“Praesentia, gusto di Campania. Divina”: otto tappe per una regione unica

battilocchio

“Praesentia, gusto di Campania. Divina”: otto tappe per una regione unica

Il Gran Finale di Praesentia è andato in scena al Museo MADRE di Napoli lo scorso 7 dicembre, per celebrare l’Arte del Pizzaiuolo Napoletano Patrimonio UNESCO, con showcooking stellati, degustazioni, vini, birre e dolci tradizionali.

Praesentia – otto tappe in Campania

Tra il profumo della tradizione e la profondità di dialoghi glocal si è tenuta l’ultima tappa di “Praesentia, gusto di Campania. Divina”, valevole progetto promosso da Regione Campania e Agenzia Campania Turismo per la valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche, culturali e paesaggistiche della regione.

Non si poteva studiare migliore conclusione per il ciclo di 8 tappe. Un ciclo che ha saputo raccontare l’eredità di una Campania ancora inedita e di una Napoli in costante fermento.

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Una città in cui coesistono visione e passato, ricerca e desiderio di diffondere una rinnovata consapevolezza dell’”essere campani”.

Un racconto introspettivo e prospettico di una profonda identità territoriale che rivive quotidianamente in simboli, ritualità, saperi, luoghi e piatti iconici assurti nei secoli ad archetipo di un saper fare unico.

Praesentia”, sostenuto altresì da Rossana Romano (direttrice della Direzione Generale per le Politiche Culturali ed il Turismo) e dalla professoressa Elisabetta Moro (docente dell’Università di Napoli “Suor Orsola Benincasa” e curatrice scientifica dell’iniziativa), ha infatti inteso raccontare il contenuto immateriale del cibo, spostando l’attenzione dalla ricetta alle mani che la realizzano, dalla forma alla genesi che rende la tradizione un continuum di aneddoti, storie e confronti tra culture differenti.

La giornata finale

La giornata finale è stata volutamente organizzata lo scorso 7 dicembre presso il museo Madre del capoluogo partenopeo, per celebrare la pizza napoletana nel suo ruolo di ambasciatrice di un popolo e dei suoi valori.

Da cibo a simbolo, da saggezza popolare figlia di ristrettezze economiche a tradizione che sa reinventarsi rimanendo sempre fedele a sé stessa.

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La pizza non è un mero disco di pasta, dunque, ma una saggezza atavica indiscutibilmente contemporanea, capace com’è di “parlare al mondo” senza rompere il cordone ombelicale con le proprie origini.

Le pizze e la tradizione natalizia

L’incontro “Maestri e margherite dall’antichità al presepe”, grazie all’interessante intervento dell’antropologo Marino Niola (professore dell’Università Suor Orsola Benincasa e direttore del MedEatResearch), ha condotto il pubblico lungo un’avvincente ricostruzione storico-culturale della pizza, evidenziandone il passaggio da “alimento popolare” a custode di quella ritualità e di quell’arte ad oggi giustamente riconosciuta Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’Unesco.

Come ricordato dal Professor Niola, a Napoli, la pizza si carica infatti di significati, incontra quella genialità tutta partenopea che le attribuisce una dimensione pluridimensionale, inclusiva; tra i Quartieri, la pizza abbatte le diversità e le barriere.

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Figlia del grano, dell’acqua, del tempo.

Ma anche delle relazioni, dell’attesa e del saper fare.

E per questo depositaria di un linguaggio universale, in grado di omaggiare la storia, ma anche il “qui e ora”.

Un disco di pasta che sa parlare tante lingue e ascoltare con attenzione; un rituale quasi sacro e un cibo da onorare e non solo consumare.

Il momento più atteso dal pubblico, era showcooking finale.

Non è stato un mero susseguirsi di piatti, ma una condivisione autentica, un’occasione rara per ribadire il ruolo della pizza quale linguaggio nazional-popolare, quintessenza di una cultura secolare.

Enzo Coccia
Enzo Coccia

Condotto da Luciano Pignataro, lo showcooking ha visto protagonisti Enzo Coccia (patron della storica pizzeria “La Notizia” di Napoli) Roberta Esposito (anima de “La Contrada” di Aversa) e Peppe Daddio (della scuola Dolce&Salato).

Roberta Esposito
Roberta Esposito

Il menu della tappa finale

Il menu, uno spaccato della tavola delle feste natalizie, ha scavato tra i ricettari di famiglia, i profumi dei vicoli e tra i segreti tramandati di generazione in generazione.

Il battilocchio natalizio – una mezzaluna fritta ripiena di scarola e baccalà – e la Margherita classica di Enzo Coccia, sono un inno al passato e un omaggio del pizzaiolo ad una tradizione che si fa sacralità devozionale.

Margherita
Margherita

La Mastunicola e la Margherita bruciata di Roberta Esposito creano una piacevole liason tra memoria, cultura e gusto.

Mastunicola
Mastunicola

Il friariello e il peperone ‘mbuttunat di Peppe Daddio sono invece l’emblema goloso di una “Napoli mangiafoglie”. Un ingegno tutto partenopeo capace di creare piatti di carattere da ingredienti poveri.

i piatti di Peppe Daddio
i piatti di Peppe Daddio

Ad accompagnare le portate, la Cape ‘e fierro Strong Lager del birrificio artigianale Kbirr, realtà di Torre del Greco che coniuga il mondo brassicolo e l’arte contemporanea.

Oltre alla birra c’è il Gragnano Ottouve di Salvatore Martusciello, espressione liquida e frizzante della cultura vitivinicola della Penisola Sorrentina.

La degustazione

La degustazione, tenuta dalla giornalista enogastronomica Monica Piscitelli, ha permesso di cogliere l’eleganza di un rosso radicato nella storia e nella cultura della città.

Il percorso sensoriale si chiude con l’alta pasticceria a cura di Antonio Petricelli (Pasticceria Primavera, ai Vergini).

Lui ha conquistato il pubblico con il raffiolo a cassata, tipico dolce natalizio ricco di crema di ricotta, pan di Spagna e glassa.

raffiolo
raffiolo

Il caffè de Le Lazzarelle, proveniente dalla Casa Circondariale di Pozzuoli, chiude la sequenza gastronomica insieme al Nocino de I Curti di Sant’Anastasia della famiglia d’Alessandro.

L’ultimo capitolo di Praesentia ha dimostrato quanto Napoli sappia raccontarsi.

Si racconta attraverso le sue ricchezze, i suoi sapori inconfondibili e una cultura capace di rinnovarsi senza perdere le proprie radici.

La pizza fa parte di Napoli

La pizza, tra i piatti iconici della città, si è pertanto confermata non solo simbolo gastronomico, ma il linguaggio del futuro.

Tra forni accesi, racconti di maestri pizzaioli e richiami alla memoria storica della città, il disco di pasta diventa un ponte tra vicoli partenopei e visioni globali.

Con il rimando inconfondibile alla tradizione e l’apertura al cambiamento, Napoli ha celebrato sé stessa con orgoglio.

La città si è celebrata con quella risaputa operosità che sa trasformare la semplicità in essenza e la convivialità in patrimonio condiviso.

Una storia millenaria che continua. E migliora.

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Classe 1987, dopo una laura in Economia e Finanza ed un parallelo percorso in ambito enogastronomico, Manuela Mancino si specializza nella consulenza all’Ho.Re.Ca., ad aziende di produzione e nella selezione di cibi e vini. Da sempre appassionata di food&wine, traccia i profili della propria figura professionale in età adolescenziale, con l’obiettivo di acquisire le competenze necessarie ad impiantare l’assetto strategico, gestionale ed operativo degli operatori di settore. Tecnico assaggiatore di numerose materie prime (dal vino all’acqua, dai formaggi alla pasta, passando per i salumi), si dedica in maniera peculiare allo studio del settore olivicolo, divenendo Sommelier di olio, assaggiatore di olio e di olive da mensa. Con all’attivo la partecipazione a diversi panel e giurie di settore, continua a formarsi in tale ambito tra libri, campagne e altrettanta pratica. Convinta fautrice della sostenibilità, ne fa una mission nella vita privata e lavorativa, dedicandosi allo sviluppo di variegati progetti enogastronomici. In continuo viaggio tra l’Italia e all’estero, trova spunti interessanti per la propria attività di critica di settore, nella speranza di fornirne una visione trasversale ed una lettura “dal campo alla tavola”.
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