OGM: le ultime novità in materia
A giugno 2026, il Parlamento Europeo ha approvato una riforma storica (in vigore da metà 2028) che supera la legge del 2001. La novità fondamentale è la separazione netta tra i vecchi OGM (transgenici) e i “nuovi OGM” (NGT/TEA, ottenuti tramite editing genomico senza inserimento di DNA esterno).
Il nuovo sistema a due categorie
Categoria NGT-1 (Piante con modifiche lievi/naturali):
Cosa cambia: Vengono equiparate alle piante tradizionali.
Semplificazione: Niente valutazione del rischio preventiva da parte dell’EFSA.
Etichetta: Nessun obbligo di indicare “OGM” sui prodotti alimentari finali.
Vincoli: Tracciabilità obbligatoria solo sui sacchetti di sementi. Escluse da questa categoria le piante resistenti agli erbicidi.
Categoria NGT-2 (Modifiche complesse):
Cosa cambia: Restano equiparate agli OGM classici.
Vincoli: Valutazione del rischio rigorosa, tracciabilità totale e obbligo di etichettatura per il consumatore. I singoli Stati UE possono vietarne la coltivazione.
I nodi cruciali: biologico e brevetti
Agricoltura biologica: L’uso delle NGT resta vietato nel bio, ma sono tollerate minime tracce accidentali e inevitabili.
Proprietà intellettuale: Non c’è un divieto totale sui brevetti delle sementi, ma sono previste misure di trasparenza per evitare monopoli da parte delle multinazionali.
Le due visioni contrapposte
Favorevoli (Scienziati e associazioni agricole): la considerano una svolta necessaria per creare colture resistenti alla siccità e ridurre l’uso di pesticidi di fronte al cambiamento climatico.
Contrari (Ambientalisti e settore bio): denunciano la perdita del principio di precauzione e del diritto di scelta del consumatore a causa della mancata etichettatura dei prodotti NGT-1.



