Può la pizza contribuire a far rinascere un piccolo borgo calabrese?
L’esperienza da “La Tavernetta” di Rocco Silvestri ad Oriolo, borgo sospeso tra Calabria e Lucania
La pizza può contribuire alla rinascita di un borgo, e l’attività di un giovane artigiano del gusto che vi è nato e crede nel suo sviluppo a rivitalizzarne le sue strade durante l’intero arco dell’anno.
Oriolo – piccolo paese dell’Alto Jonio Cosentino
È il caso di Oriolo, piccolo paese dell’Alto Jonio Cosentino di appena 1800 abitanti, all’ estremo lembo della provincia di Cosenza che guarda alla Lucania ed al Pollino. Da qualche anno il centro ha intrapreso un percorso virtuoso di crescita, favorito dal positivo binomio tra iniziativa pubblica e imprenditorialità.

Le conseguenze della frana del 2015, che procurò danni più che ragguardevoli a patrimonio immobiliare, imprese agrituristiche ed attività economiche, specie nella Frazione Santa Marina, si sono avvertite a lungo. E, con lo spopolamento progressivo che ha portato il borgo quasi a dimezzare la popolazione residente in circa trent’anni, svanirono quasi del tutto i timidi tentativi di inserirlo nei circuiti turistici della zona, già dagli anni ’90, favorendo l’integrazione tra mare e montagna e la connotazione come centro culturale, non sortirono pienamente gli effetti sperati.
Un radicale cambio di passo è stato visibile negli ultimi anni, con il ritorno di un sempre più ricco cartellone di eventi su impulso dell’amministrazione comunale ed una valorizzazione sempre maggiore del Rione Terra sovrastato dal Castello Aragonese.
Rocco Silvestri
Ma ad avere un impatto più che sensibile sulla crescita delle presenze nelle serate nella cittadina è stata l’iniziativa di un giovane imprenditore ed artista del gusto del territorio, Rocco Silvestri, che ha scelto di dare nuova vita alla storica trattoria di famiglia “La Tavernetta”, con vista sulla fortezza e sul Rione Terra, puntando su un prodotto: la pizza, e portando il paradigma della contemporanea in un’area sospesa tra Calabria e Basilicata, dove l’evoluzione del prodotto era rimasta decisamente limitata. Il locale, nato alla metà degli anni ’80 e soggetto ad un completo restyling nel 2023, presenta un’area interna dallo stile rustico tipico di una taverna ed una terrazza esterna in cui è possibile cenare nel periodo estivo approfittando della vista panoramica su monti e Castello Federiciano.
La chiave di volta del successo della pizza che si può sperimentare qui è l’impasto: farina 00 e tipo 1 con idratazione al 70% ed una percentuale del 30% di pasta di riporto: il risultato è un prodotto soffice, altamente digeribile, dal cornicione non eccessivamente pronunciato, ma inserito nell’alveo della scuola contemporanea.
I 5 fuori menù
Venendo alla ricca carta, che contempla un gran numero di pizze classiche, vale la pena di segnalare le cinque “fuori menù”, dai nomi originali e dai topping decisamente più ricercati. “Complessi” è realizzata con passata di datterino giallo, fiordilatte, polvere di carote viola, pesto di rucola, topping di arance (secondo stagionalità, c’è anche il Biondo Tardivo di Trebisacce, un unicum della produzione agricola dell’Alto Jonio), maionese al bergamotto e spalla di maialino cotta a bassa temperatura. L’ “Ipocondriaca” vede, invece, un topping a base di crema di scamorza affumicata, fiordilatte, patate silane, polvere di crusco, polpo, lardo di Patanegra e prezzemolo riccio fritto.
Più orientata ai sapori del mare è la “Logorroica”, con crema di zucchine, fiordilatte, carpaccio di spada, guanciale croccante, maionese al bergamotto, maionese alla cipolla rossa, composta di cipolle e prezzemolo. “Mi ascolti” abbina, invece, crema di zucca, fiordilatte, polvere di spinaci, topping di arance, spuma di ricotta, composta di cipolle rosse di Tropea, filetti di tonno, salvia fritta e prezzemolo riccio. New entry assoluta, entrata in menù qualche settimana fa, è un’altra pizza capace di fondere produzioni del territorio e sapori del mare: base di rucola, carpaccio di tonno rosso affumicato, carpaccio di melone cantalupo, polvere di olive nere, guanciale croccante e miele del Pollino.
Un’esperienza da sperimentare in un contesto nel quale difficilmente ci si aspetterebbe un prodotto di tale spessore: al termine, decisamente gradevole può risultare una passeggiata alla scoperta delle bellezze del centro storico in notturna, all’ombra della fortezza aragonese illuminata e di recente ristrutturata. Uno degli emblemi di un Sud che prova a ripartire facendo leva sulle sue radici e valorizzandole con l’estro e la creatività dei giovani che lo vivono ogni giorno.







