Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si cucina
Recensione del libro di Matteo Canzi, Il Gusto del Perché – Baldini+Castoldi
Questo il motto di Matteo Canzi, classe 2001, vincitore dell’ultima edizione di MasterChef Italia.
Brianzolo, 24 anni, studente di Marketing, è stato appena incoronato dopo aver vinto l’ultima sfida, convincendo i giudici Antonino Cannavacciuolo, Bruno Barbieri e Giorgio Locatelli con un menù decisamente eclettico.
Il percorso
Un percorso coraggioso, il suo. Dopo la laurea in Economia, decide di lasciare la «strada certa» per iscriversi a MasterChef Italia che, con la vittoria, segna l’inizio del suo percorso professionale nel mondo gastronomico.
La sua cucina nasce dall’incontro tra rigore, memoria e ricerca tecnica, con una forte attenzione alla materia prima e all’identità del territorio. Come dice lui, mette insieme il bello e il buono.
Baldini+Castoldi ha editato il volume di Matteo Canzi, Il Gusto del Perché, marzo 2026, che si apre con una frase significativa, A chi ha il coraggio di cambiare strada. Detto fatto, Matteo Canzi è proprio questo.
Ma andiamo a vedere da vicino il senso della sua cucina e del suo stile.
Chi è Matteo Canzi?
Matteo nasce da genitori entrambi commercialisti, il suo destino sembrava già segnato, invece dice no, non vuole fare quella vita e dopo aver anche lavorato per fondi di investimento in e fuori dall’Italia, e aver visto le facce stanche e tristi dei suoi colleghi a fine giornata, cambia rotta e fa qualcosa che seppur stancante è sempre pieno di fascino. Quando cucina lo fa con sentimento e ispirazione, in maniera automatica il suo corpo si muove tra i fornelli e non deve nemmeno pensare, crea nella sua mente delle sinestesie, lui vede quello che sente e lo traduce nel piatto. Per chi vorrà leggere questo libro, consigliamo vivamente l’introduzione, dove Matteo racconta come agisce, come pensa la cucina.
Gli insegnamenti dei nonni e dei genitori
Dai nonni che gli hanno insegnato a “fare” con la semplicità di un tempo, ai genitori che con la loro assenza (non in senso negativo), lo hanno abituato a essere indipendente, alla sua curiosità che non trova il fondo e che lui colma andandosi a cercare le cose da solo, anche senza interlocutore, perché gli amici poco sanno di cucina, vogliono solo il piatto buono e pronto. Cucina per fare del bene agli altri, per rendere felici amici e parenti, cucina come si beve l’acqua, da quello che racconta si intende che ne ha bisogno. I suoi piatti sono ricette e preparazioni, e mette insieme gli ingredienti per una sorta di emanazione interiore, che lo spinge ad agire, in cucina, e a coniugare sapori azzeccati. E non da ultimo, l’insegnamento della nonna di non buttare mai niente. Tutto si può riutilizzare. Andare liberi, ecco cosa dice a chi cucina.
L’improvvisazione
E’ vero che seguire le istruzioni incollati al telefono non è più stimolante, a un certo punto sai come va a finire. Invece lui improvvisa, perché se hai le basi, difficile sbagliare. E questo fa nel suo volume, oltre alle ricette, indica anche le preparazioni, che sono i metodi, gli strumenti che ognuno può acquisire e riutilizzare ogni volta che serve. Così nei diversi capitoli si affrontano temi come le rosolature, cotture in umido, brasature, risotti, emulsioni, cucina molecolare semplice. Non se ne abbiano gli amanti del dolce, quello manca perché Matteo ammette di avere seri problemi con dolci e panificazione, lui non ne mangia ma ancora peggio, non li capisce. 78 ricette preparate in 4 giorni, tutte cucinate, impiattate, fotografate, assaggiate. È stato massacrante, bellissimo e Matteo non vede l’ora di scrivere il seguito. Leggete anche l’ultima pagina del libro, un racconto nel racconto che vi lascerà affascinati e curiosi di provare tutto.
Buona lettura e buon appetito!
Grazie a Baldini+Castoldi


