Palazzo Presta, un gioiello di design, cultura e tradizione

Palazzo Presta, un gioiello di design, cultura e tradizione

Palazzo Presta, un gioiello di design, cultura e tradizione

Gli ultimi raggi di sole trafiggono con gentile forza la mente nel tramonto a Sud Est, che nella prospettiva dello Jonio si intreccia con le sue architetture in pietra, esaltandone le cromature e rendendo l’atmosfera magica e rassicurante.

Addentrandosi nei pittoreschi e ancora non brulicanti vicoletti della caratteristica isola su cui sorge la città antica, si scorge la sagoma del Palazzo Presta.

Ospitato in un edificio del XVII secolo, finemente restaurato, il boutique hotel rappresenta un punto d’incontro tra design, cultura e tradizione mediterranea, pensato come una vera e propria “casa per viaggiatori” capace di fondere con equilibrio identità salentina e prospettive internazionali.

In questo contesto si consolida l’esperienza culinaria del “Lazzaro & Caterina”, il ristorante fiore all’occhiello della struttura gallipolina, guidato da ben sei anni dallo chef Vincenzo Stifani. Salentino, classe ’90, ha intrapreso il percorso culinario da autodidatta, per pure passione, puntando a valorizzare in modo concreto e innovativo la materia prima, senza stravolgere la classicità della tradizione locale.

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Palazzo Presta – Chef Vincenzo Stifani

In occasione della cena di presentazione riservata alla stampa, tenutasi lo scorso 16 Aprile, è stato presentato in anteprima un nuovo percorso degustazione che esprime pienamente la filosofia culinaria di fondo del progetto: non una carta precostituita, ma un menù inedito capace di sviluppare al meglio stagionalità e produzioni locali, con un focus di partenza, ovviamente, incentrato sul mare.

La degustazione, infatti, ha preso il via con una tartare di branzino accompagnata da sponsale, champonzu e lime, seguita da un crudo di seppia con melograno e latte di mandorla amara, una piacevole congiunzione di due elementi identitari del paniere di prodotti gallipolino (e salentino in generale).

Palazzo Presta-Crudo di seppia
Palazzo Presta-Crudo di seppia
Palazzo Presta - Tartare di branzino
Palazzo Presta – Tartare di branzino

Il gambero viola, altro prodotto iconico, ha contribuito a tracciare il solco della cena in una duplice veste: dapprima in una versione fritta dalla piacevole connotazione da “comfort food”, “tra catalana e salsa cocktail”, e, poi, in una versione in essenza al sale vivo, a sottolinearne purezza e qualità.

Tra le portate anche il polpo tonnato, rilettura originale di un classico, e un primo piatto tra intensità e  mezze maniche affumicate con burro alle alici, spuma di anemoni (anche queste una perla della tradizione marinara gallipolina), kaffir lime fermentato e olio alle erbe. A chiudere il percorso, una pavlova capace di far compiere al palato ed alla mente un salto tra Australia e Nuova Zelanda.

Palazzo Presta – Mezze maniche affumicate

Ad accompagnare la degustazione, il vino EDDA delle Cantine San Marzano (un blend di 80% Chardonnay e 20% vitigni autoctoni), espressione del territorio pugliese, insieme a una proposta beverage coerente con lo stile della casa, curata con dedizione da Mirko Quarta. Due i cocktail presentati: il “Venturo”, con Fino Sherry Tio Pepe e soda all’oolong, e il “Bourbon & Butter”, con vermouth rosso ossidato, banana e caffè: entrambi drink molto versatili nell’accostamento, in simbiosi tra mediterraneità ed esotismo.

Completa l’esperienza la Terrazza Presta, rooftop panoramico affacciato sul Mar Ionio, dove la mixology incontra il paesaggio urbano e marino della città antica.

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E dove sorseggiare un drink diviene un’esperienza senza eguali. 

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Classe 1996, mi formo tra numeri e parole: Economia dopo la maturità classica, e oggi sono dottore commercialista e giornalista freelance: mi occupo non solo di food ma anche di cronaca e politica. Mi definisco un cittadino del Sud, un universo sconfinato che provo a conoscere giorno dopo giorno. Ho radici partenopee e salernitane, vivo la Puglia, conosco e frequento regolarmente la Basilicata e la Calabria. La mia prospettiva osservazionale è quella del territorio e delle sue peculiarità. Mi piace assaporare la magia di quel crogiolo di produzioni, identità e atmosfere tutte da gustare, lungo quel fil rouge ideale che va da Capo Miseno a Santa Maria di Leuca. Apprezzo un locale non solo per i piatti, ma anche per la storia che ha alle spalle.
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