Ristorante Da Lucio
Una Stella Michelin
Chef: Jacopo Ticchi
Cena del 30 Dicembre 2025
Affacciato sul mare di Rimini, il Ristorante Da Lucio è oggi uno dei luoghi simbolo della nuova cucina di pesce italiana.
Qui lo chef Jacopo Ticchi ha creato un vero e proprio laboratorio gastronomico d’avanguardia, pur restando profondamente legato all’Adriatico e alla tradizione romagnola.
Il ristorante è splendido, la prima impressione è quella di un edificio perfettamente integrato nel paesaggio marino.

Le linee sono pulite, contemporanee, quasi nordiche; i materiali, vetro, legno chiaro, metallo dialogano con il cielo, con l’acqua e con la luce dell’Adriatico.
Da lontano sembra quasi una lanterna affacciata sul mare.
Quel giorno il tempo non era dei migliori.
Il cielo si era chiuso rapidamente e un temporale improvviso aveva cominciato a colpire il porto con raffiche di vento e pioggia intensa.
Camminando sul molo, con il rumore delle onde e della pioggia che rimbalzava sulle tavole di legno, il ristorante appariva come un rifugio luminoso in mezzo al grigio del mare in tempesta.
Arrivai quasi completamente bagnato, aprire la porta e entrare fu quasi liberatorio, il calore della sala, l’odore della cucina, il brusio discreto della brigata.
Quel passaggio dal vento freddo del porto alla calma dell’interno fu il primo gesto di ospitalità.
Dentro, il ristorante è sorprendente nella sua splendida architettura.

Lo spazio è ampio, arioso, dominato da grandi vetrate che permettono allo sguardo di scivolare direttamente sull’acqua.
Anche con il temporale in corso, il mare rimaneva protagonista: un paesaggio vivo che cambiava continuamente dietro il vetro.
I tavoli sono essenziali, ben distanziati; il legno chiaro e le tonalità neutre creano un’atmosfera calma, quasi meditativa.
Splendida la cucina a vista che si affaccia direttamente sulla sala come un teatro silenzioso, aprendosi verso i tavoli con una grande linearità, permettendo agli ospiti di osservare i movimenti della brigata senza che il ritmo della sala venga disturbato.
L’architettura non compete con il cibo, lo accompagna, lo incornicia.

In questo spazio prende forma la cucina di Jacopo Ticchi, nato nel 1994, cresciuto tra il porto e la cucina del ristorante, Jacopo non ha seguito un percorso tradizionale nelle scuole di alta cucina,-
La sua formazione è stata fatta di studio personale, esperimenti e una curiosità quasi scientifica per il prodotto ittico.
La sua intuizione più radicale riguarda la frollatura del pesce di cui è profondo conoscitore.

Pesci di grande taglia vengono lasciati maturare in celle controllate per giorni o settimane, perdendo acqua e sviluppando aromi più profondi.
Il risultato è una carne più compatta, più intensa, quasi burrosa.
Se la materia prima è profondamente romagnola, l’approccio mentale richiama quasi una certa scuola nord-europea, minimalismo, concentrazione, studio del tempo e della trasformazione.
Appena arrivati veniamo accolti dal bravo Alessandro Alpi che già apprezzai tempo addietro al Ristorante il Piastrino, ci accomodiamo e con grande curiosità partiamo con il menù degustazione.
Alessandro ci presenta per iniziare un metodo ancestrale, il Saldalama di Podere Sottoilnoce e dei cappelletti vuoti con brodo di canocchie e verdure ossidate.
Con un ‘Zephyr’, 2021 della cantina Mare Nostrum assaggiamo una ricciola maturata quindici giorni dalla consistenza e struttura fantastica con un olio aromatizzato all’alloro e cannella.
Vengono poi serviti al tavolo una serie di piatti dedicati al “crudo” di mare, abbiamo un ombrina con nero di seppia, lardo di mora romagnola, lattuga di mare e una salsa fatta con il fegato della seppia.
Una triglia leggermente scottata laccata con una salsa realizzata con i suoi stessi fegatini e ricci di mare e pepe agrumato.

Rana pescatrice e capasanta cruda servite con uno strato di mandarino verde, burro alla bourguignonne ed un emulsione fatta con il corallo della capasanta stessa e una bella focaccia fatta al forno a legna.

Un Verdicchio dei Castelli di Jesi, “Colle Bianco”, 2024 dell’Azienda Agricola Edoardo Dottori introduce un piatto dedicato alla “brace”.
Filetto di spigola cotto alla brace dalla parte della pelle, gustosa e croccante, con fegati di rana pescatrice accompagnati da una terrina realizzata con pelli di pesce misti e salsa pil pil, assolutamente fantastico!
Passiamo alla cottura al forno a legna con una ventresca di spigola insieme a sedano rapa e alga wakame.

In abbinamento abbiamo dei paccheri con una salsa di peperone fermentato e zenzero con sopra un battuto di oliva nera amara, in abbinamento un Spätburgunder ‘Malterdinger’, 2022 della cantina Bernhard Huber, considerato il ‘padre del Pinot Nero’ in Germania.
Piccolo intermezzo con degli spaghetti che sorprendono per consistenza e sapore.
Lo spaghetto viene prima stracotto e poi caramellato reso croccante nel forno a legna, alla base un fondo di cipolla bruciata, polpo crudo e al tutto viene abbinata una granita di pompelmo e acqua di mare per creare un forte contrasto e ripulire il palato.

Con un Metodo Classico prodotto in Lombardia, il Bianchi Filippo, Padron & C Prestige Rosé 001, abbiamo una zuppetta di trippa mista di pesce cotta con una vellutata di patate arricchita con tartufo bianco e con le parti cartilaginee della rana pescatrice, il tutto terminato con dei limoni di mare e una polvere di limoni neri.
È il momento del “brodetto” con del riso selenio che viene prima cotto nel brodetto di pesce, poi gratinato nel forno a legna e accompagnato con del prezzemolo e dell’olio all’aglio.
Nel piatto il guazzetto su cui andremo a mettere il riso, abbiamo una salsa nella ricetta tipica del brodetto riminese, delle seppie, mazzancolle, filetti di pesci misti, un battuto di molluschi ed erbe aromatiche.
Una goduria incredibile!
Ad accompagnare il piatto un Côtes Du Marmandais, Clos Baquey, 2019 del Domaine Elian Da Ros.

Doppio abbinamento, un Hautes Cotes de Nuits Rouge 2022 del Domain A.F. Gros e Côtes Du Jura, La Grange 476, annata 2022 per una strepitosa ventresca di ricciola cotta alla brace con fondo bruno di pesce.
Passiamo ai dolci con quello che dovrebbe essere un predessert, abbiamo una quenelle di gelato al fior di latte, marmellata di arance amare, alghe secche e ostrica cotta nella panna aromatizzata con della vaniglia.

In pairing con un Madeira Sercial Reserva Velha 10 YO, prodotto da Barbeito e infine dei dolci scelti al bancone in una sala dedicata concludono la cena.
L’esperienza Da Lucio è sempre straordinaria, i piatti raccontano un rapporto diretto con la materia prima.
Il pesce viene lavorato come un animale da macelleria, tagli anatomici precisi, cotture alla brace, estrazioni profonde da lische e teste.
Ci sono crudi maturati dalla consistenza sorprendente, cotture sulla brace che esaltano la struttura della carne, brodi limpidi e concentrati che sembrano distillare l’essenza stessa del mare.
La cucina è essenziale, ma piena di pensiero.

A questo si aggiunge un servizio di sala perfetto ed estremamente attento.
A fine cena il temporale continuava a muovere il mare fuori dalle vetrate, le luci del porto tremolavano sull’acqua scura.
E per un momento, sembrava che il ristorante fosse sospeso tra due mondi, la tempesta fuori e la calma dentro.
È una di quelle serate che restano impresse non solo per i piatti, ma per l’atmosfera.
Il Ristorante Da Lucio non è soltanto un luogo dove mangiare pesce, è uno spazio dove il mare entra nell’architettura, nella cucina e nella memoria.
E forse è proprio questo il ricordo più forte.
Arrivare sotto la pioggia, cercare riparo, e scoprire che quel rifugio sul molo custodisce una delle cucine di mare più profonde e contemporanee d’Italia.





















