Ristorante Il Duomo
Contents
- All’interno, il ristorante è articolato in una serie di salette raffinate e raccolte, ognuna con una propria identità cromatica e stilistica.
- In questo contesto, anche la cantina ha un ruolo centrale, con una selezione ampia e profonda di etichette italiane e internazionali, pensata per accompagnare in modo preciso la cucina.
- Il ritorno in Sicilia segna la svolta definitiva.
- Ormai anche lui una colonna del Ristorante Duomo e ci accomodiamo ad un bel tavolo della sala gialla impazienti di assaggiare il menù “Stupor Mundi” dello Chef Sultano.
- Continuiamo con un piatto assolutamente fantastico
- Un piatto godurioso dove la tecnica è davvero al servizio del gusto.
- Un assaggio buonissimo sempre presente ormai nei menù di Chef Sultano.
- La cucina di Sultano è una sintesi di memoria e ricerca.
- L’accoglienza è impeccabile, il ritmo della cena perfettamente calibrato, l’attenzione costante ma mai invadente.
- Nel suo insieme, il Ristorante Duomo è molto più di un luogo dove mangiare.
Due Stelle Michelin
Chef: Ciccio Sultano
Cena del 17 Ottobre 2025
Il Ristorante Duomo di Ragusa Ibla è una delle tappe più prestigiose della gastronomia italiana contemporanea, un luogo dove storia, architettura e alta cucina si intrecciano perfettamente.
Un luogo dove volevo da tempo ritornare, nel cuore di Ragusa Ibla, a pochi passi dalla scenografica Cattedrale di San Giorgio, il Ristorante Duomo occupa uno degli spazi più suggestivi del centro storico: gli ambienti del Palazzo La Rocca, edificio settecentesco che rappresenta uno degli esempi più eleganti del barocco ibleo.
Il palazzo, con le sue strutture antiche, i muri spessi e le proporzioni nobili, porta con sé una lunga memoria di vita aristocratica e culturale; non a caso è stato anche utilizzato come set cinematografico nel film Divorzio all’italiana con Marcello Mastroianni, ulteriore segno del suo fascino senza tempo.
All’interno, il ristorante è articolato in una serie di salette raffinate e raccolte, ognuna con una propria identità cromatica e stilistica.
Una affascinante dimora siciliana che potrebbe accogliere ancora oggi personaggi e storie e di un romanzo borghese di ottanta o sessant’anni fa.
I colori accesi degli ambienti scandiscono la tipica articolazione delle case siciliane, dove le stanze sono comunicanti tra di loro, il blu scuro, associabile al mare; il rosso che rappresenta la materia; il verde dell’olio e della natura e il giallo oro delle spighe di grano.
Tavoli con tovagliato bianco, poltrone in pelle, tappeti e pavimenti originali dialogano con un arredo contemporaneo di grande misura.
L’atmosfera è quella di un salotto elegante, più che di una sala formale: le luci sono soffuse, studiate per valorizzare i piatti senza sacrificare l’intimità degli ospiti, e la mise en place è rigorosa ma mai fredda.
In questo contesto, anche la cantina ha un ruolo centrale, con una selezione ampia e profonda di etichette italiane e internazionali, pensata per accompagnare in modo preciso la cucina.
Alla guida del Ristorante c’è Franco “Ciccio” Sultano, uno degli chef più autorevoli del panorama italiano.
Nato da famiglia siciliana a Torino nel 1970, ha costruito il suo percorso lontano dai canoni classici dell’alta ristorazione.
Ancora giovanissimo lavora in una pasticceria a Vittoria, dove apprende rigore e tecnica, già da giovanissimo inizia a sviluppare una sensibilità personale per il gusto e per il rapporto diretto con il cliente.
La sua formazione prosegue all’estero, prima in Germania, dove affina la tecnica soprattutto sulle carni, e poi a New York, dove lavora in cucine di alto livello, tra cui quella di Lidia Bastianich, entrando in contatto con una visione più ampia e internazionale della cucina .
Il ritorno in Sicilia segna la svolta definitiva.
Nel 2000 Sultano apre il Ristorante Duomo, con l’obiettivo di costruire una cucina che non fosse nostalgica, ma capace di reinterpretare la tradizione siciliana in chiave moderna.
I risultati arrivano rapidamente: nel 2004 ottiene la prima stella Michelin e nel 2006 la seconda, riconoscimenti che consacrano Duomo come uno dei grandi ristoranti del Mediterraneo.
Nel tempo, Sultano ha ampliato il suo progetto gastronomico con altre iniziative, come I Banchi e Cantieri Sultano, spazi dedicati a una cucina più informale e alla sperimentazione, ma il Duomo resta il cuore del suo lavoro, il luogo in cui la sua visione trova la massima espressione.
Appena arrivati veniamo accolti con grande calore da Riccardo Andreoli.
Ormai anche lui una colonna del Ristorante Duomo e ci accomodiamo ad un bel tavolo della sala gialla impazienti di assaggiare il menù “Stupor Mundi” dello Chef Sultano.
Partiamo con un Metodo Classico, 700 Brut di Tenuta Ficuzza, 2021 e una serie di canapè di benvenuto che già preannunciano il livello altissimo della cena.
Abbiamo una foglia di sanapo in tempura, “o sanapuni” tipico siciliano, con polvere di caffè e una crema di semi di zucca.
Tacos realizzati con una foglia di bieta che avvolge una “mole siciliana” con mandorle, mais, rosmarino e verbena, delle olive nocellare del Belice con all’interno un fagiolo di Scicli, in olio cottura, avvolto da un marzapane di pistacchio.
Chips di pomodoro con caponata “leggera” fatta di melanzana, zucchina, pinoli e gel di pomodoro.
Tartellette con lenticchie, vongole e arancia.
Passiamo ad un vino fermo, il Bianco ‘G’ di Barraco, annata 2023 per il gambero rosso di Mazara del Vallo.
Il corpo crudo viene servito con curry e la testa disidratata e fritta, farcita come se fosse un cannolo con una bisque di tutto il gambero.
Continuiamo con un piatto assolutamente fantastico
Una tartelletta di pasta brisè che racchiude del gambero rosso di Mazara, uno scampo scottato, pomodorini confit, riduzione di porcini, riduzione di pomodoro e frutti rossi e in un side la testa del gambero cotta con tecnica shabu shabu.
Si inizia così con lo “stupore”.


“Firraru Family & Friends” Bianco Terre Siciliane, 2022 dell’azienda vinicola Feudo Maccari.
Accompagna la triglia con all’interno l’ultima parte della preparazione degli scampi, pangrattato con uvetta e pinoli, un crumble di olive nere, alla base una melanzana fondente con una riduzione di funghi e due salse, una ai crostacei e l’altra ai peperoni.
Passiamo ad una fantastica lasagna realizzata non con la pasta ma con melanzana, besciamella, ragù di legumi e per ricordare il croccante del parmigiano, abbiamo foglie di cavolo vecchio e polvere di pomodoro

Un ottimo ‘Munjebel’ Bianco, 2023 di Frank Cornelissen per un incredibile spaghetto alle cozze.
Lavorato in una crema allo zafferano, cozze, salsa al finocchietto, sopra gli spaghetti solo le labbra delle cozze, anguilla affumicata.
In un side abbiamo quella che lo chef chiama “la passeggiata in pescheria a Catania” dove troviamo non solo tagli di pesce ma anche di carne come la trippa di vitello, il tutto terminato con un brodo di tonno.
Un piatto godurioso dove la tecnica è davvero al servizio del gusto.
Continuiamo con uno Chardonnay ‘Didacus’, 2022 di Planeta per la strepitosa “Minestra matriarcale”.
Ragù di nero di seppia ed estrazione di sedano, delle seppioline con olio di rose, palombo alla stimpirata, gambero e minestra di zucchine estive siciliane.
Riccardo ci serve al tavolo con grande maestria un collare di cernia bianca al barbecue, aglio nero, crema di alloro e di olive, crosta di pane, miso siciliano con salsa di pane, lattughino arrosto ed estratto di pomodoro e di olive verdi.
In accompagnamento Champagne Krug Grande Cuvée, 173ème Édition.
Mentre ci si riprende dall’emozione di piatti fantastici abbiamo il consueto intermezzo del “gelato al tartufo”.

Un assaggio buonissimo sempre presente ormai nei menù di Chef Sultano.
Con un Nero d’Avola, Vigna Guarnaschelli, annata 2021 della cantina Feudo Maccari, arriva il momento della carne con l’agnello servito un jus vegetale e mole siciliano, fagiolino tostato, polvere di limone e arance.
E petto di piccione servito con una giardiniera, broccoli e rapa rossa siciliana, purea di fegatini, cosciotto cotto in foglie di fico, riduzione di piccione e fragola e infine una spolverata di Fava Tonka
Con un classico Marsala Targa Riserva 1840 2004 di Florio passiamo ai dolci dove il livello della degustazione si mantiene altissimo.
Fantastico il predessert con uva nera, pistacchi sabbiati, capperi essiccati, spuma di latte, granita di sedano e melone affumicato e un particolarissimo gelato al pino d’Aleppo.
Non da meno la “cassata siciliana” di Ciccio Sultano.

E poi “olio sale e grano”, tre elementi fondamentali della nostra cucina, un dessert dove troviamo l’olio, il caramello, il sale, la polvere di finocchietto e il grano lo troviamo nel gelato di pane presente.

Un menù che anche nei dolci non finisce di stupire, ma con un nome come “Stupor Mundi” non poteva essere altrimenti
La piccola pasticceria conclude una bellissima cena.

La cucina di Sultano è una sintesi di memoria e ricerca.
I suoi piatti partono sempre da ingredienti siciliani: pesce, carni, agrumi, spezie, erbe spontanee degli Iblei, ma vengono trasformati attraverso una tecnica rigorosa e una visione contemporanea.
Nei suoi menu degustazione, la Sicilia emerge come un mosaico di influenze arabe, normanne, mediterranee, raccontate con un linguaggio gastronomico preciso, elegante e mai decorativo .
Non per niente Chef Sultano parla di “Antropologia del cibo siciliano”, una cucina che unisce memoria, dominazioni storiche e avanguardia.
L’esperienza a tavola al Duomo è costruita come un percorso narrativo.
Ogni portata dialoga con la precedente, creando una continuità di sapori che alterna mare e terra, profondità e leggerezza.
A rendere l’esperienza al Duomo ancora più compiuta è il servizio di sala, curato da un grande professionista come Riccardo Andreoli, un servizio che non si limita ad accompagnare l’esperienza gastronomica, ma la eleva.
L’accoglienza è impeccabile, il ritmo della cena perfettamente calibrato, l’attenzione costante ma mai invadente.
Ogni gesto è sicuro, elegante, naturale; ogni spiegazione è chiara, colta, capace di trasmettere il senso profondo dei piatti senza appesantirli.
Come non menzionare la bravissima Marta Scerbo, che ci ha seguito durante la cena e Simone Cutugno con la sua simpatia e professionalità.
Si ha la sensazione di essere seguiti con una cura autentica, quasi sartoriale, dove nulla è lasciato al caso ma tutto appare spontaneo.
È un servizio che trasmette serenità, competenza e passione, e che contribuisce in modo determinante a rendere l’esperienza al Duomo armoniosa, fluida e profondamente memorabile, all’altezza della grande cucina di Ciccio Sultano e della bellezza del luogo.
Nel suo insieme, il Ristorante Duomo è molto più di un luogo dove mangiare.
E’ un punto di incontro tra architettura barocca, cultura siciliana e alta cucina contemporanea.
Qui la storia di Palazzo La Rocca e la visione di Ciccio Sultano si fondono in un’esperienza che racconta la Sicilia con profondità, eleganza e straordinaria coerenza.
Un luogo dove è impossibile per me, non ritornare.
Questo articolo è stato visualizzato: 21053 volte.

































