Nelle sale della Biblioteca Universitaria del MiC in piazza Fiume a Sassari, il 12 dicembre è stata inaugurata una affascinante mostra dal titolo “Ricamos, durches e impastos: s’arte de sa traditzione”.
L’originale allestimento si dipana a partire dal collegamento delle bellissime immagini della fotografa Alma Danièle De Silvestro con pani e dolci, ricami nei tessuti preziosi, impasti di semole e di argille della tradizione sarda.
I pani in mostra (foto: Alma Daniele de Silvestro)
Nelle bacheche della Biblioteca sono stati ospitati pani e dolci gioiello, ricami degli abiti tradizionali. Anche le farine prodotte con macine a pietra e argille utilizzate per la costruzione dei mattoni crudi i “ladiri” sono state esposte.
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Abito, scialle e ladìri
La nutrita lista dei bravissimi espositori ha annoverato: il Laboratorio Piroddu di Sennori; il Laboratorio “La casa delle idee” delle sorelle Salaris di Uri con i ricami tradizionali; l’ Atelier orafo di Elia Idini di Sennori; l’artista della decorazione dolciaria Mariangela Podda di Putifigari, la Proloco con le artigiane panificatrici di Olmedo con i pani gioiello; il “Mulinu–La Macina di Sardegna” produttore di farine e pasta tradizionale di Alghero con un percorso tattile e organolettico con varie tipologie di farine e semole; l’Artigianato Fancello – Arte Sarda di Nuoro; l’Artigiano dei ladiri Stefano Coccodi di Serramanna,; Contessa d’Arco-design di Maria Grazia Tuveri di Sassari.
Il pubblico
A corredo dell’esposizione una ricca sezione bibliografica, curata dal direttore della Biblioteca Universitaria Giovanni Fiori e un’opera dell’artista Francesco Farina dedicata all’abito tradizionale di Sennori.
I pannelli descrittivi dell’esposizione in sardo, sono stati tradotti da Giovanna Tuffu ed anche in inglese da Silvia Pinna.
I preziosi dolci (foto: Alma Daniele de Silvestro)
In occasione dell’inaugurazione Il Coro “Associazione Coro Baratz” diretto dal maestro Andrea Zinchiri ha eseguito un’esibizione di canto popolare sardo.
Nell’arco dello svolgimento dell’intera mostra sono state programmate performance di decorazione dei pani gioiello a cura delle artigiane panificatrici Mariella Pinna e Maria Talia Tidore con la Proloco di Olmedo.
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La sala della conferenza presso la biblioteca universitaria
A chiusura del periodo espositivo, che ha avuto una proroga fino al 30 gennaio, determinata dal grande afflusso di visitatori, si sono svolte conferenze relative ai temi proposti dall’esposizione, con la partecipazione di archeologi, etno-demo-antropologi, esperti di alimentazione e agricoltura, artigiani-artisti e produttori.
Gli interventi
Giovanni Fiori, direttore della Biblioteca Universitaria
Il direttore della Biblioteca Universitaria Giovanni Fiori ed il professor Guirguis
Per Giovanni Fiori “Esiste una nutrita bibliografia sul tema delle produzioni artigianali identitarie e ne proponiamo un’ampia selezione a testimonianza della volontà della Sardegna di voler valorizzare le competenze ancora ben presenti e di essere proiettata verso lo sviluppo futuro dell’artigianato di qualità, con le radici ben piantate nella preziosa cultura della Sardegna. La produzione del pane artigianale rappresenta un gesto antico che unisce storia, arte e identità culturale. Impastare e cuocere il pane è sempre stato molto più di un atto quotidiano: una pratica simbolica, capace di raccontare il rapporto dell’uomo con la terra, il lavoro e la comunità.
Nella sua semplicità, il pane diventa un’opera d’arte collettiva, frutto di tecniche tramandate, di mani esperte e di un sapere che attraversa i secoli. Oggi, valorizzare la produzione artigianale significa custodire una tradizione millenaria e rinnovare un legame profondo con le radici della nostra civiltà. Un patrimonio da preservare, condividere e continuare a far vivere”.
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Alba Canu, ’Associazione Culturale CLIC – Circolo delle lingue, delle informazioni e delle culture
La dottoressa Alba Canu
“Si tratta di un Patrimonio culturale, materiale e immateriale, fatto di conservazione, tradizione e innovazione che sta riprendendo vita nella ricerca antropologica sul tema della produzione identitaria, alimentare, artistica e artigianale della Sardegna” dichiara Alba Canu che prosegue “ Alcuni temi della Mostra giocano sull’idea della ” materia impastata” , che sia terra e acqua o farina e acqua, come metafora di una civiltà antica che, a partire dalla terra, costruisce e si nutre: fango per gli antichi mattoni crudi del sud Sardegna, farine per il pane, da sempre sacro per ogni Comunità. “
Mani che impastano
Alma Danièle De Silvestro, fotografa
La fotografa Alma Danièle De Silvestro
La fotografa Alma Danièle De Silvestro sottolinea:
“Per secoli i saperi ancestrali sono stati tramandati alle generazioni successive e gli artigiani e le artigiane, con le proprie produzioni artistiche, ricollegano sapientemente i tanti saperi antichi alla realtà moderna, così che la tradizione identitaria resti e si continui a tramandare alle giovani generazioni. Con le mie immagini fotografiche ho voluto mettere a confronto e riallacciare la delicatezza dei dolci decorati, lo splendore dei ricami sulle vesti tradizionali, le decorazioni raffinate dei pani in un collegamento culturale che non separa mai i tanti saperi delle arti antiche.”
“Su filindeu”
La visione fotografica di Alma nasce tra i contrasti del Madagascar: il suo primo viaggio in terre non occidentali accende il bisogno di tradurre in immagini la distanza dalla quotidianità. Quello che era nato come il desiderio di condividere con gli altri l’incanto di costumi variopinti e l’autenticità di volti lontani, si è presto evoluto in un percorso artistico strutturato e profondo.
Negli anni, Alma ha affinato la propria cifra stilistica attraverso una ricerca tecnica costante, mossa da una dedizione che l’ha portata a varcare i confini dell’ambito privato.
La sua maturità artistica è testimoniata da una costante attività espositiva tra l’Italia e l’estero.
Tra i suoi progetti più rilevanti spiccano la personale “Impastos”.
Dolci in forma di bottoni tradizionali (foto: Alma Daniele de Silvestro)
Il legame viscerale con la Sardegna, dove trascorre gran parte dell’anno, le ha permesso di immergersi nei riti e nelle tradizioni dell’isola, restituendone un ritratto intimo e potente.
L’obiettivo diventa così uno spazio di dialogo, un mezzo per accorciare le distanze e rivelare l’anima autentica di luoghi e persone che sfuggono allo sguardo frettoloso.
I pani tradizionali (foto: Alma Daniele de Silvestro)
Michele Guirguis: panificazione tra oriente e occidente
Tra oriente e occidente
Michele Guirguis è ricercatore di archeologia fenicio-punica presso il Dipartimento di Storia, Scienze dell’Uomo e della Formazione dell’Università degli Studi di Sassari. La sua attività di ricerca e il conseguente impegno didattico sono focalizzati sulle relazioni tra il bacino orientale del Mediterraneo e le regioni occidentali dove la presenza dei Fenici rivestì un ruolo chiave.
La ricerca è finalizzata alla comprensione dell’evoluzione del tessuto connettivo mediterraneo del I millennio.
L’intervento di Guirguis ha riguardato l’archeologia del pane in Sardegna e nel Mediterraneo del I millennio a.C.
E’ stato analizzato il ruolo del pane e la sua produzione non solo come sostentamento, ma come elemento culturale e rituale.
L’archeologia del pane
Sono state indagate le tecniche di panificazione fenicio-punica e la loro diffusione in Occidente.
Le sue ricerche si sono concentrate sulle produzioni ceramiche e gli scambi culturali tra l’Oriente e le colonie fenicie in Sardegna.
Molto interessanti i dettagli sull’uso di contenitori specifici per la lavorazione e cottura degli alimenti ed anche sui metodi di produzione, le materie prime e i contesti rituali
Una narrazione che ci ha condotti attraverso la “storia del pane” dalle antiche civiltà nuragiche e puniche fino alla tradizione sarda moderna.
Particolarmente affascinante la prospettiva della creazione di nuove ricette tramite lo studio dello strumentario e dei residui.
Un vero e proprio viaggio tra Oriente e Occidente, tramite l’archeologia del pane in Sardegna e nel Mediterraneo.
Gianna Saba: grano, riti e magie
Alcuni dei relatori
Gianna Saba, Funzionario Demoetnoantropologo presso la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna
L’interessantissimo intervento ha spaziato in tutte quelle esperienze femminili che riguardano ciò che può essere definito un “ambito di rivalsa”.
Un contesto dove l’ambito cristiano si è innestato sull’ ambito della tradizione: lo sfondo è il calendario cerimoniale sardo, antico testimone di un passato agropastorale.
Eventi con significato simbolico permangono anche come “memoria silente”, elementi presenti ma in una veste non manifesta.
I momenti salienti dello svolgersi dell’anno si dipanano seguendo un calendario simbolico, connesso con il “tempo del grano”.
La ritualità del grano in Sardegna ha permesso a riti precedenti di permanere e di non essere cancellati.
I cibi hanno un valore quasi magico e sono collegati all’alternanza delle stagioni.
Ritualità femminile e ritualità maschile
Oltre alla ritualità femminile è’ presente anche una forma di “ritualità maschile” che ha il potere di proteggere da elementi nocivi, quali ad esempio certi tipi di uccelli che potrebbero essere un elemento di minaccia.
In questo contesto il suono e le parole hanno un enorme potere che si estende dalla preghiera fino ad arrivare ad una forma d’incantesimo.
Molto interessante il riferimento alla ritualità collegata al matrimonio in cui un piatto con grano e petali viene infranto a terra.
Nel nostro tempo si sta manifestando una tendenza a reinventare la tradizione. Si riprendono antichi riti come ad esempio nel caso della “medicina oculi” in caso di presunto “malocchio”.
L’atteggiamento di molti in relazione a questi contesti é quello della “mezza credenza”: non ci credo ma lo faccio.
Il pane ha un ruolo centrale: si colloca come simbolo collegandosi al ciclo del grano come un ponte tra la vita e la morte.
Pietro Fois: Mulinu-La macina di Sardegna
Il dottor Fois del Mulinu-La macina di Sardegna
Pietro Fois è un Veterinario che dal 2015 promuove il progetto Sèmene di reimpianto di sementi antiche, finalizzato a riportare il grano all’attenzione della comunità.
Il dottor Fois si è focalizzato sull’importanza di tornare alla macinazione a pietra.
Fondamentale è la genetica locale dei semi antichi. In Sardegna il seme antico produce piante di 1,5 di altezza al contrario delle piante che scaturiscono da sementi più moderne che producono invece piante più basse.
Obiettivo importante è quello di rallentare i processi produttivi e riappropriarsi del concetto di stagionalità: la lentezza produce qualità.
La macina in uso presso “Mulinu – la macina di Sardegna” è composta di granito sardo e marmo. E’ l’unica macina a pietra di tutta la provincia di Sassari.
Questo tipo di macinazione ha la preziosa caratteristica di conservare intatto il germe determinando così la conservazione degli antiossidanti contenuti nel chicco.
Nella lavorazione molto importante è la “bagnatura”: potendo evitare la decortificazione questa attiva la germinazione conducendo alla liberazione di oli essenziali.
L’obiettivo è quello di produrre “pane in purezza”.
Molto interessante il concetto di “miscugli evolutivi” i quali contengono il passato genetico del grano. Popolazioni di cereali (grano duro) che si adattano naturalmente al clima e al terreno locali, evolvendo anno dopo anno.
Queste colture offrono un’alternativa sostenibile e resistente ai cambiamenti climatici, permettendo ai contadini di selezionare i semi migliori.
Un’agricoltura innovativa che rispetta la tradizione è fondamentale in una terra con una lunga storia di coltivazione del grano duro come la Sardegna.
Organizzazione e ideatori
L’intervento della dottoressa Saba, Salude e trigu
L’iniziativa è stata ideata e organizzata dallo Studio fotografico di Alma Danièle De Silvestro con Gianni Marras, dall’Associazione culturale CLIC-Circolo delle Lingue, delle Informazioni, delle Culture con Alba Canu, Carlo Consolati e Clara Corona, da Canale 12, dalla Biblioteca Universitaria di Sassari-MiC con il direttore Giovanni Fiori, dal CCN Stelle del Centro con la presidente Giuseppina Mura, con la collaborazione della m&m service di Monica Farina e della GEA Costruzioni di Giovanni Canu con Raffaele Canu.
L’evento è sostenuto dal contributo della Fondazione di Sardegna, dalla Confcommercio di Sassari con il CCN Stelle del Centro, con il patrocinio della Città Metropolitana di Sassari, del Comune di Olmedo, dell’Associazione Culturale Sardi in Toscana-ACSIT di Firenze, dell’Associazione Italiana Fotografi- UIF, dall’Associazione Infoto di Firenze.
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Laura Manunta, è nata a Roma da famiglia con antiche origini che si dipanano tra diverse aree geografiche della Sardegna, le cui tracce documentali trovano riscontro sul territorio già dal XV secolo. All'isola è profondamente legata e suddivide il suo tempo vivendo a cavallo tra la città di Sassari e la capitale. È custode e conservatrice di un antico archivio documentale e fotografico che comprende testimonianze relative a molteplici contesti storici e tradizionali sardi. In questo ambito collabora con istituzioni e associazioni dedite all’approfondimento di tematiche culturali, alla rievocazione storica e alla conservazione del patrimonio delle antiche corporazioni d’arti e mestieri della città di Sassari. I suoi studi si sono svolti presso la facoltà di farmacia dell’università La Sapienza di Roma dove ha effettuato una tesi sperimentale in metodi fisici in chimica organica con lunga esperienza di laboratorio e di preparazione farmaceutica. La lunga pratica in ambito musicale la ha condotta all'approfondimento della musica antica rinascimentale, barocca e dell’antica tradizione persiana, perfezionandosi presso il conservatorio “Alfredo Casella" dell'Aquila. Numerosi viaggi la hanno portata a conoscere e approfondire le culture di molteplici paesi, tra cui in particolare quella del sud est asiatico connessa con la tradizione del tè in tutte le sue declinazioni. La passione per le culture orientali la ha condotta poi ad ottenere attestati relativi alla degustazione e alla conoscenza del tè e a fondare nel centro storico della capitale la sala da tè Fiorditè, specializzata nella somministrazione e nella vendita del tè in foglia. Luogo vocato alla promozione della cultura e della conoscenza di questa bevanda, punto di riferimento per esperti e amatori, nei circa vent’anni di attività è stata insignita di numerosi premi e riconoscimenti da parte della stampa e di organizzazioni del settore. Si è dedicata inoltre alla promozione e alla conoscenza del mondo del cioccolato e del caffè "d'autore" ricevendo formazione specifica, ospitando e promuovendo molteplici iniziative di divulgazione e approfondimento.