Perché ci piace così tanto il crunch?

Perché ci piace così tanto il crunch

Perché ci piace così tanto il crunch?

ASMR, cervello e il piacere quasi fisico dei suoni del cibo

 

A quanti di noi è capitato di aprire un social e imbattersi in video dove il protagonista non è soltanto il cibo, ma il rumore che produce?

Il coltello che attraversa una panatura perfetta. La crosta che si spezza lentamente. Il morso amplificato di una patatina. Le dita che sfiorano la confezione prima di aprirla.
Il cucchiaio che rompe la superficie croccante di un dolce.

E poi, quel suono: netto, pulito, quasi ipnotico.

Un crunch così soddisfacente da farci venire voglia di mangiare qualcosa anche quando non abbiamo davvero fame.

Negli ultimi anni questi contenuti sono diventati virali ovunque. Li troviamo su TikTok, Instagram, YouTube. E quasi sempre vengono accompagnati da una sigla che ormai conosciamo tutti: ASMR.

Ma la domanda interessante è un’altra.

Perché ci piace così tanto sentire qualcuno rompere, tagliare, mordere un cibo croccante?

Non è solo fame. È una risposta sensoriale

La prima cosa da capire è che il piacere che proviamo davanti a questi suoni non riguarda soltanto il gusto.

Riguarda il cervello.

Mangiare è una delle esperienze più multisensoriali che esistano: non coinvolge solo il sapore, ma anche la vista, l’olfatto, il tatto e soprattutto l’udito.

Sì, anche l’udito.

Da anni gli studi sulla percezione alimentare mostrano che il cervello associa alcuni rumori a idee molto precise: freschezza, qualità, sicurezza, appagamento.

Un alimento croccante comunica inconsciamente qualcosa di positivo.

Il crunch di una patatina, di una panatura o del pane appena sfornato viene interpretato dal cervello come segnale di freschezza e piacere immediato.

È quasi una scorciatoia sensoriale.

Il rumore del cibo ci fa sentire” il piacere

Pensiamoci bene: una mozzarella filante è bella da vedere, ma una panatura che si rompe facendo rumore sembra immediatamente più soddisfacente.

Perché?

Perché il suono rende il piacere più fisico.

Lo amplifica.

Ci fa percepire la consistenza ancora prima del gusto.

Ed è qui che i social hanno capito perfettamente come catturare la nostra attenzione: non basta più mostrarci il cibo. Bisogna farcelo quasi sentire in bocca.

ASMR: quando il cervello cerca calma attraverso i suoni

Il termine ASMR significa Autonomous Sensory Meridian Response (Risposta Sensoriale Meridiana Autonoma) e descrive quella sensazione di rilassamento, piacere o lieve formicolio che alcune persone provano ascoltando determinati suoni ripetitivi o delicati.

Sussurri.
Carta che si piega.
Pennelli.
Pioggia.
E naturalmente: cibo croccante.

Non tutti reagiscono allo stesso modo, ma il principio è interessante: alcuni suoni aiutano il cervello a rallentare, a concentrarsi sul presente, quasi a entrare in una piccola trance sensoriale.

E il crunch funziona perfettamente perché unisce due cose molto potenti:

  • prevedibilità
  • ricompensa immediata

Il cervello sente il rumore e sa già che quel gesto sarà soddisfacente.

Cosa succede davvero nel cervello quando ascoltiamo in modalità ASMR

Negli ultimi anni l’ASMR è diventato oggetto di studio anche per neuroscienziati e psicologi, proprio perché milioni di persone descrivono sensazioni molto simili davanti agli stessi stimoli sonori: rilassamento, piacere, calma improvvisa, a volte perfino un leggero formicolio che parte dalla testa e scende lungo il corpo.

E no, non è soltanto suggestione.

Alcuni studi con risonanza magnetica funzionale hanno mostrato che durante l’ASMR si attivano aree cerebrali collegate alla ricompensa, all’emozione, all’attenzione e alla sensazione di benessere.

In particolare sembrano coinvolti:

  • il nucleus accumbens, legato al piacere e alla gratificazione;
  • l’insula, che aiuta il cervello a percepire le sensazioni corporee;
  • alcune aree associate all’empatia e alle relazioni sociali.

Ed è forse questo uno degli aspetti più interessanti: molti studiosi ipotizzano che l’ASMR funzioni perché il cervello interpreta quei suoni come segnali di attenzione, cura e vicinanza.

Un po’ come quando qualcuno cucina vicino a noi, taglia lentamente il pane, prepara qualcosa con calma, oppure ci fa sentire al sicuro attraverso piccoli rumori familiari.

Anche il crunch del cibo potrebbe funzionare così.

È un suono netto, prevedibile, immediatamente riconoscibile. Il cervello lo associa a qualcosa di fresco, soddisfacente, “giusto”.

E per qualche secondo tutto il resto si abbassa di volume.

Perché alcuni video ci rilassano quasi come una carezza?

La cosa sorprendente è che molte persone usano davvero l’ASMR per calmarsi, dormire meglio o ridurre l’ansia.

Alcuni studi hanno osservato che durante la visione di contenuti ASMR il battito cardiaco tende ad abbassarsi, mentre aumenta una sensazione generale di rilassamento.

È quasi un paradosso contemporaneo: viviamo immersi in contenuti velocissimi e iperstimolanti, ma poi passiamo ore a guardare qualcuno che taglia lentamente una cotoletta croccante o rompe la superficie di un dolce con un cucchiaino.

Forse perché il cervello, a un certo punto, cerca esperienze semplici. Ripetitive. Prevedibili. Quasi rassicuranti.

Il crunch è diventato spettacolo

Negli ultimi anni il cibo è cambiato anche esteticamente. Pensiamo agli smash burger schiacciati sulla piastra. Alle mille riprese ravvicinate delle panature. Ai video delle sfoglie che si rompono lentamente. Ai coltelli che attraversano strati perfetti di croccantezza. Non è casuale. Il crunch oggi è diventato contenuto.

Perché sui social funziona tutto ciò che riesce a dare una gratificazione immediata, anche solo attraverso uno schermo.

E il rumore del croccante è una delle gratificazioni più rapide che esistano. Lo senti e il cervello reagisce subito.

Perché ci rilassa così tanto?

Forse perché viviamo immersi in rumori caotici, veloci, imprevedibili. Notifiche. Traffico. Persone che parlano continuamente.Video montati troppo in fretta.

Il crunch, invece, è un suono semplice. Pulito. Ha un inizio e una fine chiari. È quasi rassicurante. E in un mondo che ci sovrastimola continuamente, il cervello finisce per affezionarsi a esperienze sensoriali immediate, comprensibili e controllabili.

Non guardiamo soltanto il cibo. Lo immaginiamo

Forse è questo il vero punto. Quando sentiamo quel rumore non stiamo solo osservando qualcuno mangiare. Stiamo immaginando la consistenza. La croccantezza. Il piacere del morso.

Il cervello, in parte, vive già l’esperienza anche senza aver assaggiato nulla. Ed è probabilmente per questo che continuiamo a guardare quei video anche quando sappiamo che sono tutti uguali. Perché il crunch non parla soltanto al gusto. Parla all’anticipazione del piacere.

Forse ci piace perché ci riporta nel presente

In fondo il crunch è una cosa molto semplice. Un rumore breve. Un gesto immediato.
Una soddisfazione chiara.

E forse il motivo per cui ci affascina tanto è proprio questo: per un attimo interrompe il rumore mentale continuo in cui viviamo. Ci costringe a fermarci e ad ascoltare. Anche solo per pochi secondi.

In un mondo che ci chiede continuamente attenzione, è proprio questa piccola tregua sensoriale a sembrarci così irresistibile

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Mi chiamo Francesca Pappacena e racconto il cibo da dentro. Ho studiato psicologia, ho fatto l’impiegata in una fabbrica di pomodori, l’addetta stampa in un’agenzia romana, la commessa da Gucci, l’assistente alla poltrona da una ginecologa, la social media manager. In pratica, ho cambiato più ruoli di una posata in una cena di gala. Ma in ognuno ho sempre cercato la stessa cosa: capire come stanno davvero le cose. Ho scritto e fatto editing per BBQ4All, ho solo scritto per Gastronomica-Mente e Il Bugiardino, realtà diverse che mi hanno insegnato molto. Ho fondato “I Segreti di Stilla”, una linea di gin artigianali con tre etichette – Sei Nove, Nove Zero e Zero Sei – con tre caratteri diversi: balsamico, erbaceo e fruttato. Come le persone, ma più trasparenti. Mi occupo di cibo di qualità, diritti umani e cultura agricola. Sto anche dando vita a una realtà che racconti perché le tradizioni contadine non sono folclore, ma radici da difendere (e da viversi lentamente). Dietro la Pappa è il mio spazio di scrittura: un luogo dove racconto storie di cibo, vita vera e lavoro, servite senza fronzoli.
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