Piramide USA: come ti estinguo un popolo

Piramide USA: come ti estinguo un popolo

L’amministrazione Trump ha scelto uno slogan accattivante – “Eat real food” – per vendere una rivoluzione alimentare che, guardata da vicino, sembra più un azzardo politico che un passo avanti scientifico.

La nuova piramide rovesciata mette proteine animali e latticini interi alla base, spinge in alto cereali integrali e carboidrati complessi e demonizza in blocco gli oli di semi, nonostante decenni di studi vadano in direzione opposta.

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La logica dichiarata è semplice: basta “guerra alle proteine”, via libera a bistecche, carne macinata, pollame, latte intero e burro, purché “cibo vero”.

Le raccomandazioni parlano di 0,54–0,73 grammi di proteine per libbra di peso corporeo al giorno, una quota significativa che, di fatto, alza l’asticella di carne e formaggi nella dieta media.

La piramide visiva colloca proprio questi alimenti nella zona di massima priorità, relegando i cereali integrali in alto, insieme a ciò che la vecchia letteratura considerava “da limitare”.

Fin qui si potrebbe parlare di una variante “low carb” più spinta, ma il nodo vero è un altro: la disinvoltura con cui Robert F. Kennedy Jr. liquida gli oli vegetali (soia, canola, mais) come dannosi, senza portare in dote una sola metanalisi robusta.

Al contrario, gran parte della letteratura – dalle linee guida dell’American Heart Association alle review su Lancet e NEJM – indica da anni che la sostituzione parziale di grassi saturi con grassi insaturi riduce il rischio cardiovascolare.

Qui, invece, si invita esplicitamente a cucinare con burro e sego bovino, mantenendo formalmente il limite del 10% di calorie dai saturi, ma di fatto spingendo il pubblico in quella direzione.

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Il contesto non è neutro.

Gli Stati Uniti viaggiano con una prevalenza di obesità adulta oltre il 42% e una incidenza di diabete tipo 2 intorno al 14%, tra le più alte del mondo industrializzato.

In un Paese dove il 60% delle calorie arriva da prodotti ultra-processati, rilanciare un modello iperproteico, ricco di saturi, senza lavorare seriamente su qualità dei carboidrati (integrali vs raffinati) e riduzione degli zuccheri aggiunti, sembra quanto meno miope.

La comunità scientifica, infatti, non è tenera.

L’American Heart Association ricorda che l’evidenza a favore di cereali integrali, legumi, frutta e verdura come base quotidiana resta solidissima e che l’eccesso di grassi saturi rimane un fattore di rischio per coronaropatie.

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Harvard T.H. Chan School, in studi di coorte su centinaia di migliaia di persone, continua a indicare la dieta mediterranea – ricca di carboidrati complessi, olio d’oliva, legumi e pesce – come modello associato a minore mortalità per tutte le cause, mentre i pattern dietetici high-protein, soprattutto se centrati su carni rosse e processate, mostrano performance peggiori nel lungo periodo.

In più, c’è il tema della credibilità della fonte. RFK Jr. non è un volto neutro della sanità pubblica.

Arriva da anni di militanza nel mondo no-vax, ha legato il proprio nome a accuse smentite su vaccini e autismo, ha promosso tagli alla ricerca su mRNA e rimosso comitati scientifici critici.

Vederlo oggi ridisegnare la piramide alimentare, andando contro il consenso di cardiologi ed epidemiologi, alimenta il sospetto che la mossa risponda più a un’agenda ideologica (e identitaria: carne, burro, “America vera”) che a una reale volontà di ridurre obesità e diabete.

Da osservatore, la sensazione è che si stia passando da un eccesso all’altro: prima anni di messaggi confusi che mettevano nello stesso calderone carboidrati raffinati e integrali; ora un ribaltamento che rischia di buttare via il bambino con l’acqua sporca.

Nessuno nega che gli USA debbano ridurre drasticamente zuccheri, junk food e farine bianche; ma farlo spostando l’asse su più carne rossa e saturi, in un Paese già iper-ammalato di malattie cardiometaboliche, sembra più una scommessa identitaria che un piano di salute pubblica.

Se l’obiettivo è davvero evitare di “estinguere un popolo”, la strada che la scienza continua a indicare – con noiosa, ma solida coerenza – resta un’altra: più vegetali, più legumi, più integrali, meno ultra-processati, meno carne rossa.

Il resto è narrativa. E con la narrativa, purtroppo, non si abbassano né la glicemia né il colesterolo.

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Di formazione classica sono approdato al cibo per testa e per gola sin dall’infanzia. Un giorno, poi, a diciannove anni è scattata una molla improvvisa e mi sono ritrovato sempre con maggior impegno a provare prodotti, ad approfondire argomenti e categorie merceologiche, a conoscere produttori e ristoratori. Da questo mondo ho appreso molte cose ma più di ogni altra che esiste il cibo di qualità e il cibo spazzatura e che il secondo spesso si mistifica fin troppo bene nel primo. Infinitamente curioso cerco sempre qualcosa che mi dia quell’emozione che il cibo dovrebbe dare ad ognuno di noi, quel concetto o idea che dovrebbe essere ben leggibile dietro ogni piatto, quella produzione ormai dimenticata o sconosciuta. Quando ho immaginato questo sito non l’ho pensato per soddisfare un mio desiderio di visibilità ma per creare un contenitore di idee dove tutti coloro che avevano piacere di parteciparvi potessero apportare, secondo le proprie possibilità e conoscenze, un contributo alla conoscenza del cibo. Spero di esservi riuscito. Il mio è un viaggio continuo che ho consapevolezza non terminerà mai. Ma è il viaggio più bello che potessi fare.
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