Trani è una città decisamente slow, come amano definirla i suoi stessi abitanti ed è qui, sul lungomare Cristoforo Colombo, che negli anni si è concentrata la geografia gourmet più densa di tutta la regione: più di un ristorante stellato a poca distanza l’uno dall’altro, in una sorta di piccola costellazione dell’alta cucina pugliese.
Il sottotitolo scelto dai suoi fondatori per raccontarsi, “una storia di famiglia”, non è uno slogan di marketing, ma la sintesi più onesta possibile di ciò che si trova varcando la soglia di questo ristorante.
Tre fratelli, andriesi di nascita ma con lo sguardo proiettato sul mondo, ciascuno specializzato in un ruolo diverso e complementare, riuniti attorno a un progetto che è insieme professionale e profondamente personale.
Felice e Riccardo gemelli, classe 1982, Roberto il più giovane, nato nel 1988 in una famiglia di origini contadine.
I nonni e i genitori lavoravano la terra, e quella memoria di cultura rurale, di orto, di “fatto in casa e ben fatto” è rimasta il DNA silenzioso di tutto ciò che i tre fratelli hanno costruito da adulti.
Prima di Casa Sgarra, ognuno dei tre ha vissuto un proprio percorso, in giro per l’Italia e per il mondo.
Felice si forma all’istituto alberghiero di Roccaraso, in Abruzzo, dove ha come compagno di banco William Zonfa, un’amicizia che li porterà per anni a lavorare fianco a fianco a L’Aquila, nella cucina di Vinalia.
Le esperienze professionali di Felice attraversano anche l’Hotel Cristallo di Cortina d’Ampezzo e La Credenza di San Maurizio Canavese, in Piemonte, prima di tornare in Puglia.
Riccardo trascorre vent’anni in Piemonte, costruendo lì una solida competenza enologica che porterà poi, con orgoglio, nella propria terra d’origine.
Roberto, il minore, completa il terzetto con la propria specializzazione di sommelier.
L’11 febbraio 2011 Felice apre ad Andria il ristorante Umami, locale che nel 2013 conquista già la stella Michelin, un riconoscimento importante e precoce per un cuoco ancora giovane.
Ma è nel 2020, in piena emergenza Covid, che i tre fratelli decidono di “ripiantare le proprie radici”, come loro stessi hanno raccontato, riunendo definitivamente le loro strade in un nuovo progetto a Trani: Casa Sgarra, inaugurato nel luglio di quell’anno.
Il coraggio di apertura in un momento storico tanto sfavorevole viene premiato pochi mesi dopo.
Il 25 novembre 2021, durante la presentazione della Guida Michelin, Casa Sgarra conquista la stella, risultato straordinario, ottenuto a pochissimo tempo dall’inaugurazione.
Felice Sgarra, classe 1982, pugliese di Andria, è oggi una delle certezze più solide della cucina pugliese contemporanea.
Tre fattori, secondo le sue stesse parole, competono per il primato nel suo lavoro: il talento naturale, la conoscenza tecnica e la passione.
I piatti di Felice raccontano spesso, in chiave contemporanea, i pranzi di famiglia di un tempo, è una cucina sensoriale ed estrosa, che unisce con naturalezza l’entroterra di Andria ai profumi del mare di Trani.
Se Felice è il cuore pulsante della cucina, Riccardo e Roberto sono le altre due anime indispensabili di Casa Sgarra e l’esperienza in questo ristorante non potrebbe avere lo stesso significato senza il loro contributo.
Riccardo, gemello di Felice, è il direttore di sala: un perfetto padrone di casa con una naturale predisposizione all’accoglienza, capace di mettere a proprio agio anche l’ospite più esigente.
Dopo vent’anni passati in Piemonte, oggi porta con orgoglio quella stessa competenza enologica nella sua terra d’origine, curando personalmente, insieme a Roberto, il carrello dei formaggi, che serve e racconta direttamente al tavolo spiegandone caratteristiche e provenienza, a mio parere il più bel carrello dei formaggi tra i ristoranti del sud Italia e tra i più belli in Italia.
Roberto, il più giovane dei tre, è il sommelier che cura la cantina.
Una carta che conta circa 800 etichette, equamente divise tra le eccellenze pugliesi, Champagne, vini di Borgogna, vini piemontesi e bottiglie provenienti da tutte le altre regioni d’Italia.
Insieme, i tre fratelli rappresentano un caso più unico che raro nel panorama della ristorazione italiana.
Tre vocazioni diverse, cucina, sala, cantina, che si esaltano a vicenda, in un equilibrio di squadra che ha permesso a Casa Sgarra di radunare nei propri spazi, negli ultimi anni, le altre eccellenze stellate pugliesi per cene a venti e più mani.
Una vera e propria finestra sull’alta qualità di una regione che meriterebbe ancora più riconoscimenti di quanti già ne abbia ottenuti.
Lo spazio di Casa Sgarra è stato concepito come una vera e propria narrazione architettonica della famiglia.
All’ingresso, due poltrone, un camino, e sullo sfondo una parete color terra con una fotografia della terra del nonno: un omaggio diretto alle origini contadine che hanno forgiato i tre fratelli.
Proseguendo, le sale raccontano letteralmente ciascun membro della famiglia attraverso un colore diverso.
Le due sale gemelle, identiche tra loro, rappresentano Felice e Riccardo e la gemellanza si rispecchia anche nella corrispondenza speculare tra i tavoli interni ed esterni, nelle fioriere.
La sala verde, invece, è dedicata a Roberto. Anche la grafica scelta per l’identità del locale, quadrati, linee, piccoli rombi, riprodotti persino sui tumbler racconta i tre fratelli.
Roberto è il quadrato, Riccardo è il lineare, Felice, il più estroso, è il rombo.
Le onde decorative alle pareti richiamano gli anni Ottanta, decennio di nascita di tutti e tre.
Seguo la cucina di Felice Sgarra fin dai tempi di Umami ad Andria, e in questi anni ho avuto il piacere di assaggiarla più volte, osservando un percorso di crescita che definirei naturale quanto inarrestabile.
Questa volta, però, l’esperienza ha avuto un sapore particolare: ho potuto portare con me i colleghi e amici di lavoro, Ruggiero Amoroso e Augusto Natola, condividendo finalmente con loro un indirizzo che da tempo desideravo far conoscere.
Iniziamo il menù “In Estro”.
Si parte con uno Champagne Non Dosé “Royale Réserve” di Philipponnat con dei piccoli canapè di benvenuto
Champagne Non Dosé “Royale Réserve” di Philipponnat
canapè di benvenuto
Il Butterfly Riesling prodotto da Weingut Forstmeister Geltz Zilliken, annata 2023 accompagna “l’americano pugliese”, un estratto di melone gialletto, granita di melograna e gelatina al Campari e un sandwich al burro e filetto di acciughe del mar Cantabrico.
Butterfly Riesling prodotto da Weingut Forstmeister Geltz Zilliken, annata 2023
l’americano pugliese
Molto piacevole lo starter successivo, polpa di ricci e pomodori confit con alla base una bavarese di menta e basilico.
polpa di ricci e pomodori confit con alla base una bavarese di menta e basilico
Riccardo presenta un Salina Bianco, 2025 di Hauner ad accompagnare un piatto splendido per bellezza, consistenze ed equilibrio.
Tartare di sarago condita con liquirizia, insalata di radicchio e polvere di cocco “ibernato”.
Salina Bianco, 2025 di Hauner
Tartare di sarago condita con liquirizia, insalata di radicchio e polvere di cocco “ibernato”
Lo Chardonnay ‘Grand Ardeche’, 2023 di Louis Latour introduce lo scenografico hosomaki di mazzancolle e gamberi rossi su cenere di olio, salsa realizzata con gambero rosso e ‘nduja e sughetto di mazzancolla affumicata e arrostita e infine un consommé di mandarino e arancia al pimento.
Chardonnay ‘Grand Ardeche’, 2023 di Louis Latour
Hosomaki
Fantastico!
Piccolo intermezzo con la geniale Rivisitazione di felice del “pane e olio”.
Rivisitazione di felice del “pane e olio”
Passiamo ai primi con un ottimo Cervaro Della Sala Umbria, Castello Della Sala, 2023 di Antinori. Accompagna degli spaghetti burro e salvia, cicale di mare e un fantastico brodetto ricavato dal carapace della cicala.
spaghetti burro e salvia, cicale di mare e un fantastico brodetto ricavato dal carapace della cicala
Cervaro Della Sala Umbria, Castello Della Sala, 2023 di Antinori
Continuiamo con un godurioso raviolo con all’interno un cremoso di cavolfiore, bottarga e una crema di “cacio e pepe” e in un side abbiamo un cavolfiore marinato con la soia adagiato su della brace viva.
raviolo con all’interno un cremoso di cavolfiore, bottarga e una crema di “cacio e pepe”
cavolfiore marinato con la soia adagiato su della brace viva
Il livello dell’esperienza si mantiene sempre alto con una scaloppa di foie gras caramellata, ostrica Gillardeau in tempura, alla base una decorazione floreale realizzata con una maionese di mandorla e gel di yuzu, puntarelle di cime di rapa e infine un estrazione di cima di rapa cotta all’interno del guscio dell’ostrica stessa.
scaloppa di foie gras caramellata, ostrica Gillardeau in tempura
spalla d’agnello croccante con una crema di carciofo e topinambur e una tartare di fungo cardoncello e fave
In un’altro recipiente abbiamo una spalla d’agnello croccante con una crema di carciofo e topinambur e una tartare di fungo cardoncello e fave.
In abbinamento il passito “I Capitelli” di Anselmi, annata 2023.
passito “I Capitelli di Anselmi, annata 2023
A questo punto non potevamo rinunciare allo spaghetto all’assassina di Felice, una goduria per i sensi, insieme ad un Margaux di Chateau Moutte Blanc, annata 2020.
spaghetto all’assassina di Felice
Margaux di Chateau Moutte Blanc, annata 2020
È il momento del fantastico carrello dei formaggi curato da Riccardo e i successivi dessert con un Sauternes, 2011 di Château Piada.
carrello dei formaggi
dessert
Sauternes
Roberto conclude la splendida esperienza con un gran Bas Armagnac Dartigalongue 1986.
Tornare da Casa Sgarra, per chi come me ha avuto la fortuna di seguire Felice fin dai tempi di Umami.
Significa ogni volta ritrovare la stessa coerenza di fondo, il rispetto assoluto per il territorio.
La tecnica mai esibita per se stessa, l’armonia tra terra e mare arricchita di volta in volta da nuove sfumature, nuovi equilibri, nuova maturità.
E condividere questa esperienza con altri, come è stato questa volta, restituisce a un pranzo già di per sé memorabile un valore ulteriore.
Quello della scoperta vissuta insieme, del piacere di vedere negli occhi di chi non conosceva ancora questo posto la stessa sorpresa che provai io, anni fa, alla mia prima visita.
I i fratelli Sgarra e i miei amici
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Ingegnere pugliese, nato a Foggia nel 1971, con oltre vent’anni di esperienza nel settore Qualità, maturata tra automotive e aerospazio, oggi responsabile del collaudo di linea per diversi programmi aeronautici nello stabilimento Leonardo Aeronautica di Foggia. Insomma, la precisione fa parte del mio DNA… ma accanto alla mia anima tecnica, pulsa fortissima una passione creativa che non ha mai smesso di cercare bellezza. Amo l’arte, il design, la moda, la musica, la pittura ma soprattutto, da anni coltivo un amore profondo e insaziabile per l’enogastronomia. Mi piace raccontarla come la vivo: con curiosità, entusiasmo e meraviglia, andando alla scoperta di territori, tavole, persone e storie che sanno emozionare. Giro l’Italia e l’Europa con la forchetta in una mano e la penna (o lo smartphone) nell’altra, convinto che dietro ogni piatto ben fatto si nasconda un mondo da scoprire. Scrivere di cibo, vino e luoghi è per me un modo per condividere esperienze con amici, colleghi e chiunque ne abbia interesse, esperienze che, oltre a deliziare il palato, arricchiscono l’animo umano. Perché, alla fine, il buono e il bello camminano spesso insieme. E io cerco di seguirli, con fame di vita e occhi sempre pronti a stupirsi.