Era da tempo che desideravo ritornare ad assaporare la cucina di Giancarlo Perbellini, e farlo ora, all’interno di un luogo unico come i 12 Apostoli, ha reso l’esperienza ancora più speciale.
La suggestione di cenare in un locale storico, custode di secoli di arte e cultura, si intreccia con l’emozione di vivere la cucina di un grande Maestro, che nel 2024 raggiunge il prestigiosissimo riconoscimento delle tre stelle Michelin.
L’emozione di varcare la soglia di un luogo così ricco di storia è stata il preludio a una splendida serata.
Il Ristorante è suggestivo, entrare ai Dodici Apostoli è come compiere un viaggio nel tempo.
Con l’arrivo di Giancarlo Perbellini questo luogo iconico ha trovato nuova vita, il restyling firmato da Patricia Urquiola, con la collaborazione dell’architetta Silvia Bettini, ha saputo esaltare l’anima storica del ristorante donandole una veste attuale e raffinata.
Varcando la soglia, il percorso comincia in un intimo salotto di benvenuto, quasi fosse la casa dello chef, con arredi su misura, dove colori, materiali e dettagli sono pensati per accogliere con calore e discrezione.
Le sale si susseguono con armonia, abbiamo la Sala del Vòlto, la Sala degli Affreschi, fino allo scenografico Chef’s Table.
Collocato sotto la grande cappa storica, qui cinque tavoli disegnati ad hoc da Urquiola, il pavimento in ceramica dall’effetto vissuto e un sistema di luci wallwasher trasformano lo spazio in un vero palcoscenico per la cucina di Perbellini.
Gli arredi, dalle sedute Oru di Andreu World alla libreria terracielo che divide gli ambienti senza interrompere la vista degli affreschi, raccontano un design che non invade, ma dialoga con la storia.
Poi c’è la cantina-museo dove si respira ancora l’eco delle tracce romane custodite come preziosa memoria.
Scelgo di sedermi in un tavolo dove posso godere al meglio della bellezza della sala e partiamo con il menù “Io e Silvia” con un ottimo Champagne ‘Le Mesnil sur Oger’, Cuvée de Réserve Blanc de Blancs Brut di Pierre Peters e delle tartellette di ceci, hummus di ceci e polvere di cipolla bruciata e dei piccoli bignè al levistico.
Champagne ‘Le Mesnil sur Oger’, Cuvée de Réserve Blanc de Blancs Brut di Pierre Peters
tartellette di ceci, hummus di ceci e polvere di cipolla bruciata e dei piccoli bignè al levistico
Vengono serviti poi una serie di ulteriori finger food di benvenuto.
Sferette ripiene di liquore al succo d’arancio e Aperol, al di sopra gel di sambuca e limone ridotto.
Una ruota che non è altro che una crêpes di sedano rapa con polvere di pomodoro e ricotta affumicata, sfoglia di alga nori, wasabi e ancora alga nori.
Bacio di dama in versione salata con all’interno crema al pepe e caramello di melagrana, tartellette al basilico, barbabietola e rabarbaro in aceto di lamponi, peperoni cruschi con un emulsione a base di pomodoro, uovo e parmigiano.
Infine del pane sfogliato al burro, grissini al grano arso ed una golosa focaccia accompagnata con squacquerone, succo di limone e parmigiano.
finger food di benvenuto
crêpes di sedano rapa con polvere di pomodoro e ricotta affumicata
Bacio di dama
tartellette al basilico, barbabietola e rabarbaro in aceto di lamponi
peperoni cruschi con un emulsione a base di pomodoro, uovo e parmigiano
focaccia accompagnata con squacquerone, succo di limone e parmigiano
Con un Riesling Wehlener Klosterberg Kabinett, 2022 di Markus Molitor viene presentato un piatto che Giancarlo Perbellini ha dedicato a Maria Callas, che era solita, dopo le sue esibizioni all’arena, cenare ai dodici apostoli.
Riesling Wehlener Klosterberg Kabinett, 2022 di Markus Molitor
Abbiamo un insalata romana baby svuotata e riempita di carciofi in due consistenze, stracotti in brodo di pollo e marinati, conditi con una julienne di menta, una grattugiata di feta greca, basilico e infine una sifonata di zabaione, ingrediente amato dal soprano. insalata romana baby svuotata e riempita di carciofi in due consistenze
È il momento del famoso “Wafer” di Chef Perbellini, farcito all’interno di una tartare di branzino, formaggio caprino all’erba cipollina e un cucchiaio di acqua di liquirizia.
Wafer
Si passa ad uno Chardonnay, Bourgogne, Cuvée des Forgets, 2022 di Patrick Javillier con un dentice dalla cottura perfetta con insalata riccia, acciuga del Cantabrico, fiori e germogli di campo, delizioso e molto delicato, forse un po’ troppo semplice.
Chardonnay, Bourgogne, Cuvée des Forgets, 2022 di Patrick Javillier
dentice
Bellissimo esteticamente il piatto successivo, scampo scottato, battuto di tartufo nero in salamoia, salsa Bercy, che è un emulsione di fumetto di pesce ed infine delle piccole rondelle di mela verde.
scampo scottato, battuto di tartufo nero in salamoia, salsa Bercy
Molto bello anche lo spaghettino tiepido condito con noce moscata e burro nocciola, emulsione di canocchie e capesante appena scottate, al centro un estratto di acetosella, in abbinamento un Sauvignon, 2022 di Falkenstein.
spaghettino tiepido condito con noce moscata e burro nocciola, emulsione di canocchie e capesante
dettaglio
Sauvignon, 2022 di Falkenstein
Un Chassagne Montrachet 1er Cru “Les Champ Gains”, rouge, 2022 del Domaine Caroline Morey introduce un ottimo petto d’anatra laccata al vermouth e acini di uva rossa al lime con una purea al topinambur.
petto d’anatra laccata al vermouth e acini di uva rossa al lime con una purea al topinambur
Passiamo alla parte dolce del menu con il bel passito della cantina Anselmi, I Capitelli, annata 2022.
Per dolce l’Ile flottante, con una meringa cotta a vapore ripiena di nocciole, riduzione di chinotto, crema al cioccolato su di un caramello al mandarino.
Terminiamo la cena con una buona e corposa piccola pasticceria.
passito della cantina Anselmi, I Capitelli, annata 2022
Ile flottante
meringa cotta a vapore ripiena di nocciole, riduzione di chinotto, crema al cioccolato su di un caramello al mandarino
piccola pasticceria
piccola pasticceria 2
piccola pasticceria 3
Lasciando i Dodici Apostoli, porto con me la bellezza di un luogo unico, dove storia e design dialogano in perfetta armonia e dove l’accoglienza ti fa sentire parte di una narrazione più grande.
Un Ristorante dove si sono seduti illustri personaggi come Ernest Hemingway, Maria Callas, da Tazio Nuvolari a Sandro Pertini; da Totò a Rita Levi Montalcini, di cui troviamo testimonianza anche nella splendida cantina storica dove siamo stati accompagnati per una visita a fine cena.
Da sottolineare il servizio giovane e informale, ma sempre attento e professionale, capace di accompagnare con naturalezza e discrezione.
La cucina di Giancarlo Perbellini si conferma elegante, precisa e di grande tecnica, piatti costruiti con equilibrio, capaci di esprimere gusto e raffinatezza in ogni dettaglio.
Forse manca quel guizzo inatteso, quella sorpresa che ci si aspetterebbe da un tre stelle Michelin, ma resta comunque un’esperienza di livello altissimo, di grande piacevolezza e di profonda coerenza stilistica.
È una cucina che lascia un ricordo nitido, fatto di classe e misura, perfettamente in linea con il fascino senza tempo del luogo che la ospita.
Felice di esser stato finalmente in questo grande e storico Ristorante di Verona.
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Ingegnere pugliese, nato a Foggia nel 1971, con oltre vent’anni di esperienza nel settore Qualità, maturata tra automotive e aerospazio, oggi responsabile del collaudo di linea per diversi programmi aeronautici nello stabilimento Leonardo Aeronautica di Foggia. Insomma, la precisione fa parte del mio DNA… ma accanto alla mia anima tecnica, pulsa fortissima una passione creativa che non ha mai smesso di cercare bellezza. Amo l’arte, il design, la moda, la musica, la pittura ma soprattutto, da anni coltivo un amore profondo e insaziabile per l’enogastronomia. Mi piace raccontarla come la vivo: con curiosità, entusiasmo e meraviglia, andando alla scoperta di territori, tavole, persone e storie che sanno emozionare. Giro l’Italia e l’Europa con la forchetta in una mano e la penna (o lo smartphone) nell’altra, convinto che dietro ogni piatto ben fatto si nasconda un mondo da scoprire. Scrivere di cibo, vino e luoghi è per me un modo per condividere esperienze con amici, colleghi e chiunque ne abbia interesse, esperienze che, oltre a deliziare il palato, arricchiscono l’animo umano. Perché, alla fine, il buono e il bello camminano spesso insieme. E io cerco di seguirli, con fame di vita e occhi sempre pronti a stupirsi.