Pinot Nero sul Taburno: l’oro che sorprende il vino campano

Pinot Nero sul Taburno: l’oro che sorprende il vino campano

A quasi mille metri di altitudine, sul versante sannita del Monte Taburno, il Pinot Nero parla campano.

È una storia ancora giovane, ma già capace di richiamare l’attenzione della viticoltura italiana: quella di Cosimo Capasso Vini di Montagna , azienda agricola fondata nel 2020 a Tocco Caudio, in provincia di Benevento.

Il Campania Rosso IGP Pinot Nero Elite Cru 2024 ha ottenuto la Medaglia d’Oro alla 34ª edizione del Mondial des Vins Extrêmes , il concorso internazionale del CERVIM dedicato alla viticoltura eroica, di montagna, di forte pendenza e delle piccole isole.

Alla medaglia si aggiunge il Premio Speciale “CERVIM Futuro 2026” , assegnato alla realtà guidata da un viticoltore under 35 con il miglior punteggio assoluto.

Il concorso si è svolto il 25 e il 26 agosto a Châtillon, in Valle d’Aosta, e ha riunito oltre mille vini provenienti da più di venti Paesi.

Il dato più sorprendente è un altro: le bottiglie non sono ancora arrivate sul mercato.

La commercializzazione della nuova gamma è annunciata per l’inizio del 2027, eppure il progetto ha già raccolto un doppio riconoscimento internazionale.

La mancanza dell’alta quota

Cosimo Capasso, 33 anni, non proviene da una famiglia di vignaioli.

La sua è una scelta imprenditoriale netta: coltivare Pinot Nero e Chardonnay in montagna, tra gli 800 e i 1.000 metri di quota, nel territorio di Tocco Caudio.

Non è una zona associata automaticamente ai grandi vitigni internazionali.

È proprio qui che si colloca l’elemento più interessante dell’operazione: non rincorrere modelli esterni, ma verificare se un ambiente montano del Taburno possa esprimere un’identità originale attraverso varietà esigenti.

L’altitudine, le escursioni termiche, la luce ei terreni di montagna possono contribuire a preservare acidità, tensione e finezza aromatica.

Elementi essenziali soprattutto per un vitigno come il Pinot Nero, capace di grandi risultati ma difficile da interpretare con continuità.

«Conquistare la Medaglia d’Oro e il Premio CERVIM Futuro prima ancora di essere distribuiti nei canali ufficiali è una conferma straordinaria del lavoro fatto e della vocazione del nostro territorio», afferma Capasso.

«Il Pinot Nero in Campania è una sfida pionieristica: un’espressione estrema di freschezza, finezza e verticalità che il Taburno può regalare se coltivato ad alta quota con dedizione sartoriale».

I vigneti sono seguiti con la consulenza agronomica ed enologica di Pierpaolo Sirch , con l’applicazione del metodo Simonit & Sirch per la potatura e la gestione della chioma.

Il progetto utilizza inoltre selezioni clonali dei Vivai Guillaume.

Sono scelte che parlano di precisione viticola: ridurre lo stress della pianta, accompagnarne la longevità e cercare un equilibrio tra vigore, maturazione e qualità dell’uva.

L’approccio tecnico, però, non sostituisce il territorio: serve piuttosto a interpretarlo con maggiore consapevolezza.

L’azienda lavora su dieci ettari vitati, con una produzione annua stimata attorno alle 10.000 bottiglie . Numeri contenuti, coerenti con una viticoltura di montagna che punta sulla cura dei dettagli più che sui grandi volumi.

Prima il bianco, poi l’oro

Prima del Pinot Nero, Capasso aveva già presentato il Campania Bianco IGP Chardonnay 2023 , prima annata della cantina, prodotto in tiratura limitata e numerata.

Il vino ha ottenuto 91 punti da James Suckling e 90 punti da Antonio Galloni per Vinous, secondo quanto comunicato dall’azienda.

Anche il packaging è parte del progetto. Lo Chardonnay 2023 ha ricevuto la Medaglia di Bronzo al Vinitaly Design Award 2025 ed è stato finalista ai Pentawards. Etichetta e bottiglia, firmate dal designer Mario Di Paolo, richiamano il mito di Ercole; le chiusure monopezzo sono realizzate da Molinas.

Non è soltanto estetica.

Nel vino contemporaneo, bottiglia, etichetta e racconto visivo sono parte della riconoscibilità dell’impresa, soprattutto per una realtà giovane che si affaccia su mercati competitivi.

Verso il mercato nel 2027

I vini di Cosimo Capasso Vini di Montagna saranno distribuiti dall’inizio del 2027 in alta ristorazione, enoteche di ricerca e attraverso un sistema di allocazione riservato a clienti e partner selezionati.

Una scelta coerente con la rarità dei lotti, la produzione limitata e la volontà di posizionarsi in una fascia attenta alla qualità.

L’oro del Mondial des Vins Extrêmes non chiude un percorso. Lo apre.

La domanda ora non è soltanto se il Pinot Nero possa crescere sul Taburno, ma quanto lontano possa arrivare un vino di montagna nato in Campania, lontano dalle aree più prevedibili eppure già capace di farsi ascoltare.

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Di formazione classica sono approdato al cibo per testa e per gola sin dall’infanzia. Un giorno, poi, a diciannove anni è scattata una molla improvvisa e mi sono ritrovato sempre con maggior impegno a provare prodotti, ad approfondire argomenti e categorie merceologiche, a conoscere produttori e ristoratori. Da questo mondo ho appreso molte cose ma più di ogni altra che esiste il cibo di qualità e il cibo spazzatura e che il secondo spesso si mistifica fin troppo bene nel primo. Infinitamente curioso cerco sempre qualcosa che mi dia quell’emozione che il cibo dovrebbe dare ad ognuno di noi, quel concetto o idea che dovrebbe essere ben leggibile dietro ogni piatto, quella produzione ormai dimenticata o sconosciuta. Quando ho immaginato questo sito non l’ho pensato per soddisfare un mio desiderio di visibilità ma per creare un contenitore di idee dove tutti coloro che avevano piacere di parteciparvi potessero apportare, secondo le proprie possibilità e conoscenze, un contributo alla conoscenza del cibo. Spero di esservi riuscito. Il mio è un viaggio continuo che ho consapevolezza non terminerà mai. Ma è il viaggio più bello che potessi fare.
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