Per le Ceneri scopetòn e renghe

Per le Ceneri scopetòn e renghe

La tradizione dello scopetòn in particolare il Mercoledì delle Ceneri, è un’antica usanza che segna la fine del Carnevale e l’inizio della Quaresima.

Un rito gastronomico e popolare che celebra il passaggio dal “grasso” al “magro” attraverso il consumo di pesce conservato e vari rituali

Pe Cinise si mangje le renghe: Per le Ceneri si mangia l’aringa.

Eh si il Mercoledì delle Ceneri, in Friuli e nel Veneto, è tradizione mangiare polenta e scopetòn o polenta aringa. È un piatto “povero” che rispetta il digiuno e la penitenza quaresimale.

Che cos’è lo Scopetòn: è una sardina di grandi dimensioni, conservata sotto sale o affumicata.

La manifestazione più celebre si svolge a Erto e Casso, in provincia di Pordenone).

Gli abitanti, in abito da boscaioli, trascinano un grosso scopetòn per le vie del paese, talvolta accompagnato da un asino o una capra, rappresentando la fatica del lavoro e il sacrificio del periodo di digiuno.

Al grido del capo boscaiolo che chiama al colpo, tutti devono tirare con forza per fare avanzare il tronco, fingendo sforzi enormi.

Aringa Marina Spili

Un momento comunitario per lasciare alle spalle l’allegria del Carnevale e prepararsi alla Quaresima.

Protagonisti sono gli uomini avvolti nelle loro mantelle, calzano scarponi chiodati, in testa hanno cappellacci e al collo un fazzoletto e portano con sé gli attrezzi tipici del bosco: la barìl (barilotto per l’acqua), funi col stròth (chiodo con anello per il traino), al thapìn, (zappino), utili per il trascinamento de le tàie (dei tronchi), manére (scuri), la frétola (portantina in legno).

Sul viso, alcuni portano ancora qualche segno del carnevale, baffi dipinti e occhialoni. Cosi si legge nel sito dell’albergo diffuso valcellinavalvajont.it

Dai focolari escono le catene che servivano ad appendere il paiolo per cuocere l’immancabile polenta, che insieme al formaggio, costituiva il cibo giornaliero.

Sulla pala di un vecchio badile troneggia el scopetón e intorno un groviglio di corde e catene, le cui estremità sono tenute in mano dai boscaioli, formando un lungo traino. foto

La quaresima per i friulani è il periodo della renga (aringa), fin dai tempi del Concilio di Trento, quando aringa e baccalà consentivano di rispettare il precetto.

Si racconta che un tempo, non tanti decenni fa, nei momenti di povertà un’aringa affumicata venisse appesa sopra il tavolo per tutta la famiglia, in modo che ciascuno potesse insaporirvi la propria fetta di polenta.
Ancora ricordo quando da piccolo in famiglia si andava a messa per ricevere la “cenere” sul capo e poi via a mangiare l’aringa in qualche locale, accompagnata da una buona polenta abbrustolita e annegata nella cipolla acida.

Scrive sul piccoloartusi.weebly.com il caro amico Marco Furmenti, dal quale impariamo anche una ricetta e lo ringraziamo per la foto.

A ricordo di quei tempi e di questa stupenda tradizione del nord est italiano vi presento l’aringa alla friulana.

aringa alla friulana

Ingredienti per 4 persone

  • 4 aringhe fresche
  • 3 cipolle grandi
  • 8 fette di polenta compatta preparata il giorno prima
  • 4 bicchieri di aceto bianco
  • olio extravergine di oliva
  • pepe nero macinato fresco
  • sale

Procedimento

  • Aprire l’aringa praticando un’incisione sulla pancia ed eviscerarla. Ricavare i due filetti.
  • Tagliare la cipolla a julienne e farla rosolare a fuoco vivo in una padella antiaderente.
  • Sfumare con 2 bicchieri di aceto e aggiungere 2 bicchieri di acqua per farla appassire per bene.
  • Condire bene con sale e pepe. Se necessario, aggiungere dell’aceto.
  • In un altro saltiere, far abbrustolire velocemente la polenta tagliata a quadretti.
  • In un cucchiaio di olio, rosolare velocemente i filetti di aringa  partendo dalla parte della pelle.
  • Condire con un pizzico di sale e abbondante pepe macinato fresco.
  • A metà cottura sfumare con l’aceto rimasto.
  • Servire caldo.

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Friulana di nascita, triestina di adozione. Quanto basta per conoscere da vicino la realtà di una regione dal nome doppio, Friuli e Venezia Giulia. Di un'età tale da poter considerare la cucina della memoria come la cucina concreta della sua infanzia, ma curiosa quanto basta per lasciarsi affascinare da tutte le nuove proposte gourmettare. Studi di filosofia e di storia l'hanno spinta all'approfondimento e della divulgazione. Lettrice accanita quanto basta da scoprire nei libri la seduzione di piatti e ricette. Infine ha deciso di fare un giornale che racconti quello che a lei piacerebbe leggere. Così è nato q.b. Quanto basta, appunto.
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