QuartiereVino Pigneto 2026: quando il vino diventa esperienza urbana diffusa

QuartiereVino Pigneto 2026: quando il vino diventa esperienza urbana diffusa

Lontana dai mainstream fieristici, QuartiereVino ha saputo trasformare il Pigneto, il 9 maggio scorso, in un laboratorio a cielo aperto. Momenti ibridi di arte e vino, “tu per tu” con piccoli vignerons e degustazioni itineranti presso i locali del quartiere, hanno confermato che il vino naturale vive di connessioni autentiche.

QuartiereVino Pigneto non è stata solo una manifestazione, ma un vero e proprio evento diffuso e consapevole che ha coinvolto una delle zone più vibranti e “ibride” della Capitale, con un format fuori dagli schemi. Coinvolgendo decine di locali storici e nuovi avamposti del quartiere, la manifestazione ha abbattuto le barriere tra produttore e consumatore. Camminare per il Pigneto, calice alla mano, ha permesso di immergersi in un tessuto urbano che conserva ancora un’identità “sincera” e affascinante, dove il bancone del bar diventa il palcoscenico per i vignaioli provenienti da tutta Italia.

Competenza e passione: un dialogo per tutti

Se da un lato la selezione dei vignaioli ha attirato un pubblico di operatori di settore, dall’altro la kermesse è riuscita a parlare un linguaggio universale. L’approccio è stato “senza filtri”: il racconto del territorio e delle prassi di cantina è uscito dai tecnicismi per diventare racconto umano, rendendo concetti complessi accessibili anche ai neofiti. Ciò che ha colpito è la partecipazione “attiva” di un pubblico giovane non alla ricerca di un semplice “giro di bevute”, ma animati dal desiderio di conoscere le storie di piccoli vignerons e lasciarsi coinvolgere in momenti collaterali come VinArt in Piazza Nuccitelli. Qui, l’incontro tra illustrazione, artigianato e vino ha testimoniato come il settore del naturale sia oggi un catalizzatore culturale capace di attrarre le nuove generazioni.

Pigneto: l’anima ibrida di Roma

La manifestazione ha permesso di scoprire (o riscoprire) un quartiere che vive di contrasti, tra radici popolari e spinte creative, dando profondità al percorso. QuartiereVino si chiude con la consapevolezza che il futuro degli eventi può prevedere momenti di positiva contaminazione. Meno fiera, più festa; meno distanza, più quartiere.

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Classe 1987, dopo una laura in Economia e Finanza ed un parallelo percorso in ambito enogastronomico, Manuela Mancino si specializza nella consulenza all’Ho.Re.Ca., ad aziende di produzione e nella selezione di cibi e vini. Da sempre appassionata di food&wine, traccia i profili della propria figura professionale in età adolescenziale, con l’obiettivo di acquisire le competenze necessarie ad impiantare l’assetto strategico, gestionale ed operativo degli operatori di settore. Tecnico assaggiatore di numerose materie prime (dal vino all’acqua, dai formaggi alla pasta, passando per i salumi), si dedica in maniera peculiare allo studio del settore olivicolo, divenendo Sommelier di olio, assaggiatore di olio e di olive da mensa. Con all’attivo la partecipazione a diversi panel e giurie di settore, continua a formarsi in tale ambito tra libri, campagne e altrettanta pratica. Convinta fautrice della sostenibilità, ne fa una mission nella vita privata e lavorativa, dedicandosi allo sviluppo di variegati progetti enogastronomici. In continuo viaggio tra l’Italia e all’estero, trova spunti interessanti per la propria attività di critica di settore, nella speranza di fornirne una visione trasversale ed una lettura “dal campo alla tavola”.
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