Ristorante Il Tino

Ristorante Il Tino

Chef: Lele Usai – 1 stella Michelin

Cena del 12 Aprile 2025

Avevo grande desiderio di ritornare al Nautilus Marina di Fiumicino, un luogo che ormai è diventato un piccolo universo gastronomico, per ritrovare la bella cucina dello Chef Daniele Usai.
Qui, in questo porticciolo elegante, moderno, trova spazio Il Tino, il ristorante stellato che meglio rappresenta la maturità e la visione di Usai.
È qui che lo Chef ha scelto di disegnare il proprio sogno “in casa” in un territorio che, fino a pochi anni fa, era poco incline  a questo modello di cucina.
Invece di seguire strade già battute, Usai ha avuto il coraggio di proporre una cucina diversa, più raffinata, fatta di tecnica, ricerca e leggerezza.
Una scommessa che oggi appare vincente, ma che all’inizio richiedeva grande determinazione e fiducia.

Il Nautilus non ospita solo Il Tino, il ristorante gastronomico stellato, ma anche 4112, la sua “trattoria moderna”.

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Un bistrot informale e dinamico, nato per offrire piatti più immediati, sempre nel segno della qualità e del mare, ma con un approccio più conviviale e accessibile.

In questo modo Usai ha saputo parlare a pubblici diversi senza mai tradire la sua filosofia.

Daniele Usai nasce a Roma nel 1977.

Dopo gli studi in ragioneria si avvicina quasi per caso alla ristorazione, iniziando a lavorare tra Ostia e Roma.
Le esperienze al Duke’s, a La Terrazza dell’Eden e soprattutto al ristorante di Gualtiero Marchesi gli danno disciplina, tecnica e ambizione.
Poi arrivano gli anni all’estero, tra Londra e San Francisco, che gli aprono nuove prospettive.
Nel 2006 il grande salto, apre a Ostia Lido il suo primo ristorante, ottenendo nel 2015 la stella Michelin.

Dopo dieci anni di crescita e successo, nel 2016 trasferisce la sua creatura al Nautilus Marina di Fiumicino, all’interno di un elegante yacht club che diventa il palcoscenico ideale per il suo progetto.

Il Tino si presenta come un ristorante elegante e raccolto, con grandi vetrate che si aprono sul porto turistico.
La sala è curata nei dettagli, essenziale e luminosa, con degli splendidi tavoli rotondi dal travagliato bianco che si affacciano sulla bella cucina a vista.
Partiamo con il menù e la scenografica ventresca di tonno maturata con infuso di malva, utilizzato anche nel drink in accompagnamento, unito al fondo stesso del pescato.
Con un ottimo Champagne Les Parcelles XIX Bouzy Grand Cru Extra Brut di Pierre Paillard arriva il bellissimo “Giardino iodato”.
Un piatto signature dello Chef che unisce due componenti fondamentali del Ristorante.

Le erbe aromatiche del suo orto e il pescato di Fiumicino.

Si inizia con l’origano di Creta presente sul bordo del piatto, passando per la portata principale e terminando con la lippia dulcis o zucchero azteco, sempre sul bordo del piatto.

Il pane
Il pane
A seguire un altro splendido piatto “Nasturzio”.
Alla sommità appunto del nasturzio con caviale, barracuda maturato e affumicato con una crema al tuorlo d’uovo e parmigiano e un estrazione di capperi.
Passiamo ad un interessante vino proveniente dal Collio, al confine con la Slovenia.
Pinot Grigio Ramato, “Bakren”, 2023 della cantina Sosol per la “panunta”.
Piatto tipico dell’Italia centro-orientale, composto principalmente da pane unto nell’olio della frittura di pancetta gambero rosso, animella di vitello e gelato alla salsa verde.
Con un vino francese, uno Chablis 1er Cru “Fourneaux”, 2023 del Domaine Colette Gros assaggiamo degli ottimi tagliolini al limone con ricci di mare, acetosella sicula e bottarga di riccio.
Molto buono anche il successivo risotto, mantecato con crema di scampi e burro alla vaniglia, sfumato con whisky a dare una bella nota torbata, al di sopra scampo affumicato e pomodoro confit.
In abbinamento un vino bianco macerato complesso, Uis Blancis Dodon, 2021 di Denis Montanar.
Un piccolo fuori menù con dei tortellini ripieni alla mela verde, brodo di murena, vongole e lupini.
Un vino spagnolo, della regione di Rías Baixas,
Granbazan, Etiqueta Ambar, Lías Albariño, 2022 accompagna il dentice cotto in argilla, salicornia e mela verde fermentata.
Granbazan, Etiqueta Ambar, Lías Albariño, 2022
Granbazan, Etiqueta Ambar, Lías Albariño, 2022
Altro bel piatto l’arzilla, nome dialettale romanesco dato alla razza chiodata, cotta sull’osso, laccata con una riduzione di aglio nero, salsa di broccolo romanesco e salsa di pomodoro confit.
In pairing con “Arcana Bianco” D.O.C. 2018 di Terre Bianca.
La parte dolce del menu inizia con un inaspettato predessert, una rivisitazione dell’aglio olio e peperoncino.
Alla base un crumble all’espelette, una tipologia di peperoncino dolce francese, gelato fior di latte, aglio nero fermentato, olio extravergine d’oliva e sale affumicato.
rivisitazione dell’aglio olio e peperoncino
rivisitazione dell’aglio olio e peperoncino
Molto buono, così come il dessert vero e proprio, un semifreddo alle erbe bruciate dell’orto. Alla base un budino al latte di mandorla, un pan di spezie aromatizzato, uno strato di pere e infine il piatto viene completato con un coulis ai fiori di ibisco.
Abbinato ad un classico Muffato della Sala, 2020 di Antinori.

Alla fine della serata, resta il piacere di essere ritornato in questo bel ristorante e di aver ritrovato non solo la cortesia e la gentilezza di sempre, ma soprattutto la bella cucina di Daniele Usai.

Daniele Usai ai fornelli
Daniele Usai ai fornelli
Una cucina che nasce da una chiara vocazione marinara ma che non si ferma mai al consueto, arricchendosi di tocchi esotici misurati e mai invadenti e che colpisce anche per la sua estrema cura estetica.
Un menù reso ancora più affascinante dall’uso intelligente e preciso di spezie, vegetali, alghe ed erbe aromatiche, che danno profondità e sfumature inattese ad ogni piatto.
Il Tino è sicuramente un ristorante dove tornare.
Ogni volta con il piacere di scoprire nuove sfumature della cucina di uno chef che ha saputo fare del mare e della sua visione contemporanea una vera forma di eleganza.
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Ingegnere pugliese, nato a Foggia nel 1971, con oltre vent’anni di esperienza nel settore Qualità, maturata tra automotive e aerospazio, oggi responsabile del collaudo di linea per diversi programmi aeronautici nello stabilimento Leonardo Aeronautica di Foggia. Insomma, la precisione fa parte del mio DNA… ma accanto alla mia anima tecnica, pulsa fortissima una passione creativa che non ha mai smesso di cercare bellezza. Amo l’arte, il design, la moda, la musica, la pittura ma soprattutto, da anni coltivo un amore profondo e insaziabile per l’enogastronomia. Mi piace raccontarla come la vivo: con curiosità, entusiasmo e meraviglia, andando alla scoperta di territori, tavole, persone e storie che sanno emozionare. Giro l’Italia e l’Europa con la forchetta in una mano e la penna (o lo smartphone) nell’altra, convinto che dietro ogni piatto ben fatto si nasconda un mondo da scoprire. Scrivere di cibo, vino e luoghi è per me un modo per condividere esperienze con amici, colleghi e chiunque ne abbia interesse, esperienze che, oltre a deliziare il palato, arricchiscono l’animo umano. Perché, alla fine, il buono e il bello camminano spesso insieme. E io cerco di seguirli, con fame di vita e occhi sempre pronti a stupirsi.
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