Cena del 31 Gennaio 2026
C’è un numero che racconta tutto, al Ristorante Coria. È il due.
Due chef, due città, due mani che plasmano la materia come farebbero un artigiano e un artista insieme.
La storia comincia lontano da Catania, nelle cucine di Ragusa Ibla, dove due giovani cuochi siciliani, Domenico Colonnetta e Francesco Patti, si incontrano fianco a fianco sotto la guida del grande Ciccio Sultano, chef bistellato capace di insegnare non solo la tecnica, ma la visione.
Cresciuti entrambi con una vocazione intima e profonda per la cucina, i due completano lì la loro formazione, raggiungono una maturità professionale e personale, e capiscono di voler percorrere una strada tutta loro.
Nel 2008, non ancora trentenni, aprono il Ristorante Coria nel centro storico di Caltagirone.
È una scommessa coraggiosa, fondata su amicizia, stima reciproca e un’idea condivisa di cosa dovrebbe essere la ristorazione contemporanea in Sicilia.
Il nome che scelgono dice già tutto della loro filosofia.
E’ un omaggio al tenente colonnello Giuseppe Coria, uomo straordinario nato a Vittoria nel 1930, che a 42 anni lasciò la carriera militare per diventare giornalista enogastronomico, amico di Gino Veronelli e autore di Profumi di Sicilia, uno dei testi più completi e appassionati mai scritti sulla cucina dell’isola.
Quel libro diventa la bussola dei due chef, la loro “bibbia”, il punto di partenza da cui muovere ogni ricerca.
Caltagirone li accoglie, li ispira, li nutre.
Per quindici anni la comunità calatina diventa parte viva del loro progetto e i risultati non tardano ad arrivare: nel 2012 il ristorante ottiene la Stella Michelin, primo riconoscimento del genere in provincia di Catania, conquistando un posto di rilievo nella scena gastronomica italiana.
Nel 2013 affiancano al ristorante un servizio di banqueting di alto profilo, Squiseating, che si afferma rapidamente come eccellenza nel panorama siciliano e nazionale.
Ma dopo tre lustri, qualcosa chiama verso un orizzonte più ampio.
Nel febbraio del 2024, Colonnetta e Patti prendono una decisione coraggiosa: trasferire Coria a Catania, nel cuore pulsante della città etnea.
Il nuovo Coria
Il nuovo Coria trova casa all’interno di Palazzo San Demetrio, gioiello di architettura tardo-barocca siciliana che si affaccia sulla centralissima Via Etnea, con ingresso da Via Prefettura 21.
L’eleganza classica delle antiche dimore nobiliari catanesi dialoga con uno stile contemporaneo improntato a una ricercata linearità.
Lo spazio racconta, prima ancora che il cibo arrivi in tavola, chi sono questi due uomini e cosa vogliono dire.
E cosa dicono, con la loro cucina?
Partono sempre dal territorio e dalle sue tradizioni, per poi allargarsi alle influenze del presente e della geografia globale.
Tecnica rigorosa, creatività autentica, materie prime locali e stagionali: ogni piatto è al tempo stesso memoria e invenzione.
I menu degustazione
I menu degustazione, Magma, Origini ed Equilibrio, offrono percorsi sensoriali diversi ma complementari, in cui i piatti iconici costruiti in quindici anni di lavoro convivono con proposte inedite, sempre in evoluzione.
In cantina, accanto ai grandi produttori siciliani e nazionali, si trovano etichette di nicchia, vini naturali, biologici, biodinamici e persino una selezione kosher.
Appena arrivati, ho avuto una piacevolissima sorpresa, ritrovare Gianluca Grasso, la cui bravura avevo già avuto modo di apprezzare tempo fa al ristorante Concezione, sempre a Catania.
È stato un vero piacere incontrarlo di nuovo e ritrovare in lui la stessa professionalità, sensibilità e passione che avevano già lasciato un bellissimo ricordo.
La cena
Ci accomodiamo di fronte la sala e Gianluca ci accoglie nel migliore dei modi dapprima con un metodo classico ‘Almerita’ Brut, 2022 di Tasca D’Almerita e dei piccoli canapè di benvenuto.
E poi con un cocktail ad accompagnare un gelato al pomodoro con un velo di cipolla rossa, pecorino e cappero candito con il tipico sfincione palermitano, un pan brioche alle erbe selvatiche e una chips di pizza con un burro mantecato con limone e acciughe.

Con un buon Riesling Trocken, 2024 di Clemens Busch ci viene presentata una bella selezione di crudi. Abbiamo un gambero di Nassa con gel al mandarino di Ciaculli, liquirizia e cagliata di mandorla.
Una tartare di tonno, una ricciola marinata con pomodoro eoliano con capperi, olive e coulis di datterino.
Gambero rosso di Mazara con maionese ai ricci, gel di limone fermentato, salicornia e uva di mare.

Tonno con tuorlo d’uovo e caviale.

Passiamo ad un Chenin Vouvray Sec Dilettante, 2024 del Domaine Breton con un fantastico astice alla brace, gratinato con dei carciofi, chele di astice e una bernese aromatizzata agli agrumi e curry.
I primi
Proseguiamo con “Risotto d’amare”, dove molluschi, crostacei e una polvere di ricci di mare sono ricoperti da una riduzione di spumante dell’Etna.

In abbinamento lo Chardonnay ‘Flora’ di Girlan, annata 2023.

Ottime anche le linguine servite con canocchie e ricci di mare, telline, una salsa al pistacchio e polvere di alloro e limone, in pairing con il Gewurztraminer, 2023 di Kuenhof.
I secondi
Custoza, annata 2010 della rinomata cantina Zenato per una piacevole lattuga alla brace ripiena alla “Beccafico”, misticanza, olive cotte in cenere, tuorlo d’uovo marinato e una salsa agliata.
Un Vino Nobile di Montepulciano, 2016 della cantina Dei introduce “L’agnello abbuttunatu come un’impanatigghia”, con arancia, marsala e scorzonera.
Tanto interessante quanto gustosa la faraona ripiena alla “faccia araba” a base di datteri e fichi, cioccolato di Modica con sedano rapa e castagne, paté di fegatini e il fondo della faraona.

Abbinata ad un buon “Zero Sette” Barbera d’Asti, 2022 della cantina Damilano.

I dolci
La parte dolce del menù parte con un gelato al kefir, fragoline di bosco, foglia d’ostrica e di finocchio di mare, meringa di spinaci e una chips di mela.

E continuiamo con una brioche al mandarino, pistacchio, yuzu e una mousse al Marsala.

Il tutto accompagnato da un sempre ottimo Marsala Riserva Secco “Vintage” 1980 di Francesco Intorcia.

Molto piacevole anche la piccola pasticceria con cui concludiamo una cena decisamente gratificante.che ha sicuramente confermato le mie aspettative.

Coria è un progetto umano oltre che gastronomico, una storia scritta a quattro mani con la stessa pazienza e la stessa cura con cui si costruisce qualcosa destinato a durare.
Come diceva Giuseppe Coria, la cucina siciliana è un profumo e a Catania, dentro Palazzo San Demetrio, quel profumo si sente ancora.
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