Napoli a Bergamo (e non è calcio!)
I grandi sono umili, e non hanno paura dei confronti.
È con questo spirito che la famiglia Cerea, Bobo in testa, ha tenuto sabato scorso la Serata Napoletana, che ha ospitato 21 chef campani con le loro 21 proposte di piatti, all’insegna della più pura tradizione.
“Abbiano cominciato nel 2016 per poi fermarci durante la pandemia, e fino al 2025: solo quest’anno abbiamo ripreso a farla”, ci ha detto Bobo.
La location è stata la loro spendida villa, appena fuori Bergamo, con gli stand – si è trattato di una cena senza posti riservati, piacevolmente mobile – che sono stati divisi tra il DaV, il loro splendido bistrot, e una sala dell’edificio principale, sede del ristorante tristellato.

Tanti i nomi noti, citarli tutti sarebbe complicato: come sempre, su queste pagine, mi limito ai colpi di fulmine. Francesco Apreda ha cucinato un profondissimo ristretto di ragù napoletano con pane e (le sue consuete) spezie, davvero buono; Pasquale Palamaro un street food vero, cioè un “comfortante” panino con salsiccia e friarielli; Peppe Guida uno spaghettino con acqua di limone e provolone, un affascinante passo indietro nel tempo; Francesco Piacentino delle sfiziosissime cozze alla griglia; Salvatore Bianco, abbandonati per un attimo – ma solo per un attimo – i suoi colti riferimenti all’arte contemporanea, un piatto pieno di tradizione: un’insalatina di grani misti con frutti di mare e cannellini; Crescenzo Scotti delle polpettine di pesce azzurro con zucchine alla scapece; Nino Di Costanzo una divertente parmigiana di melanzane fritta; Diego Vitagliano una “morbida/non troppo” pizza al portafoglio; Salvatore Capparelli un babà pulito, di pura materia.

Parlando con Bobo ho cercato di comprendere le origini di questa passione per la Campania (“L’idea dell’evento è nata anni fa, durante una cena fra amici, più che fra chef”), anche se la presenza di un suo piatto storico, i paccheri al pomodoro, un pomodoro bello tirato, rivela una passione antica per la cucina napoletana che nasce da papà Vittorio.
E la loro cucina?
C’era, c’era: uno stand ha preparato una trippa bollita, e un classico ‘o pere e ‘o muss, conditi con sale, limone e pepe: un piatto di rara perfezione, per equilibrio e punto di cottura; in più delle mini torte caprese con un eccellente punto di equilibrio tra l’umido e il secco.
Alla fine canzoni tradizionali e balli rigorosamente campani, e pure dei piacevolissimi fuochi d’artificio, a rimarcare l’eccellenza di un luogo ristorativo del cuore di cui non ce n’è mai abbastanza.
Da Vittorio
Via Cantalupa, 17, 24060 Brusaporto (BG)
035681024
www.davittorio.com


