Non una pizza ma “Trizza”
- Introduzione
- Una soluzione a un problema reale
- L’idea più intelligente? Le salse per il cornicione
- Il modello delle box
- Un’idea esportabile in Italia?
- L’ intervista
- Chi è l’ideatore del format Trizza?
- Il vostro chef pizzaiolo è italiano?
- Chi è responsabile delle ricette e dello sviluppo dell’impasto?
- Considerato l’elevato numero di pizze da confezionare quanti dipendenti avete?
- Il concept diventerà un franchising?
- Progetti futuri?
Introduzione
Quante volte, seduti al tavolo di una pizzeria o sul divano davanti la tv, ci siamo trovati con lo stesso dilemma? Margherita o Diavola? Quattro Formaggi o pizza gourmet? E se potessimo assaggiare più proposte senza dover ordinare due pizze o dividerle con qualcuno?
È proprio da questa semplice domanda che nasce Trizza, un nuovo concept lanciato a Yerevan, in Armenia, che sta cercando di rivoluzionare il modo di consumare la pizza.
Fondata nel 2025, la giovane realtà armena ha costruito la propria identità attorno a un’idea assolutamente geniale ed efficace: sostituire la classica pizza unica con una formula composta da tre mini pizze da circa 15 centimetri ciascuna, consentendo al cliente di scegliere gusti diversi all’interno dello stesso ordine.
Lo slogan è diretto: “Triple the taste“, il gusto è triplicato ed il packaging non passa inosservato.

Una soluzione a un problema reale
L’intuizione appare particolarmente interessante anche per il mercato italiano.
Negli ultimi anni le pizzerie hanno ampliato enormemente le loro carte, introducendo ingredienti premium, pizze stagionali, specialità regionali e proposte gourmet. Più aumenta l’offerta, però, più aumenta l’indecisione dei malati di pizza come me.
Trizza prova a risolvere il problema alla radice: invece di costringere il consumatore a scegliere una sola pizza, gli permette di costruire una degustazione personale.
Il risultato è un’esperienza più vicina a quella di una tasting box.
Una formula che intercetta tutti e soprattutto il pubblico più giovane, abituato a condividere il cibo e a cercare varietà all’interno dello stesso pasto. In questo periodo di Mondiali di calcio in TV e di riunioni tra amici, la formula sta spopolando.

L’idea più intelligente? Le salse per il cornicione
Ma l’aspetto forse più interessante del progetto riguarda un tema che in Italia genera da anni dibattiti infiniti: il cornicione.
Da Nord a Sud esistono due scuole di pensiero: da una parte chi considera il cornicione parte integrante della pizza e lo mangia fino all’ultimo boccone, dall’altra chi lo lascia regolarmente nel piatto, contribuendo a uno spreco alimentare spesso sottovalutato ed all’indignazione dei maestri pizzaioli.
Trizza ha affrontato il problema trasformandolo in opportunità: ogni ordine viene accompagnato da una serie di salse artigianali chiamate “Crust Boost”, pensate espressamente per essere abbinate al bordo della pizza.
Tra le proposte figurano:
- pomodoro fatto in casa;
- pesto e lime;
- maionese e senape;
- olive e rosmarino.
L’obiettivo è chiaro: trasformare il cornicione da semplice contenitore a vero e proprio elemento gastronomico.
Una soluzione che potrebbe avere un impatto interessante anche nelle pizzerie italiane, dove il tema dello spreco del bordo continua a essere molto attuale.

Il modello delle box
Un altro elemento distintivo del progetto è la costruzione dell’offerta commerciale.
Trizza non vende soltanto pizze singole ma propone una serie di box e combinazioni predefinite che ricordano il linguaggio delle startup del food delivery.
Tra le formule disponibili troviamo:
Triple: 3 mini pizze e 3 salse per il cornicione.
Fresh: 2 mini pizze, insalatona e salse abbinate.
Pair: 2 mini pizze, sandwich (baciata) e salse
A queste si aggiungono versioni “Combo” con bevande incluse e formule pensate per la condivisione che comprendono sei pizze, vino, birra o cocktail.
I prezzi sono interessanti: le formule principali costano €9,10; con bibita €10,70; la Combo 6 pizze con bibite varia dai €21,00 ai €25,00.

L’idea è quella di trasformare la pizza in un’esperienza modulare, facilmente personalizzabile, particolarmente adatta al delivery e soprattutto a buon prezzo.
Anche il menù segue la stessa filosofia. Le pizze vengono suddivise in categorie:
- Classiche di carne come Diavola e Mortaccio;
- Vegetariane come Margherita, Quattro Formaggi e Stracciatella Verde;
- Pizze di mare;
- Baciate (chiamate sandwich)
- oltre a insalate, dessert come il tiramisù fatto in casa, ed una vasta gamma di bevande, vini, birre e cocktail.
L’intero sistema è progettato per consentire al cliente di costruire un pasto completo senza limitarsi alla sola pizza.
Un’idea esportabile in Italia?
Naturalmente il mercato italiano rappresenta un contesto molto diverso rispetto a quello armeno.
In Italia la pizza è tradizione, cultura e identità. Ogni innovazione viene osservata con attenzione e spesso con una certa diffidenza.
Tuttavia il caso Trizza merita di essere osservato perché non modifica il prodotto pizza in sé, ma cambia il modo in cui viene consumato.
Non si tratta di stravolgere impasti, ingredienti o tecniche di cottura. L’innovazione è nel format: tre pizze invece di una, più assaggi, più condivisione, meno indecisione.

L’ intervista
Ovviamente non sono stata in Armenia e ringrazio vivamente per l’invito gli ideatori di Trizza che, tra l’altro, hanno saputo soddisfare la mia curiosità su numerose domande che mi sono posta, rispondendo con grande gentilezza, disponibilità e precisione.
Chi è l’ideatore del format Trizza?
R: Trizza è stata fondata da Astghik Sargsyan e Karlen Mirzakhanyan. Siamo due imprenditori che hanno voluto reinventare la tradizionale esperienza della pizza. Invece di costringere il cliente a scegliere un solo gusto, abbiamo sviluppato un concept che permette di degustare più mini pizze artigianali in un unico pasto, offrendo un’esperienza più sociale, varia e personalizzata.
Il nostro percorso nel settore della ristorazione è iniziato nel 2019 con la fondazione di Canapea Catering in Armenia, oggi una delle aziende di catering più conosciute e affermate del paese. L’esperienza maturata nel servire migliaia di clienti, organizzare eventi e sviluppare sistemi operativi efficienti ha rappresentato la base sulla quale è nata Trizza.
Il vostro chef pizzaiolo è italiano?
R: No. Trizza non si basa sulla figura di un tradizionale pizzaiolo italiano. Il concept, l’identità del brand, le ricette, il lievito madre, il sistema di consegna e l’intero modello operativo sono stati sviluppati internamente dai fondatori.
Sebbene nessuno dei due provenga da una formazione professionale come pizzaiolo, entrambi condividiamo una grande passione per l’innovazione gastronomica, la sperimentazione continua e la ricerca della qualità. Abbiamo sviluppato personalmente il concept, il brand, l’impasto a lunga lievitazione, le ricette, i sistemi di delivery e gli standard operativi. Attraverso innumerevoli test, perfezionamenti e anche molti tentativi non riusciti, siamo arrivati a creare un prodotto di cui oggi siamo orgogliosi.
Chi è responsabile delle ricette e dello sviluppo dell’impasto?
R: Astghik Sargsyan, CEO di Trizza, è la principale responsabile dello sviluppo delle ricette, dell’impasto, degli standard operativi, dei programmi di formazione e dell’innovazione di prodotto. Grazie ad anni di sperimentazione e perfezionamento, ha avuto un ruolo fondamentale nel definire l’identità culinaria unica del brand.

Considerato l’elevato numero di pizze da confezionare quanti dipendenti avete?
R: Uno dei principali punti di forza di Trizza è il suo sistema operativo altamente efficiente. Grazie a processi produttivi accuratamente progettati, due pizzaioli formati possono produrre fino a 600 mini pizze, equivalenti a circa 200 box di pizza, nell’arco di una giornata operativa di 10 ore.
Considerando tutte le funzioni aziendali, tra cui operazioni, logistica, servizio clienti, marketing, management e produzione, il team Trizza conta oggi oltre 50 collaboratori.
Il concept diventerà un franchising?
R: Trizza è già attivamente impegnata nello sviluppo del proprio sistema di franchising.
Nonostante l’azienda abbia solamente sette mesi di vita, abbiamo iniziato a ricevere richieste di franchising quasi immediatamente dopo il lancio del brand. L’interesse dimostrato da imprenditori e investitori provenienti da diversi paesi ci ha confermato il forte potenziale internazionale del concept.
Per questo motivo siamo attualmente impegnati nella creazione di una struttura franchising completa, che comprende sistemi operativi, programmi di formazione, procedure di controllo qualità, soluzioni per la supply chain, standard di branding e strumenti di supporto dedicati ai futuri franchisee.
La nostra attenzione è oggi concentrata sulla costruzione di solide basi per l’espansione negli Stati Uniti, in Europa e in alcuni mercati selezionati dell’Asia, garantendo che ogni futura sede Trizza offra la stessa qualità, coerenza ed esperienza che caratterizzano il brand.

Progetti futuri?
R: Trizza ha recentemente inaugurato il suo primo flagship store a Yerevan, in Armenia, e il brand sta crescendo rapidamente. Prevediamo di aprire una seconda sede nei prossimi mesi, mentre parallelamente stiamo lanciando il nostro programma di franchising internazionale.
Allo stesso tempo stiamo collaborando con potenziali partner negli Stati Uniti, in Europa e in altri mercati internazionali. Il nostro obiettivo è trasformare Trizza in un marchio globale nel settore della pizza, combinando qualità artigianale, efficienza operativa e un’esperienza unica per il cliente.
Complimenti ed in bocca al lupo per tutto. La vostra idea è davvero brillante. Mi piacerebbe averla in Italia.
Se il modello dovesse funzionare su larga scala, non è escluso che qualche imprenditore italiano possa guardare con interesse a questa startup armena e trasformare l’idea in un nuovo format di ristorazione dedicato alla pizza degustazione.
Trizza
48/1 Leo St,
Yerevan 0002, Armenia
+374 44 631313
Photo Credit: per gentile concessione dei titolari di Trizza Armenia.



