Mozzarella e Pos
Nel video che sta girando su molti social, peraltro postato dagli stessi titolari dell’attività, si vede un esercente che, davanti alla richiesta di pagamento con carta, applica un sovrapprezzo motivandolo con la “transazione”.
Nel filmato viene indicata una cifra di 1,50 euro a titolo di pagamento della transazione, quindi è questo l’importo da considerare nel racconto.
Vale la pena di ricordare che il costo della transazione è del 1-1,95% e non del 25% come praticato nell’operazione, generando peraltro un introito non scontrinato!
Inoltre si vede anche una mozzarella servita e descritta come “da tre etti, tre etti e dieci”, tagliata in quattro e proposta in un bicchiere.
Un dettaglio che fa sorridere poco, perché richiama l’idea di una pezzatura raccontata come standardizzata quando, nella pratica, una mozzarella segue ben altre logiche di lavorazione e di peso reale.
Solo a titolo informativo la pezzatura delle mozzarelle è la seguente: 10 gr., 25 gr., 40 gr., 150 gr., 250 gr., 500 gr..
Oltre si va con diverse pezzature tutte ovviamente con oscillazioni.
A volerla dire tutta quella mozzarella non è più grande di 150 gr. per entrare in un cristall (questo il nome del bicchiere trasparente da 200 cc).
Il punto sul Pos
Il sovrapprezzo richiesto per il pagamento con carta non è una pratica corretta!
In Italia il prezzo esposto deve restare quello finale, senza maggiorazioni aggiunte al momento dell’incasso elettronico.
È un principio semplice, ma decisivo, perché tutela il consumatore e difende la trasparenza del mercato.
La parte più amara è che queste scene non restano solo dentro un negozio: se vengono perfino rilanciate sui canali social del commerciante, diventano un messaggio sbagliato per tutti.
Napoli oggi vive una stagione turistica straordinaria, con numeri in crescita, forte consenso e nuovi investimenti, e proprio per questo ha bisogno di comportamenti all’altezza della sua immagine.
La città non può permettersi di tornare alla vecchia logica del salasso ai visitatori.
Quella logica che negli anni Ottanta segnò alcuni episodi simbolici quando perfino una birra da 0,5 poteva passare da 600 a 6.000 lire.
I “maltrattati” in quel caso erano i militari delle portaerei statunitensi Saratoga e Nimitz che si alternavano a turno nella rada di Napoli.
Oggi quel passato non deve più essere evocato come abitudine, ma come monito.
Napoli è molto più forte di quelle scorciatoie. E soprattutto non merita il rischio di essere additata per simili comportamenti che non sono solo scorretti ma anche sanzionabili.
Vale la pena però di precisare che comportamenti di questo genere rappresentano una quota infinitesimale degli esercenti.
La stragrande maggioranza lavora con simpatia, correttezza e onestà, guadagnando consenso vero e duraturo.
Ed è proprio per proteggere questa parte sana che i commercianti dovrebbero essere i primi a prendere le distanze da pratiche simili, perché il danno d’immagine ricade su tutto il sistema turistico e ricettivo.



