Lo stappo: Quando il carattere passa nel calice

Quando il carattere passa nel calice

Bionda senza averne l’aria.

Alexia Capolino Perlingieri
Alexia Capolino Perlingieri

Sorriso dolce, anche negli occhi affilati ed espressivi, da osservatrice acuta.

Fiera e ferma, Alexia Capolino Perlingieri è una donna dalle scelte nette, ma senza dogmi.

Ha lasciato l’alta finanza più di vent’anni fa per tornare nelle vigne avite di Castelvenere.

Il suo pensiero sul vino è riconoscibile, mai urlato. Parla di territorio, di origine, di qualità e di piacere.

Con convinzione.

Non c’è integralismo, ma determinazione nelle sue parole e nel tono con cui sono espresse.

Nessun giudizio su chi fa altro, né quella sottile supponenza che troppo spesso assumono i viticoltori dalle convinzioni forti e fuori mainstream.

Quando si passa ai calici, il tratto umano e intellettuale di Alexia emerge nella materia liquida.

Quante volte cerchiamo nel vino, senza trovarla, la personalità di chi lo produce?

Quante volte l’abbiamo trovata davvero?

Poche. Pochissime.

I vini Capolino Perlingieri stanno in questa ristretta selezione.

assaggio
assaggio

L’incontro avviene poco prima di Natale, all’Enoteca bar Elisa, dove ogni bottiglia ha una ragione per stare sullo scaffale.

Atmosfera raccolta, attenta, curiosa: il contesto giusto per una degustazione senza fronzoli, non ingessata, in cui i bevitori dialogano francamente con la vignaiola.

Dodici ettari vitati, cinque di oliveto.

Bianchi di Fiano, Greco e Falanghina; rossi di Sciascinoso e Aglianico.

Acciaio per tutti, tranne l’Aglianico Talento, che vede il legno solo quando l’annata lo merita.

Niente malolattica per Fiano e Greco, bâtonnage e un anno di affinamento in bottiglia.

Bianchi che non ammiccano, rossi che non sovrastano. Tutto è riconoscibilità, con una quota di stupore.

I vini di Capolino Perlingieri non inseguono mode né scorciatoie: rispettano il vitigno, evitano sovrastrutture, mantengono una cifra riconoscibile, cercano bevibilità senza compromettere sincerità e complessità.

Coerentemente con questa impostazione, la cantina sceglie l’IGT per tutti i vini, rinunciando alla DOC pur potendola rivendicare.

Una decisione che nasce dal rifiuto della burocrazia e dal desiderio di restare libera nelle scelte produttive.

Fa eccezione il Talento, che rivendica la DOC, ma è la vendemmia del 2015.

Anche l’identità visiva segue la stessa linea di pensiero. Le etichette sono firmate da Oreste Zevola: non decorazioni, ma segni.

Materici, con figure classicheggianti a evocare radicamento e personalità.

I calici della serata

Nembo – Fiano 2022

Il Nembo nasce da un vigneto posto a 300 metri di altitudine, su terreni argillosi. È un Fiano di grande struttura, che mantiene una spiccata finezza. La mineralità è evidente, la freschezza salina accompagna un sorso che si allarga progressivamente, fino a una chiusura avvolgente, quasi vellutata. I 13 gradi alcolici sono gestiti con una naturalezza disarmante. Al naso fiori bianchi e frutta secca, poi – in chiusura – un ammadorlato appena accennato, lieve come un ricordo.

Nembo
Nembo
Vento – Greco (2022, 2020, 2015, 2013)

Il Vento 2022 è ancora in fase di definizione: mineralissimo, quasi sulfureo, con fiori bianchi che sembrano emergere da sotto una zolla calda. Scavando, arriva la pesca. È immaturo, ma già affascinante.

Il 2020 cambia passo: colore più dorato, meno tagliente, più avvolgente. La mineralità resta, ma si smussa, integrandosi in un equilibrio che privilegia la bevibilità. Persistono gli agrumi, mentre i frutti a pasta bianca prendono spazio.

Il 2015 è una parentesi enigmatica: non liquoroso, non più giovane, ma sorprendentemente sospeso. Come se fosse in una pausa di riflessione.

Il 2013, invece, è una piccola lezione di grazia. Le note tipologiche si attenuano, ma quella lievità si traduce in una gradevolezza profonda.

È un Greco vivace nel colore e nel sorso, con una freschezza soave, quasi sensuale.La sommelier sul campo che mi accompagna allunga lo sguardo, sbircia i miei appunti, mi guarda e approva. Senza aggiungere altro.

Vento
Vento
Sciascì – Sciascinoso 2021

Qui c’è una storia di famiglia: la madre di Alexia conserva questo vitigno, lo protegge, lo tramanda. Lungimiranza pura. Sciascì oggi è 100% Sciascinoso, senza legno. Colore profondo, naso terroso ma luminoso: tabacco, fogliame, cioccolato, mammole. Bosco sì, ma senza cupezza. È un bosco attraversato dalla luce. In bocca il tannino si avverte, ma è educato, delizioso. L’obiettivo è la bevibilità, e il risultato è centrato.

Sciascì
Sciascì
Talento – Aglianico 2015

Il Talento è l’eccezione che conferma lo stile. Rubino vivace, naso complesso: cioccolato, terra, violetta, cuoio, pepe. La bocca è amarostica, fresca, con un tannino che sembra arretrare e poi tornare, lasciando sempre una sensazione di pulizia. Amarena e marasca nitide. Macerazione oltre i 30 giorni sulle bucce, due anni in tonneau da 500 litri (tostatura media), almeno due anni in bottiglia (quando esce). Mille bottiglie soltanto, su una produzione di circa 25mila. Aglianico da clone di Taurasi. Non un vino muscolare, ma profondo e coerente.

Una chiusura necessaria

Nella terra della quantità e dei cori, Capolino Perlingieri offre una fuga.

In senso musicale: un contrappunto paziente e orgoglioso sui vitigni tipici.

E sì, ci ha rapito.

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Zang tumb tumb è il rumore del suo passo, del suo cuore e della sua mente. Giornalista, commercialista e docente, ha collaborato con diverse testate giornalistiche (Roma, Sannio quotidiano, giancristianodesiderio.com, Sonar Magazine), scrivendo di enogastronomia, cultura e paesaggi umani. Nel 2019 è stato premiato dal Centro Pannunzio di Torino come finalista del Premio Mario Soldati, sezione enogastronomia, per un articolo sui vini delle Cinque Terre. Nel 2021 ha pubblicato L'ingordo. La gola, il vino, le donne, il piacere e il dolore della forchetta. Ha un blog (www.ilgourman.it) su cui scrive saltuariamente storie ispirate alla sua relazione segreta e pubblica con Irene. È un lettore accanito, cinefilo indefesso e animatore di convivi. Vive con tre donne: Marina, Anna Stella e Marialaura. Insomma, fa… tante cose. Ma tutte con gusto.
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