Ragazzi, che si fa dei tappi?

Ci siamo accorti tutti che da un po’ di tempo a questa parte emergono sempre più problemi con i tappi di sughero. A parte le bottiglie di vini di altissimo livello qualitativo, che possono permettersi un tappo di sughero dal costo stratosferico, per gli altri vini siamo a una situazione senza ritorno. Sono peggiorati da alcuni anni, dopo i giganteschi incendi delle sugherete in Portogallo, Spagna e Sardegna che hanno distrutto il normale approvvigionamento pianificato da decenni su criteri di qualità ormai consolidati e costretto i produttori a spogliare gli alberi della scorza fin quasi a terra, dov’è più facilmente attaccata dai funghi e necessita di trattamenti chimici più severi, e perfino sui rai degli ulivi, dove la densità e la porosità sono problematiche.

Poiché per vendere bisogna concorrere con i prezzi ed è indispensabile ridurre i costi, si capisce bene che i produttori dei vini di grande consumo di massa risparmiano su tutto. Capisco che nel settore dei vini da tavola e degli IGT si preferisca produrre in pianura, con sistemi d’impianto adatti alla meccanizzazione di tutti gli interventi sulla terra e sulla pianta, con uve più resistenti alle malattie e che richiedono quindi meno cure e medicine. Ma ho notato che anche per i vini DOC e DOCG della fascia più economica c’è un evidente peggioramento della qualità delle confezioni, con un risparmio sulla qualità delle bottiglie, delle etichette, delle capsule e dei cartoni, ma che ha avuto un effetto addirittura tragico nel caso dei tappi di sughero.

Il sughero costerà sempre di più, perché non se ne produce abbastanza. Il clima del pianeta si sta arroventando e ultimamente le industrie che trasformano il sughero in tappi si sono arrangiate in qualche maniera a sopperire alla carenza di materia prima dovuta agli incendi con la tecnologia, inventando i tappi di sintesi, fatti con i residui delle parti meno nobili della corteccia polverizzate e incollate. Ma anche i coltivatori di sughero si sono dovuti arrendere e i più scaltri hanno cominciato a non seguire più i criteri dettati dalla tradizione per ottenere la qualità, immettendo sul mercato quote sempre maggiori di sughero meno pregiato e che viene trasformato con estrema difficoltà senza le precedenti garanzie di qualità.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti i consumatori: tappi che si sbriciolano sempre più facilmente, tappi che si rompono spesso durante l’estrazione, tappi senza la necessaria elasticità e che girano dentro il collo delle bottiglie insieme alla vite del cavatappi, tappi che trasmettono al vino dei sapori strani di sostanze chimiche e non soltanto quello che è noto come sapore di tappo e che deriva da un fungo naturale che si forma nelle pieghe del sughero. Una volta il fenomeno era limitato a un paio di bottiglie, forse tre ogni cento. Oggi è una tragedia. Ci sono vini che sono rovinati per intere partite da una pessima qualità dei tappi, com’è capitato ad un famoso Barolo che ha poi ottenuto un risarcimento dall’industria tedesca fabbricante dei tappi, ma intanto aveva perso mercato per anni. Molti vini della fascia più economica vengono rovinati addirittura fino ad un terzo del totale imbottigliato, altri fino ad un decimo, una quota che comincia ad essere valutata già come fisiologica dall’industria, tanto che una media ragionevolmente ponderata dei reclami si colloca tra il 5 ed il 7%, cioè almeno il doppio di qualche anno fa, una percentuale che risulta costantemente in aumento.

Una crescente quantità di bottiglie insostituibili dopo la rilevazione del difetto (per esempio come quelle comprate al supermercato oppure durante le ferie passate in un’amena località del nostro meraviglioso Paese) resta però sul gozzo del consumatore e questo rappresenta una pubblicità negativa per l’azienda imbottigliatrice. Le enoteche e i ristoranti di provata dignità sostituiscono invece le bottiglie difettose e spesso alcuni produttori a loro volta gliele rimborsano, anche se non tutti, come un pallone gonfiato di un famoso vino della provincia di Siena diventato famoso per la sua spocchia e i prezzi carissimi, esagerati, delle sue bottiglie. Ma la sostituzione determina dei costi aggiuntivi per l’industria e il commercio del vino, con la conseguente lievitazione dei prezzi, quando non addirittura la riduzione dei consumi. Si deve fare qualcosa, si deve fare di più per limitare nuovi danni a tutto il settore.

Inoltre, se non si interviene coraggiosamente a imbottigliare tutti i vini da tavola con i tappi di metallo o di plastica al posto di quelli di sughero, non rimarrà abbastanza materia prima di buona qualità per imbottigliare a costi decenti i vini di classe superiore. Ma l’iniziativa non può essere lasciata alla buona volontà delle cantine, che giustamente temono un’assenza di regole uguali per tutti di fronte al permanere dello scetticismo in una larga fascia di consumatori sui tappi a corona, a vite o fatti di materiale sintetico studiato apposta. Il problema non riguarda soltanto i vini italiani, quindi le decisioni legislative auspicate in questo senso dovrebbero essere discusse e adottate a livello europeo, ma senza aspettare le calende greche, come sta invece avvenendo, insensatamente, per tutto ciò che riguarda la qualità, i controlli, le disposizioni a presidio delle produzioni qualificate.

Ci sono vini di altissima qualità ormai imbottigliati senza sughero e che hanno già superato da almeno un decennio la prova del consumo. Sia bianchi che rossi. E comunque questo non basterebbe. Occorre pensare anche a un sistema di recupero e di riciclo dei tappi usati.

Sprechiamo ormai troppe risorse, siamo dei produttori di mondezza e la cultura del risparmio non può nascere soltanto dalla penalizzazione per chi ne fa di più, operata attraverso il solito indiscriminato aumento delle bollette da pagare alle aziende di smaltimento dei rifiuti. Sarebbe forse il caso di farne una materia scolastica, tanto più saggi diventerebbero i nostri figli e nipoti e ci guadagnerebbe l’economia.

Qualcuno ricorderà il modo in cui nacque la comunità di Emmaus, raccogliendo prima la carta, poi il legno, poi i vari metalli. Attraverso la solidarietà si è inventato il riciclo e si sono inventati prodotti nuovi e affidabilissimi con le materie seconde, anche terze, impiegati in diversi settore, dall’edilizia al tessile. Oggi assistiamo a benvenuti nuovi impieghi delle materie prime riciclate, come nella costruzione di recinzioni, di mobili da giardino, di elementi di costruzione degli edifici, insomma una vera e propria industria che finalmente sta nascendo dalle raccolte differenziate. Ho visto raccogliere persino i tappi delle bottiglie di plastica delle acque minerali e delle bibite, ma ancora nessuno ha proposto di raccogliere i tappi di sughero delle bottiglie stappate in casa. Ne avevo scritto già una quindicina di anni fa, ma non è cambiato nulla.

È un vero spreco, se ci pensiamo bene. Con un consumo di 50 litri l’anno pro-capite di vino per 55 milioni di abitanti dell’Italia, se anche soltanto la metà del vino fosse imbottigliata con tappi di sughero, sarebbero circa 2 miliardi di tappi che si potrebbero raccogliere separatamente e consegnare all’industria del riciclo. Una dimensione europea forse riuscirebbe anche a risolvere le carenze della produzione di sughero e a migliorare quindi la qualità dei tappi disponibili per i vini più qualificati.

Non sono un tecnico della materia, non so nemmeno per quali usi si potrebbero effettivamente destinare, ma io in casa ho cominciato a raccoglierne un po’, più che altro per un’esigenza pratica. Siccome mi si rompono troppi tappi ed altri lasciano le briciole nel vino, quando apro delle bottiglie che possiedono dei tappi molto buoni, una volta svuotatele ne metto da parte i tappi e con questi sostituisco tutti quelli rilevati difettosi all’apertura delle altre bottiglie più economiche che stappo durante i pasti quotidiani. Alcuni li mettono in contenitori di vetro e ne fanno oggetti d’arredo. In qualche maniera è un piccolo riciclo famigliare, ma ricordo che una volta non era nemmeno necessario, dato che il problema era effettivamente di piccola entità, mentre adesso ho dovuto riservare ai tappi un cassettino ella cucina per via dell’effettivo peggioramento della situazione e ho iniziato a domandarmi perché non se ne possa prevedere la raccolta differenziata come avviene già per tanti altri materiali. Un sacchetto a parte da destinare al riciclo delle industrie interessate.

Credo che il tema sia diventato di effettivo interesse per tutti i consumatori e specialmente per gli appassionati del vino, perché il fenomeno dei tappi difettosi non è preannunciato, capita all’improvviso per bottiglie costate anche una certa cifra e colpisce sia il cliente sia l’immagine del produttore presso il consumatore, ma anche il vino stesso, giudicato male per un tappo difettoso e che nelle altre bottiglie magari si è rivelato eccellente. Chi ama il vino, ama certamente la natura e i suoi paesaggi, ma oggi non può più esimersi dall’amare anche il sughero, un prodotto naturale sempre più raro e che al vino è essenziale per farlo respirare in modo giusto nelle cantine e permettergli di invecchiare bene.

Noi amatori, quindi, non possiamo più limitarci soltanto a scegliere i vini e a berli, ma dovremmo cominciare a difendere il nostro diritto a bere bene, contribuendo a prevenire anche la preannunciata epidemia di tappi difettosi.

Per esperienza, ciascuno di noi sa già che prima di convincere qualche legislatore ad intervenire deve capitare un incidente di risonanza televisiva, che prima o poi arriverà senz’altro, data la stupidità burocratica e la lazzaronite legislativa. E i relativi provvedimenti, tanto per non cambiare, saranno adottati sempre troppo in ritardo, esattamente come quei semafori rivendicati in prossimità di quelle strisce pedonali dove l’elenco dei pedoni già travolti ha abbondantemente superato perfino il limite dell’indignazione. Forse, se ciascuno muovesse magari già oggi il suo piccolo dito per promuovere la raccolta differenziata ed il riciclo, in fondo cosa ci costerebbe tenere un sacchettino per i tappi di sughero usati in solaio o in cantina nell’attesa che degli operatori autorizzati bussino finalmente alla nostra porta?

Non ci sarebbe qualche lettore di questo blog con esperienza in questa materia e che ci possa indicare una buona strada, un buon indirizzo per provare ad iniziare a fare qualcosa? Devo applaudire quei produttori di vini che hanno adottato coraggiosamente soluzioni alternative al sughero, infatti di alcuni posso testimoniare centinaia e centinaia di bottiglie senza mai alcun difetto di tappo. Ma troppi consumatori pretendono ancora soltanto il sughero o smettono di comprare ancora le bottiglie, perciò se non siamo noi appassionati di vino a muoverci, fra poco per ogni cartone acquistato di vini pregiati con il miglior tappo di sughero possibile avremo di sicuro una bottiglia da svuotare nel lavandino e i produttori continueranno ad aumentare i prezzi anche per via delle sempre più numerose sostituzioni di bottiglie da effettuare a enoteche e ristoranti. Non è un buon futuro immaginabile per il nostro amato re della buon tavola, e penso che riportare la situazione a livelli più accettabili dipenda anche da un nostro piccolissimo, ma inderogabile, impegno. Cominciamo a segregare i tappi usati inn qualche angolo della casa. E chiediamo a gran voce il riciclo. Il senno di poi, lasciamolo agli altri.

Mario Crosta

Di formazione tecnica industriale è stato professionalmente impegnato fin dal 1980 nell’assicurazione della Qualità in diverse aziende del settore gomma-plastica in Italia e in alcuni cantieri di costruzione d’impianti nel settore energetico in Polonia, dove ha promosso la cultura del vino attraverso alcune riviste specialistiche polacche come Rynki Alkoholowe e alcuni portali specializzati come collegiumvini.pl, vinisfera.pl, winnica.golesz.pl, podkarpackiewinnice.pl e altri. Ha collaborato ad alcune riviste web enogastronomiche come enotime.it, winereport.com, acquabuona.it e oggi scrive per lavinium.it, nonché per alcuni blog. Un fico d’India dal caratteraccio spinoso e dal cuore dolce, ma enostrippato come pochi.

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