Nel Salento, la nuova vita del “Caffè dei Napoli”

Nel Salento, la nuova vita del Caffè dei Napoli

Nel Salento, la nuova vita del “Caffè dei Napoli”

Il Salento più autenticamente dolce, si rinnova con audacia ed eleganza nel nuovo corso del “Caffè dei Napoli”.

La storica caffetteria-pasticceria del borgo di Alliste, ha riaperto ieri le sue porte con rinnovato slancio dopo un sapiente restyling nel raccontare le dolcezze (e non solo) di una terra ricca di storia e dalla forte identità gastronomica.

Artigiani di un sogno che dura da ben 104 anni – nel 1922 apre per la prima volta le sue porte al pubblico – sono i pasticcieri Giovanni e Roberto Venneri, padre e figlio.

E’ dalle loro mani sapienti che nasce (e si rinnova) la tradizione, non senza un tocco innovativo costante, e sufficientemente dirompente da farsi notare.

Dai dolci tipici salentini, non solo quelli più gettonati, ma anche alle perle più rare della pasticceria locale, ai lievitati, al vasto assortimento di cibi salati, protagonisti del ricco aperitivo, tutto è improntato alla massima artigianalità.

Lo sa bene proprio il maestro Giovanni Venneri, l’anima più profonda del locale.

La sua è una biografia di tutto rispetto: cresciuto con le mani in pasta sin dalla più tenera età, a 13 anni si forma nelle più rinomate pasticcerie leccesi, anteponendo la strada della continuità con la tradizione familiare a quella frutto della sua passione, quella per l’aeronautica.

Senza mai vacillare, costruisce una carriera fondata su sacrificio e formazione continua, diventando docente di settore e pasticcere ufficiale di eventi culturali e internazionali nel Salento e fuori regione.

È ideatore del “Pansorriso” e dei “Pani di Gio’”, prodotti a marchio registrato, più volte premiato e presente dal 2014 nella Guida del Gambero Rosso.
Giovanni raccoglie l’eredità di ben tre generazioni.

A parte la storicità del luogo, mio nonno tornando dall’America aprì nel 1922 un locale – racconta –  Aveva un fratello vicino a New York e si trasferì in America durante il primo conflitto mondiale. Il suo fu il primo bar della zona. Fu il primo ad avere la macchina del caffè in zona, il primo a fare pasticceria”.

Produzione dolciaria, caffetteria ma anche aggregazione.

Il Bar Napoli, infatti, fu il primo della zona a dotarsi di un biliardo, e questo, in un contesto non sempre ricco di svaghi come quello del Sud Salento di quell’epoca, rappresentò senz’altro una novità.
E così il laboratorio dei Napoli si fece subito apprezzare per i suoi dolci tipici salentini.

Non solo pasticciotti, ma anche bocche di dama, crostate di confettura, realizzata artigianalmente con la frutta di stagione, cotognata, fruttoni, agnelli di pasta di mandorla, frutta martorana e, ovviamente, gli immancabili spumoni.
Caffè Dei Napoli - Pasticciotto
Caffè Dei Napoli – Pasticciotto

Tutte creazioni ancora presenti e, anzi, sempre più protagoniste, in controtendenza rispetto ad una pasticceria locale che negli ultimi decenni si è concentrata su pochi prodotti più gettonati.
Una nota di merito va senz’altro al capitolo gelati, che ben valorizza la nobile tradizione dell’estremo lembo a sud-est del Belpaese.

Insieme allo spumone sin dalla sua fondazione nel Caffè della piazzetta allistina, si producono anche due altre varianti di gelato “local” ormai scomparso: il Novecento, il “cugino povero” dello spumone, che si differenziava da quest’ultimo per la mancanza di meringa all’interno e il “pezzo duro”, in cui, invece, la meringa era sostituita con il pan di Spagna bagnato all’alchermes o al liquore Strega.
Una piacevole contaminazione campana rappresentativa di un interessante leitmotiv che, del resto, ben si esprime nel nome del caffè e della famiglia protagonista della sua storia.
Tra i gusti di gelato, prodotto tutto l’anno, nel caffè, spiccano il fior di latte in assoluto, senza aromi aggiuntivi, e il gelato al mostacciolo.

Il nonno di Giovanni, fu il primo, già nel secondo dopoguerra, a produrre un adattamento al gelato di uno dei dolci natalizi più diffusi sulle tavole salentine, dal sapore piacevolmente antico.
Dalla pasticceria classica al gelato alla colazione: al mattino è un trionfo di lievitati.

Non solo i classici croissant, ma anche i “polacchini”, altra prelibatezza salentina in via di estinzione, che abbondava nelle vetrine delle pasticcerie di provincia fino agli anni ’80 ma che, poi, è progressivamente caduta nel dimenticatoio.
Caffè Dei Napoli - colazione
Caffè Dei Napoli – colazione
Il triangolo di pasta, crema pasticciera e confettura di albicocche, però, è rimasto particolarmente valorizzato nelle mura del locale dei Venneri.

Nulla è lasciato al caso.

A differenza di quanto spesso accade nelle zone turistiche dell’estremo Sud, nemmeno l’aperitivo, che viene celebrato come un vero e proprio culto.
Caffè Dei Napoli - Salato
Caffè Dei Napoli – Salato
Nell’ampia e luminosa sala da tè dal gusto piacevolmente vintage, i rustici della tradizione leccese si affiancano in una commistione armonica nel suo dualismo, al pain Suisse in versione salata, impreziosito dalla senape artigianale prodotta a Melissano, solo per citare uno degli accostamenti più arditi (e, al contempo, centrati).

Tradizioni dalle radici antiche e nuove sfide, come quella del brunch domenicale, che partirà da febbraio, a suggellare la nuova vita di un caffè che, nonostante il suo più di un secolo di vita, non perde la sua capacità di innovare.

E far sognare.
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Classe 1996, mi formo tra numeri e parole: Economia dopo la maturità classica, e oggi sono dottore commercialista e giornalista freelance: mi occupo non solo di food ma anche di cronaca e politica. Mi definisco un cittadino del Sud, un universo sconfinato che provo a conoscere giorno dopo giorno. Ho radici partenopee e salernitane, vivo la Puglia, conosco e frequento regolarmente la Basilicata e la Calabria. La mia prospettiva osservazionale è quella del territorio e delle sue peculiarità. Mi piace assaporare la magia di quel crogiolo di produzioni, identità e atmosfere tutte da gustare, lungo quel fil rouge ideale che va da Capo Miseno a Santa Maria di Leuca. Apprezzo un locale non solo per i piatti, ma anche per la storia che ha alle spalle.
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