Muros, un antico borgo del Coros e la sua preziosa cantina

Muros

Muros, un antico borgo del Coros e la sua preziosa cantina

1)La dea madre di Muros richiama l’antica vocazione agricola di queste terre
1) La dea madre di Muros richiama l’antica vocazione agricola di queste terre

Muros è storia ma anche archeologia, Muros è quel borgo antico adagiato a piedi del monte Canechervu, “la casa” di una divinità.

L’enigmatico volto di una dea madre di pietra ancora ci parla del culto della terra,  di arti antiche, la panificazione ed il vino, vocazione millenaria di queste terre.

Muros però è anche modernità: una cantina che ha saputo unire metodi tradizionali all’uso di moderne tecnologie proponendo prodotti di elevatissima qualità capaci di competere a livello internazionale.

È da qui che prenderà inizio il mio racconto.

La cantina Monte Fenosu

In un paradiso di 170 ettari totali su un altopiano che guarda la costa, l’azienda Monte Fenosu ha dato il via sette anni fa ad un progetto vitivinicolo.

Nasce nel territorio di Muros, piccolo borgo del Sassarese ricco di storia e di meraviglie, collocato nel Nord Ovest della Sardegna facente parte della sub regione del Coros.

Si è deciso l’uso di metodi di coltivazione biologica, dal 1996  si coltivano uve autoctone quali Vermentino, Cagnulari, Cannonau e uve internazionali come Sirah, Merlot e Marcelan, vitigno a bacca nera francese.

Le uve dell’azienda Monte Fenosu
Le uve dell’azienda Monte Fenosu

I vini vengono prodotti da vigneti coltivati in terreni calcareo- argillosi con significativa presenza di fossili e questo favorisce una produzione eccezionale.

I fratelli Piras, allevatori di ovini, caprini e bovini, in principio avevano realizzato un agriturismo assai apprezzato, una splendida struttura di enoturismo che dispone di ristorante e camere.

L’agriturismo Monte Fenosu
L’agriturismo Monte Fenosu

La parte dedicata al vino è stata sviluppata, come già accennato, sette anni fa e oggi può avvalersi di una gamma di vini davvero molto interessanti.

I vigneti sono esposti in gran parte su un altopiano posto all’altezza di  410 m da cui si apre un panorama unico che spazia su tutta la costa nord-occidentale della Sardegna, incastonati tra la macchia mediterranea di cisto, timo ed elicriso su una superficie di 13 ettari.

I vigneti dell’azienda Monte Fenosu
I vigneti dell’azienda Monte Fenosu

La brezza marina proveniente dalle vicine coste, favorisce l’arricchimento delle caratteristiche organolettiche.

Le uve, raccolte a mano, dopo un’attenta selezione, vengono lavorate secondo metodologie tradizionali ma con attrezzature moderne, che consentono di ottenere un prodotto di elevatissima qualità

 Qui, insieme ai fratelli Piras, realizziamo una gamma di vini molto interessanti, ottenuti da uve autoctone quali vermentino, cagnulari, cannonau, e internazionali come syrah, merlot e marselan, vitigno a bacca nera francese” dall’enologo Andrea Pala.

Vincenzo Piras e l’enologo Andrea Pala durante la fase dell’affinamento dei rossi
Vincenzo Piras e l’enologo Andrea Pala durante la fase dell’affinamento dei rossi

Negli ultimi anni le etichette della cantina hanno iniziato a ricevere importanti riconoscimenti nei concorsi nazionali e internazionali.

A tenere le fila del lavoro lungo i tredici ettari vitati in regime biologico, il giovane enologo Andrea Pala.

Enologo dal 2011, vanta una prestigiosa esperienza ottenendo annualmente innumerevoli riconoscimenti nazionali e internazionali presso i più importanti concorsi mondiali.

Le guide del settore premiano i suoi vini con i massimi riconoscimenti da diversi anni: “Tre bicchieri Gambero Rosso”, la “Corona di Vini buoni d’Italia”, le “Stelle di Veronelli”.

Dal 2014 percorre la strada della libera professione e della consulenza, collaborando a più livelli con Cantine vitivinicole sarde per le quali si occupa, non solo della vinificazione, ma anche del processo produttivo e di posizionamento del prodotto sul mercato.

Il suo lavoro lo vede coinvolto nella produzione di diversi vermentino, vitigno principe della Sardegna.

Non mancano nel suo bagaglio professionale anche lavorazioni di moscato, cannonau, nebbiolo e cagnulari.

La passione per la terra e per il vino lo incuriosiscono, concentrandosi anche nel settore del prodotto biologico.

La figura dell’enologo è profondamente cambiata negli ultimi anni: oltre a seguire tutte le fasi di produzione del vino, dal lavoro in vigna fino all’imbottigliamento del prodotto finito, il consulente enologo è diventato fondamentale nelle strategie di comunicazione, marketing e commercializzazione.

Andrea Pala racconta Repubblica dedica un bellissimo articolo alla Cantina Monte Fenosu per la quale lavoro come consulente enologo. I cinque fratelli Piras (Salvatore, Antonio, Giampiero, Marcello e Mauro) hanno creato un’azienda fantastica. L’ agriturismo è una splendida struttura di enoturismo che dispone di ristorante e camere.

Sette anni fa la scelta di produrre vino. Giorno dopo giorno lavoriamo per creare un prodotto che sappia raccontare in modo ottimale questo splendido territorio. Oggi la Cantina può avvalersi di una gamma di vini davvero molto interessanti,”. 

L’articolo di La Repubblica sulla cantina Monte Fenosu
L’articolo di La Repubblica sulla cantina Monte Fenosu

Premi e partecipazioni

  • Quattro anfore d’oro, assegnate da I Pezzi da 90 dell’Enologia Italiana, concorso organizzato da Epulae Accademia Enogastronomica Internazionale.
Il premio ricevuto “I pezzi da 90”
Il premio ricevuto “I pezzi da 90”
  • Al Vinitaly di Verona la Sardegna dei vini dimostra di essere più competitiva che mai con 5 vini sardi nella top 15 dei migliori vini d’Italia secondo 5StarWines – the Book: Tudurighe: Vermentino di Sardegna Doc Tudurighe, premiato ed inserito nella prestigiosa guida 5Star Wines.
Vinitaly
Vinitaly
  • Medaglia d”oro per l’ultima etichetta nata Pentumas vermentino Marcerato 2023: importantissimo riconoscimento assegnato dal Concorso Mondiale di Bruxelles.
  • Nell’edizione 2024 di Golosaria, manifestazione ideata da Paolo Massobrio che celebra l’eccellenza vitivinicola italiana si distingue con il Vermentino di Sardegna Macerato “Pentumas” 2023.
  • Presente nella Guida ai Migliori Vini della Sardegna 2025 di Vinodabere: ha raggiunto l’eccellenza “standing ovation” conferitagli nella categoria “vermentino”
  • Il Magazine Enogastronomico Vinodabere Winetodrink ha inserito nella classifica dei migliori vermentini della Sardegna il Tudurighe 2022 prodotto dalla Cantina Monte Fenosu con il punteggio straordinario di 99,1/100, quasi il massimo, considerandolo un vino di eccezionale qualità.

Scrive Vinodabere a proposito del Tudurighe:

Affina in acciaio per 6 mesi prima di essere imbottigliato. Si presenta con profumi di mela e pesca e note speziate e agrumate. Freschezza e sapidità sono le sue principali caratteristiche che accompagnano il sorso verso un finale su note di frutti bianchi, con un grande allungo iodato. Un vino che merita appieno di stare sul podio della nostra classifica e di ottenere la Standing Ovation”.

Gli attestati conferiti ai vini della cantina durante la manifestazione “vini da bere” 2025
Gli attestati conferiti ai vini della cantina durante la manifestazione “vini da bere” 2025
  • All’importante Concorso Enologico Internazionale “Vermentino” conferita al Tudurighe Medaglia d’oro con il punteggio di 93.
  • Partecipa alla manifestazione “La Sardegna di vino da bere” a Roma.
  • The wine hunter award 2024.
14)Gli attestati conferiti ai vini della cantina durante la manifestazione “wine Hunter”
14) Gli attestati conferiti ai vini della cantina durante la manifestazione “wine Hunter”
  •  “Vini buoni d’Italia” del Touing Club:  Cagnulari  da uve stramature igt 2022 premiato con Cornona.
Gli attestati conferiti ai vini della cantina durante la manifestazione “vini buoni d’Italia” 2026
Gli attestati conferiti ai vini della cantina durante la manifestazione “vini buoni d’Italia” 2026
  • Premio “Vermentino di Diano Castello” sbaragliando il campo ampio di 125 campioni assaggiati”. Assegnato al Tudurighe 2021 

Le etichette

Pentumas
Il vermentino Pentumas
Il vermentino Pentumas

Etichetta:Vermentino Macerato

Denominazione: Vermentino di Sardegna D.O.C.

Vitigno: Vermentino – Bianco

Dati Analitici: Alcol 14% vol

Caratteristiche organolettiche: colore giallo paglierino; al naso si presenta con note dolci, profumi di frutta a pasta bianca leggermente matura, pesca, con lievi note agrumate, fresco, fragrante, elegante struttura, finale lungo con la ampia sensazione vellutata.

Chiude con una leggera sensazione di amaro, tipica del Vermentino.

Frutto di una macerazione prolungata sulle bucce, questo vino offre un bouquet floreale intenso con note di mela verde.

Al palato, sorprende per la sua eleganza e setosità, mantenendo una vivace freschezza

Abbinamenti: da provare con tagliolini agli asparagi ma anche con spaghetti alle vongole veraci.

“Il Vermentino di Sardegna Macerato Pentumas, annata 2023, che realizziamo con la Cantina Monte Fenosu dei fratelli Piras, ha ottenuto una straordinaria Medaglia dOro in occasione del Concorso Mondiale di Bruxelles. Un riconoscimento ancora più significativo perché sono soltanto 13 le etichette sarde che hanno ottenuto questo premio.” Le parole di Andrea Pala.

Tudurighe 
Il vermentino Tudurighe
Il vermentino Tudurighe

Il nome deriva dalla sommità dell’omonimo monte, che sorge su un antichissimo sito prenuragico.

Etichetta: Monte Fenosu Tudurighe

Denominazione: Vermentino di Sardegna D.O.C.

Vitigno: Vermentino – Bianco

Dati Analitici: Alcol 13,5% vol

Vinificazione: raccolta manuale delle uve con selezione rigorosa appena raggiunta la maturazione ideale.

Classica vinificazione in bianco, la fermentazione viene condotta con temperatura controllata.

Affinamento in acciaio per 6 mesi e successivo riposo in bottiglia per due mesi.

Caratteristiche organolettiche: colore giallo paglierino; al naso richiama profumi di frutta a pasta bianca, mela, pesca, con lievi note agrumate, fresco, fragrante e sapido, notevoli ritorni di fiori di gelsomino ed erbe aromatiche insieme.

Il finale lungo con la ampia sensazione minerale completano il bouquet.

Chiude con una leggera sensazione di amaro, tipica del Vermentino.

Abbinamenti: piatti a base pesce, formaggi stagionati, fritture, per aperitivi.

“il Vermentino di Sardegna “Tudurighe” 2022 al naso ha la nota citrina che si esalta accompagnata da una speziatura profonda che invita a tornare più volte sul bicchiere. In bocca però l’acidità trova la sua via e il sorso diventa equilibrato, lungo, con una freschezza che pervade il palato.” Dall’articolo su la Repubblica a firma di Paolo Massobrio“

Ardosu
Il cannonau Ardosu
Il cannonau Ardosu

Etichetta: Monte Fenosu ARDOSU

Denominazione: Cannonau D.O.C.

Vitigno: Cannonau – Rosso

Dati Analitici: Alcol 15% vol

Vinificazione: Raccolta manuale delle uve con selezione rigorosa.

Una lunga macerazione sulle bucce ci permette di estrarre la massima concentrazione cromatica dalle uve.

Il vino viene fatto riposare in cantina per circa 8 mesi, seguita da alcuni mesi in bottiglia, raggiungendo la migliore espressione gustativa.

Caratteristiche organolettiche: Si presenta con un colore rosso rubino.

Ai profumi intensi e persistenti, con sentori di viola e frutti di bosco, un grande corpo accompagna un leggero finale tannico.

Abbinamenti: Salumi, Formaggi, Arrosti, selvaggina.

“Cannonau di Sardegna “Ardosu” 2021, ennesima dimostrazione della grandezza che può raggiungere questo vino: ha naso di frutta secca e crosta di pane nero, in bocca i tannini sono finissimi e accompagnano a una speziatura finale che saluta un sorso caldo, pieno. Vinifica in acciaio e dalla prossima vendemmia compirà anche un passaggio in cemento. Tutti a Muros!”Dall’articolo su la Repubblica a firma di Paolo Massobrio“

Cagnulari
Il cagnulari Isola dei nuraghi IGT
Il cagnulari Isola dei nuraghi IGT

Etichetta: Monte Fenosu Cagnulari

Denominazione: Isola dei Nuraghi Cagnulari I.G.T.

Vitigno: Cagnulari – Rosso

Dati Analitici: Alcol 14,5% vol

Vinificazione: Raccolta manuale delle uve con selezione rigorosa.

La fermentazione avviene con una lunga macerazione sulle bucce per circa 15 giorni.

Segue un affinamento in acciaio per raggiungere il giusto equilibrio gusto/olfattivo per circa 8 mesi.

Caratteristiche organolettiche: Al naso esprime profumi di piccoli frutti rossi, come visciole e ribes rosso, impreziositi da sfumature erbacee e di macchia mediterranea, tendenti quasi al balsamico, in questo caso arricchite da toni di foglia di geranio, e lievi nuances speziate, molto delicate.

Abbinamenti: Salumi, Formaggi, Arrosti, selvaggina.

Sono nella Cantina Monte Fenosu con Mauro Piras. Siamo nella fase dell’affinamento dei vini rossi. In questo caso il passaggio, come vedete dalla foto, avviene nel cemento. La sua moderata porosità garantisce un minimo passaggio d’aria e ossigeno, fondamentale per una corretta maturazione del vino. Inoltre, il cemento protegge il vino da pericolose vibrazioni esterne, promuovendo un ambiente ideale per il lavoro dei lieviti” dall’enologo Andrea Pala

Avventuriamoci ora in questo territorio, scrigno di tanti inaspettati tesori

Muros

Piccolo centro medioevale del Sassarese, a meno di 15 chilometri dal capoluogo del nord Sardegna, caratterizzato da paesaggi multiformi, tradizioni e siti preistorici”

Muros (Foto: @incoros)
Muros (Foto: @incoros)

Pareti rocciose verticali, rigogliose su un versante ma aride sull’altro, si affacciano su pianure solcate da fiumi, in un’area dalla multiforme varietà geologica e vegetale.

È lo scenario attorno a Muros, borgo di 800 abitanti del Coros (nord del Logudoro), disteso ai piedi del monte Canechervu.

Un paesaggio multiforme ci accoglie: passando dai prati alle foreste di roverelle di Rocca Ruja alle querce di monte Tudurighe, per arrivare al bosco di sa Crabola in cui sorge un corbezzolo alto ben dodici metri.

Un’estesa lecceta è Badde Olia, l’unica sughereta a Pentumas.

Pioppi, frassini e salici verdeggiano sulle sponde del rio Mascari. In primavera le ginestre accendono i pendii del Frundas.

Il paese risale al Medioevo, quando esistevano tre villaggi: Muros, Irbosa, forse già insediamento romano, e la villa intorno alla scomparsa chiesa di San Giorgio.

Il Coros

La regione del Coros
La regione del Coros

Il Coros, sub regione del Logudoro nell’ area nordoccidentale della Sardegna.

L’economia locale si basa principalmente sull’agricoltura, con una particolare vocazione per la produzione di olio e vino.

Dodici paesi fanno parte del Coros: da Olmedo, il paese più vicino al mare, a Ploaghe, quello più interno che si trova al confine con l’ Anglona.

I colori della campagna, i profumi della macchia, i misteri delle antiche pietre, i nuraghi, i villaggi magalitici, le “domus”, tombe risalenti al neolitico che oggi fanno parte del patrimonio dell’Unesco.

Poi ancora le architetture religiose, tra le più conosciute la Basilica di Saccargia.

La sardegna giudicale

Gli antichi giudici di Sardegna (immagine preso dal sito STTAN)
Gli antichi giudici di Sardegna (immagine preso dal sito STTAN)

I giudicati sardi furono entità statuali indipendenti che ebbero potere in Sardegna fra il IX ed il XV secolo.

La loro organizzazione amministrativa si differenziava dalla forma feudale: furono Stati sovrani dotati di “summa potestas”, governati da Re definiti “Giudici,” in sardo judikes.

Si contraddistinguevano per la modernità della loro organizzazione rispetto ai regni europei di tradizione barbarico-feudale.

Si trattava di stati non di proprietà del sovrano ma ove il popolo esprimeva la sovranità con forme partecipative.

I Giudicati conobbero l’influsso dell’architettura romanica e successivamente di quella gotica catalana.

Il Giudice governava sulla base di un patto col popolo, il cosiddetto “bannus-consensus”.

La storia del borgo 

Il nome del borgo deriva dal latino “Murus”, letteralmente significa muri.

Il suo significato sarebbe quindi di un luogo con muraglie di antiche case.

La spiegazione storica suggerisce però che il villaggio sia stato abbandonato per una peste, oppure si sia estinto per deficienza demografica e quindi al suo interno possano essere rimasti soltanto muri o ruderi.

In seguito il villaggio sarebbe stato ripopolato conservandone però il nome.

Il territorio oggi appartenente al comune di Muros presenta un ricco patrimonio archeologico.

La più antica attestazione del villaggio risale alla prima parte del dodicesimo secolo nel Condaghe di San Michele di Salvennor.

La denominazione di “Villa di Muros “appare già dal tempo dei Giudicati, quando era incluso nella curatoria di Figulinas, oggi Florinas.

Nei pressi dell’abitato, in località San Leonardo, si trovano le rovine dell’omonima chiesa campestre che sorgeva nell’antico villaggio di Irbosa o Ilvossa, il cui toponimo ancora oggi è presente come Badde Irvos.

Facendo un passo indietro al periodo successivo alla fine del Giudicato, dal 1255 Muros entrò a far parte dei possedimenti dei Doria e successivamente dei Malaspina.

Nel quindicesimo secolo subentrarono gli Aragonesi.

La famiglia Martinez di Montemuros

A partire dalla metà del Seicento il villaggio venne assegnato a Don Giovanni Antonio Martinez Casatgia, originario della regione spagnola della Murcia, il quale nel 1631 ottenne il diploma di Nobiltà Sarda.

Il suo figlio primogenito Don Francesco Martinez Pilo, nel 1651 acquistò la villa di Muros.

I Martinez dapprima si fregiarono del titolo di “Signori di Muros”, acquisirono poi nel 1698 il titolo Baronale dalle Cortes.

Essendo mutata la dinastia regnante in Sardegna, il dominio sabaudo non riconobbe però valido il titolo portato dai Martinez.

Fu dunque necessario riformalizzare la compravendita di Muros e ricostituire la villa in feudo autonomo.

I Martinez furono poi elevati al rango di marchesi con il predicato “di Montemuros”con  titolo concesso nel 1766 da Carlo Emanuele III di Savoia concesso  a don Pietro Martinez.

Ignazio Martinez di Montemuros
Ignazio Martinez di Montemuros

Il loro stemma è ancora oggi conservato nel palazzo comunale di Muros e presente, rappresentato dall’emblema dell’agnello con lo stendardo, in uno dei cantonali del moderno stemma del comune a richiamare la continuità storica con il passato.

Nell’anno 1839 realizzandosi l’abolizione del feudalesimo il villaggio venne riscattato e passò al demanio.

Dal 1928, in periodo fascista, Muros viene aggregata al vicino comune di Cargeghe, dal quale nel periodo Repubblicano, si distacca, ottenendo la piena autonomia amministrativa nel 1950.

Lo stemma

Antico armoriale della famiglia Martinez e moderno stemma del comune di Muros
Antico armoriale della famiglia Martinez e moderno stemma del comune di Muros

Nello stemma i legami con la storia del borgo: un leone d’oro a ricordo della casata dei Malaspina; una ruota dentata con spighe a rappresentare l’antica vocazione agricola del paese.

Come accennato in precedenza, un agnello pasquale recante uno stendardo rosso a memoria della diretta discendenza dello stemma da quello della nobile famiglia marchionale dei Martinez di Montemuros,

Il territorio e la lingua

Antica foto di Muros
Antica foto di Muros

Muros è un paese adagiato sulla collina a metà tra il grande parco pubblico di Monte Muros e la piana di Campomela, nella quale sorge la zona artigianale-industriale.

Il territorio è attraversato da due fiumi, il rio Mascari e il rio Bunnari.

Nei pressi dell’abitato, in località San Leonardo, si trovano le rovine dell’omonima chiesa campestre che sorgeva nel già citato villaggio di Irbosa.

La variante della lingua sarda parlata a Muros è quella logudorese settentrionale.

I dolci e il pane

Le Tiricche, il pane decorato e gli altri dolci tipici di Muros
Le Tiricche, il pane decorato e gli altri dolci tipici di Muros

Il patrimonio gastronomico è caratterizzato soprattutto dalla tradizione dolciaria e l’arte della panificazione.

Tra i dolci ricordiamo in particolar modo gli amaretti, sos amarettes, classico dolce a base di mandorle dolci e amare, tipico di occasioni festive familiari.

Tra quelli legati alle festività religiose ci sono i bianchini, a base di zucchero; le formaggelle o casadinas, a base di formaggio, entrambi preparati solitamente nel periodo pasquale; i papassini, sos papassinos, a base di mandorle, noci e strutto, e le tericche, tericcas o tiriccas, il tipico dolce a base di vino cotto, detto saba, preparato solitamente nel periodo di Ognissanti.

Questi ultimi due tipi di dolce sono spesso ricoperti da una glassa a base di zucchero e albume d’uovo, detta cappa o branitza.

Più difficile è poter ammirare e gustare su cozolu ‘e s’ou o cotzula ‘e ou, il pane tipico preparato come dono nel periodo pasquale.

Analogamente accade per il pane degli sposi, confezionato tradizionalmente in occasione dei matrimoni, finemente lavorato e abbellito da raffinati decori; richiede una grande capacità tecnica per la sua preparazione, e ormai solo pochi sono capaci di realizzarlo

La ricetta: “dolce segreto” di Muros, le tiricche

Le tiricche di miele e mandorle sono un tesoro di Muros, un connubio perfetto di dolcezza e croccantezza.

Ingredienti:
  • 500g farina
  • 150ml acqua
  • 300g mandorle tostate e tritate
  • 200g miele
  • Scorza di 1 limone
  • Cannella (opzionale)
Il procedimento:
  • Impasto: Mescola farina, acqua e un pizzico di sale. Lasciar riposare 30 min.
  • Ripieno: Unire mandorle, miele, scorza di limone e cannella.
  • Forma: Stendere l’impasto, tagliare dei dischi, mettere il ripieno e piega rea mezzaluna.
  • Cottura: Cuocire in forno a 180°C per 15-20 min fino a doratura.

L’abbigliamento tradizionale

Antico abito di Muros, dipinto dall’architetto Cominotti
Antico abito di Muros, dipinto dall’architetto Cominotti

L’abbigliamento tradizionale di Muros ricalca il modello diffuso nel Logudoro.

Il costume maschile indossato nelle feste è una riproduzione di quello utilizzato durante la seconda metà dell’Ottocento e di cui purtroppo non si conservano capi originali.

È composto da vari elementi: sa berritta, tipico berretto a sacco di panno nero; su ‘entone, la camicia di cotone bianca; su cosso, il giubbetto di velluto nero senza maniche; sas ragas nieddas, gonnellino sempre in velluto nero finemente plissettatoi; sos busighinos, le ghette.

L’abbigliamento femminile, contemporaneo a quello maschile, è così composto: copricapo, su muncaloru ippaltu, di seta, quadrangolare, la camicia, sa camija, di tela bianca,; la sciarpa ricamata, s’isceppa,  il busto, s’imbustu, indossato sopra la camicia decorato da motivi floreali.

Sopra il busto si il giubbetto, su corittu, che lasciava scoperto il petto e il dorso.

Completava l’abbigliamento; la gonna, sa punnedda, di panno nero, lunga, ampia. Infine, il grembiule, su panneddu, indossato sopra la gonna.

 Il centro storico

La caratteristica fonte ottocentesca di via Principe Umberto è una fonte pubblica costruita nella seconda metà del diciannovesimo secolo.

Chiusa da un arco presenta subito sopra il cornicione un tetto a due falde.

La fontana ottocentesca
La fontana ottocentesca

La muratura è realizzata in blocchi di calcare ben squadrati con una nicchia appena accennata in profondità.

La chiesa dedicata ai martiri turritani Gavino, Proto e Gianuario, patroni di Muros, presenta una semplice facciata caratterizzata dal portale timpanato con un oculo e una nicchia che ospitava la piccola statua della Madonna del Buon Cammino oggi ospitata all’inferno della chiesa insieme ad un più moderno simulacro ligneo.

La collocazione urbanistica, decentrata rispetto al nucleo centrale del borgo e lo stemma turritano presente nella volta della sagrestia, portano a supporre ad una primitiva funzione di Oratorio privato o semipubblico, di proprietà della famiglia Martinez di Montemuros.

Una lapide murata nella Cappella di San Giovanni Battista consente di datarne l’edificazione alla seconda metà del Seicento per volere di Don Francesco Martinez.

La lapide che indica la sepoltura di Francesco Martinez all’inferno della chiesa parrocchiale
La lapide che indica la sepoltura di Francesco Martinez all’inferno della chiesa parrocchiale

L’abside invece, antecedente a questa data, insieme all’altare tuttora conserva resti della fondazione originaria. Nonostante l’aspetto esterno settecentesco all’interno si conserva ancora la volta a crociera del presbiterio in stile gotico. L’attuale planimetria è il risultato di successive annessioni ad un impianto originale a croce greca. L’altare maggiore è dedicato ai tre martiri turritani, mentre nella Cappella dell’Immacolata è stata traslata la piccola statua in pietra della Madonna del Buoncammino, il cui culto é storicamente legato alla famiglia Martinez. La pala d’altare è attribuita ad artista locale della fine del diciassettesimo secolo, nella quale sono raffigurati in basso i tre Martiri Turritani.

La zona archeologica

Ricerche archeologiche effettuate nei dintorni di Muros hanno portato alla luce i resti della domus de janas di Rocca Ruja; della tomba di giganti di Monte Simeone; ed anche il nuraghe semplice di Sa Turricola, vicino al quale si trova il suo importante villaggio nuragico.

Domus de Janas Rocca ruja:
Rocca Ruja (Foto: @incoros)
Rocca Ruja (Foto: @incoros)

Si tratta di una tomba ipogea a facciata architettonica, una tipologia unica del sassarese, nata in età nuragica.

Qui l’antico incontra il simbolico: la struttura unisce le caratteristiche delle domus de janas (scavate nella roccia) e quelle delle tombe dei giganti (emergenti dal suolo), dando vita a una forma architettonica davvero particolare.

L’esedra arcuata, la facciata con i due fori per i betili e l’interno scolpito nel calcare raccontano di riti funebri, spiritualità e tradizioni che resistono al tempo.

Nel 1942 l’ipogeo venne usata come rifugio antiaereo.

Le grotte di su puttu de sa Rocca ruja

Si trovano ai confini tra il territorio di Muros e quello di Ossi.

Nota come la “Grotta di Lupin”, nome di un bandito di Ossi che soleva nascondersi in queste grotte durante le sue fughe.

La grotta presenta due ingressi, i quali conducono a due pozzi ipogei fra essi paralleli.

San Leonardo:

San Leonardo (Foto: Le Perle del Coros)
San Leonardo (Foto: Le Perle del Coros)

In questa località si incontravano due antiche strade romane.

Da qui si può raggiungere il luogo dove si trovava il villaggio medioevale di Irbosa dove nell’undicesimo secolo si tenne un’assemblea presieduta dal giudice Barisone I di Torres.

Nel villaggio era presente la Chiesa di San Leonardo, rimasta attiva almeno fino al 1688 anche se Il villaggio si è spopolato nel quattordicesimo secolo, a causa di alcune epidemie.

Turricula:

Sito individuato negli anni sessanta sottoposto poi ad un complesso scavo, dona in altura una vista mozzafiato su tutto il territorio circostante.

In questo insediamento si identifica la prima testimonianza documentata di insediamento abitativo della Cultura Bonnanaro, risale ad un periodo compreso tra il 1600 ed il 1300 avanti Cristo.

I principali reperti sono stati rinvenuti in questo sito appartengono all’età del bronzo, si tratta di materiali ceramici, bronzei e vitrei e lucerne, poiché il culto della dea prevedeva rituali notturni.

Nuraghe di Turricula:

Il complesso scavo avvenuto nel 1972 fu affidato all’ archeologa Maria Luisa Ferrarese Ceruti.

Turricula: scavo effettuato dall’archeologa Maria Luisa Ferrarese Ceruti (Foto: Le Perle del Coros)
Turricula: scavo effettuato dall’archeologa Maria Luisa Ferrarese Ceruti (Foto: Le Perle del Coros)

Collocato nell’area più elevata sui margini meridionali del monte Tudirighe, ha una struttura semplice monotorre.

Lo scavo ha documentato una frequentazione punica del sito attorno al terzo secolo avanti Cristo, dimostrato dal rinvenimento di numerose monete, ed anche numerosi elementi riferibili al periodo romano in cui fu  utilizzato come edificio dedicato ad una Dea del grano, (la cui statuetta è conservata oggi nel Museo Nazionale archeologico ed etnografico Giovanni Antonio Sanna di Sassari).

L’adiacente Villaggio nuragico collocato ad una cinquantina di metri ha una datazione che risale al 1500 avanti Cristo.

La Tomba dei giganti

Collocata alle pendici orientali del monte Simeone, si tratta di una tomba megalitica con lastre megalitiche infisse nel terreno che delimitano la camera sepolcrale.

E’ un monumento funerario collettivo di età nuragica, che probabilmente è da collegare ai nuraghi di Sa Turricula e Santu Giorzi.

Sa grutta e sinferru
Sa grutta du inferru
Sa grutta du inferru

Sebbene attualmente sia quasi inaccessibile, visitarla significa immergersi in un frammento di storia locale, un luogo che racconta la resilienza e la forza della comunità di Muros.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la popolazione la utilizzava come rifugio antiaereo, trovando riparo nelle sue cavità durante i periodi di bombardamenti.

L’habitat umido, fresco ed oscuro è un naturale rifugio di una nutrita colonia di pipistrelli che regolano l’equilibrio ambientale degli insetti e garantisce la sussistenza di specie endemiche rare come una piccola felce perenne, la Scolopendria Emionitide

Il parco di Monte Muros
Articolo sul parco Monte Muros dal quotidiano La Nuova
Articolo sul parco Monte Muros dal quotidiano La Nuova

Monte Fenosu: rappresenta la naturale continuazione del versante sud-occidentale del Monte Tudurighe.

E’ ricoperto da un tenue strato di suolo rossiccio da cui deriva il toponimo “Venosu”.

Il versante orientale, che scende ripidamente verso il rio Badde Olia, è invece ricoperto da vegetazione legnosa arbustiva e arborea.

Il Timo Arbustivo il timo arbustivo è costantemente presente nelle zone calcaree dove trova condizioni ottimali per la crescita.

Un’altra formazione naturale di grande fascino è la grotta della sorgente: direttamente dalla roccia, la vena idrica fuoriesce all’interno di una piccola grotta per riversarsi in due vasche che venivano utilizzate come abbeveratoi per gli animali da pascolo e per gli usi irrigui.

Le cisterne : nascosto dalla vegetazione rigogliosa, ormai in disuso, è presente il primo serbatoio di accumulo idrico, risalente al periodo fascista.

L’edificio, molto semplice nelle sue forme architettoniche, è un’opera che conserva ancora l’originaria vasca di raccolta delle acque sorgive e l’impianto di distribuzione dell’acqua che arriva sino all’ingresso del Parco.

I percorsi naturalistici
  • Percorso della fonte: È uno dei percorsi di accesso più antichi al Monte Muros, un cammino ricco di storia che si snoda tra natura e tradizione, seguendo le tracce lasciate nel tempo dagli abitanti del luogo, permettendo di raggiungere il cuore del parco.
  • Percorso delle cisterne: un sentiero conduce alla grotta della sorgente, una suggestiva formazione naturale che custodisce una sorgente d’acqua ancora attiva. La grotta mantiene intatto il suo fascino misterioso, evocando un senso di scoperta e connessione con gli elementi primordiali del territorio.
  • Percorso della sorgente: è un cammino affascinante, dove natura e memoria si incontrano per regalare al visitatore un’esperienza autentica. Un angolo del parco dove il tempo sembra rallentare.
  • Percorso delloliveto: tra sentieri ombreggiati e profumi di macchia mediterranea, si snoda una piacevole passeggiata, gli alberi presenti, in gran parte olivastri ultracentenari, danno vita a un paesaggio di straordinaria bellezza.
  • Percorso dellacqua rappresenta una delle esperienze più suggestive del parco. Una scala in trachite, perfettamente integrata nel paesaggio, guida i visitatori attraverso i terrazzamenti, accompagnandoli in un itinerario che unisce natura e storia: visibili lungo il tragitto una sorgente e due antichi serbatoi in cui Il delicato fluire dell’acqua crea un’atmosfera fresca e rilassante.

Contatti

Soc. Agricola Monte Fenosu sas

Muros (Sassari) – Italia

Tel. 320 3349226 – 388 1951480

E-mail: montefenosu@gmail.com

Pro Loco di Muros

prolocodimuros@gmail.com

Cell 3802145437

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Laura Manunta, è nata a Roma da famiglia con antiche origini che si dipanano tra diverse aree geografiche della Sardegna, le cui tracce documentali trovano riscontro sul territorio già dal XV secolo. All'isola è profondamente legata e suddivide il suo tempo vivendo a cavallo tra la città di Sassari e la capitale. È custode e conservatrice di un antico archivio documentale e fotografico che comprende testimonianze relative a molteplici contesti storici e tradizionali sardi. In questo ambito collabora con istituzioni e associazioni dedite all’approfondimento di tematiche culturali, alla rievocazione storica e alla conservazione del patrimonio delle antiche corporazioni d’arti e mestieri della città di Sassari. I suoi studi si sono svolti presso la facoltà di farmacia dell’università La Sapienza di Roma dove ha effettuato una tesi sperimentale in metodi fisici in chimica organica con lunga esperienza di laboratorio e di preparazione farmaceutica. La lunga pratica in ambito musicale la ha condotta all'approfondimento della musica antica rinascimentale, barocca e dell’antica tradizione persiana, perfezionandosi presso il conservatorio “Alfredo Casella" dell'Aquila. Numerosi viaggi la hanno portata a conoscere e approfondire le culture di molteplici paesi, tra cui in particolare quella del sud est asiatico connessa con la tradizione del tè in tutte le sue declinazioni. La passione per le culture orientali la ha condotta poi ad ottenere attestati relativi alla degustazione e alla conoscenza del tè e a fondare nel centro storico della capitale la sala da tè Fiorditè, specializzata nella somministrazione e nella vendita del tè in foglia. Luogo vocato alla promozione della cultura e della conoscenza di questa bevanda, punto di riferimento per esperti e amatori, nei circa vent’anni di attività è stata insignita di numerosi premi e riconoscimenti da parte della stampa e di organizzazioni del settore. Si è dedicata inoltre alla promozione e alla conoscenza del mondo del cioccolato e del caffè "d'autore" ricevendo formazione specifica, ospitando e promuovendo molteplici iniziative di divulgazione e approfondimento.
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