi dipendenti. Ma il vino è anche questo: comunità e partecipazione.




