Quando il nome di un ristorante anticipa l’esperienza
- Certo, per andare da Equilibrio bisogna proprio volerlo visto che il ristorante si trova in una zona non comodissima anche per i liguri dell’ovest, trovandosi fuori Imperia.
- A pensarla così, per primi, sono stati quegli ispettori della guida Michelin che da due anni hanno conferito al ristorante la fatidica stella, a evidenziare un livello medio molto alto.
Un piatto deve avere delle punte (gustative, olfattive o tattili) che siano in grado di dargli un’identità specifica, ma quelle punte, poi, devono essere circoscritte da un contorno che si chiama equilibrio.
Un ristorante al quale, come nome, si è dato proprio questo sostantivo, non può non essere all’insegna del succitato tetris sensoriale, ma noi – che prima di entrare in un locale cerchiamo di leggere e pensare il meno possibile, per non subire alcun genere di condizionamento preventivo – abbiamo compreso il nesso solo dopo aver assaggiato alcuni piatti che ci hanno appunto dato l’idea di un equilibrio mobile, che cioè esce dalla propria zona di comfort per poi ritornarci in maniera nuova, cioè più originale.
Certo, per andare da Equilibrio bisogna proprio volerlo visto che il ristorante si trova in una zona non comodissima anche per i liguri dell’ovest, trovandosi fuori Imperia.
Una volta raggiunto il locale, tuttavia, sarete ripagati.
Prima che dai piatti, dalla location, perché Equilibrio si trova all’interno di un mulino ad acqua splendidamente (e modernamente) ristrutturato e illuminato, che dà su di un torrente abitato da un elegantissimo airone che, a detta dei ragazzi di sala, ha apposto lì la sua residenza.

I piatti, come già anticipato, raggiungono un obiettivo di originale equilibrio nel nome di un’eleganza che molto ricorda quella del suddetto airone (ecco perché, bellezza del luogo a parte, ha scelto di stare proprio sotto le vetrate del ristorante!).
A pensarla così, per primi, sono stati quegli ispettori della guida Michelin che da due anni hanno conferito al ristorante la fatidica stella, a evidenziare un livello medio molto alto.
I nostri colpi di fulmine sono stati quattro, a partire dall’uso mirabile dell’aglio in direzione di una pungente eleganza.
Lo testimoniano una tapas iniziale (Fiore d’aglio), il ketchup di aglio nero contenuto in un piatto a base di pesce denominato Rubra (quel ketchup sarebbe un piatto già di per sé) e di nuovo l’aglio nero che dà una spinta fantastica a un altrettanto fantastico piatto, il risotto al cavolo nero con polvere di limone nero.
Poi il cannolo di seppia con gamberi, clementine, avocado e latte di cocco, buonissimo; infine una specie di sandwich in cui il pane è dato dalla pelle di pollo croccante, mentre il companatico sono i fegatini di quello stesso pollo.
Infine – e a parte, perché non sarebbe a rigore un piatto in sé e per sé anche se viene indicato come tale nel menù degustazione – una focaccia con un gianduiotto di burro che non solo non riesce a coprirne i sapori, bensì ne amplifica il suo raro gioco gustativo e tattile.

Vabbè, il motivo risiede nel fatto lo chef Jacopo Chieppa (finalmente sveliamo il suo nome!) è titolare anche di un’importante pizzeria, Kilo, e soprattutto risiede nel fatto che (in passato) seguiva la panificazione di uno dei re storici della 50 Best Restaurants, il Mirazur di Mentone.

I prezzi? Corretti, vista l’offerta e la location. E i vini, invece? La carta è ampia , contenendo anche dei vini liguri d’indubbio interesse!
Equilibrio Ristorante
Località Martin 13, Dolcedo (IM)
Telefono: 0183 684 685
https://equilibrioristorante.com


