Offrire un pasto ma con lo scontrino zero
Nell’era del marketing esperienziale, sempre più ristoratori scelgono di invitare influencer e giornalisti a pranzo o cena per promuovere il proprio locale.
Queste collaborazioni, spesso basate su scambi non monetari, possono generare grande visibilità online, ma devono essere gestite con attenzione dal punto di vista fiscale.
Una delle pratiche più diffuse è l’emissione dello scontrino “a zero”, uno strumento utile ma che richiede precisione e trasparenza.
Perché offrire pasti agli influencer e giornalisti?
* Visibilità immediata: un post su Instagram o una recensione su un blog o una testata può raggiungere migliaia di potenziali clienti.
* Branding e reputazione: collaborare con figure autorevoli nel settore food & lifestyle rafforza l’immagine del locale.
* Contenuti professionali: foto, video e articoli realizzati da esperti migliorano la comunicazione del ristorante.
Tuttavia, anche se il pasto è offerto gratuitamente, pratica che va effettuata se si invita ed evitata se si presentano per conto loro, dal punto di vista fiscale si tratta comunque di una prestazione che deve essere registrata correttamente. Lo richiede la Legge o è evasione fiscale.
Cos’è lo scontrino “a zero” e quando si usa.
Lo scontrino “a zero” è un documento fiscale emesso dal registratore di cassa che riporta un importo totale pari a zero euro. Viene utilizzato per documentare operazioni non soggette a pagamento, come:
* Offerte promozionali
* Omaggi a clienti o collaboratori
* Pasti offerti a giornalisti e influencer
Questa pratica è perfettamente legittima, ma deve rispettare alcune regole fondamentali per evitare contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate o della Guardia di Finanza, e consequenziali sanzioni amministrative.
Un concorrente potrebbe segnalare la visita e farvi richiedere l’accertamento fiscale.
Come emettere correttamente lo scontrino “a zero”
Per essere valido e trasparente, lo scontrino “a zero” deve contenere:
* Descrizione dettagliata dei piatti e delle bevande servite
Es: “1 antipasto misto, 2 primi piatti (risotto ai funghi, spaghetti alle vongole), 2 secondi (tagliata di manzo, orata al forno), 2 calici di vino, 1 dolce”.
* Quantità e prezzi unitari (anche se il totale finale è zero)
* Motivazione dell’omaggio
Alcuni registratori permettono di inserire una nota, es. “Omaggio per collaborazione promozionale”.
Questa descrizione dettagliata è fondamentale per garantire la congruità tra il carico e lo scarico di magazzino.
Le autorità fiscali, infatti, possono verificare che i prodotti utilizzati per il pasto gratuito siano effettivamente presenti nel magazzino e correttamente registrati.
Ogni ristorante è tenuto a mantenere una tracciabilità delle merci. Se vengono serviti piatti senza corrispettivo economico, ma non vengono registrati, si rischia di creare discrepanze tra:
* Prodotti acquistati
* Prodotti consumati
* Ricavi dichiarati
Lo scontrino “a zero” dettagliato consente di documentare il consumo e dimostrare che non si tratta di vendite “in nero”, ma di operazioni promozionali legittime.
Consigli pratici per i ristoratori
* Tenere traccia delle collaborazioni: annotare in un registro interno le date, i nomi degli ospiti e il motivo dell’invito.
* Formare il personale: assicurarsi che chi emette lo scontrino sappia come compilarlo correttamente.
* Consultare il commercialista: ogni operazione promozionale dovrebbe essere condivisa con il consulente fiscale per evitare errori.
Cosa si rischia se non si effettua questa pratica?
Per chi offre un pasto senza emettere lo scontrino, la sanzione principale è pecuniaria e pari al 100% dell’IVA evasa, ma comunque non inferiore a 500 euro.
In caso di recidiva (quattro violazioni in un quinquennio), si rischia una sanzione accessoria che consiste nella sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’attività per un periodo da 3 giorni a 1 mese (da 1 a 6 mesi se l’importo non documentato supera i 50.000 euro) – D.Lgs. 471/97.


