Cena del 29 Marzo 2025
Arrivare a La Bandiera, a Civitella Casanova, significa scoprire un luogo appartato e quasi nascosto, dove però prende vita un ristorante tra i più autentici e significativi dell’Abruzzo.
Qui la bellezza della campagna si intreccia con una cucina identitaria, che negli anni ha saputo evolversi grazie al lavoro e alla visione della famiglia Spadone, un progetto che unisce tradizione, innovazione e profondo rispetto per la natura.
La storia parte da Marcello Spadone, che dopo aver fatto esperienza nei migliori ristoranti d’Italia, tra cui Il Luogo di Aimo e Nadia e un periodo fondamentale all’Albereta con Gualtiero Marchesi, apprendendo tecnica, disciplina e sensibilità, torna nel suo Abruzzo.
Nel 1988 prendendo le redini del ristorante di famiglia e lo rinnova, rivitalizzando le ricette tradizionali con creatività, mentre la moglie Bruna mette a frutto le sue competenze agronomiche avviando l’orto biodinamico che ancora oggi fornisce la cucina di verdure e ortaggi straordinari.
Nel 2009 è il figlio Mattia a entrare in cucina, forte dell’esperienza maturata in dodici mesi al Celler de Can Roca, e porta ulteriore innovazione e nuove tecniche, intrecciandole con la tradizione familiare.
Al suo fianco, in sala, il gemello Alessio Spadone che porta con sé l’esperienza maturata all’Enoteca Pinchiorri: un servizio raffinato di scuola francese, fatto di attenzione ai dettagli e cura totale del cliente.
Tra le principali caratteristiche del Ristorante, la grande attenzione verso l’ecosostenibilità, l’orto sinergico coltivato da Bruna, l’impegno per l’autoriproduzione, l’economia circolare e l’attenzione all’ambiente hanno portato la struttura a ridurre progressivamente la dipendenza da fonti energetiche non naturali, in un percorso di consapevolezza e responsabilità che si riflette in ogni aspetto del progetto.
Un impegno riconosciuto anche dalla prestigiosa stella verde Michelin.
Il Ristorante ha una sua particolare identità in sala, un misto tra tradizione e modernità con i particolari tavoli in rosso laccato e le divertenti lampade che sembrano volteggiare al soffitto.
Partiamo con il menù e Pierguido Tanini, sommelier del Ristorante propone uno Champagne Vertus Experience, Blanc de Blancs, Extra Brut 1er Cru di André Jacquart con la serie di assaggi iniziali, delle chips di ortaggi essiccati con salsa all’aglio nero, a cui seguono delle chips di farro, salsa di acciughe e limone, finto tartufo di ricotta e miele, pan brioche rucola e filetto di maiale nero, zeppola di baccalà e polvere di lampone.
La prima portata è un classico del Ristorante, il suo “orto”, abbiamo una foglia di lattuga aromatizzata in osmosi allo yuzu e alla rapa rossa, al di sotto un cremoso di arachidi e una purea di rapa rossa, al di sopra semi di lino tostati, un insalata russa con erbe spontanee, una rosa di rapa rossa al Montepulciano e infine un cannolo di patate e liquirizia con crema salata e insalata.
Un buonissimo pane sfogliato ai semi con rapa rossa confit e maggiorana in accompagnamento, in abbinamento al piatto un buon Sauvignon ‘Voglar’, 2019 di Peter Dipoli.
Per la successiva portata assaggiamo Vento e Sale, il pecorino di Caprera, annata 2023, abbiamo degli arrosticini di mazzancolle con guanciale, pepe d’acqua e spuma di cavolfiore.
Un grande vino del territorio, il Trebbiano d’Abbruzzo, annata 2020 di Valentini con la minestra di funghi con lenticchie e “caviale” di funghi.


Interessante la rivotica, una sorta di crespelle abruzzese, fatta con farina di orzo condita con tartare di manzo marinato.

Passiamo a dei primi di pasta con un Cerasuolo D’Abbruzzo, Le Cince, 2023 dell’azienda De Fermo per dei trinciatelli in brodo di pesce con lattuga di mare, molto buoni.
Un Chorey-lès-Beaune, 2023 di Chapuis & Chapuis con un ottimo spaghettino alle erbe di montagna, riduzione di alloro, capperi soffiati e ricotta.
Infine Marcello Spadone ci presenta i suoi cappelletti farciti con ventricina vastese in emulsione di acqua e caciocavallo, in abbinamento una Selvarella, Toscana Rosso Sangiovese, 2021 della Cantina Podere Santa Marie.
Piccolo intermezzo con un cocktail con vermouth rosato e acqua tonica prima della gallinella alla brace con una riduzione della stessa.
Passiamo ad un rosso con un Montepulciano d’Abruzzo “Vigneto Sant’Eusanio” 2021 dell’azienda agricola Valle Reale per l’ultima portata salata, l’agnello cotto sulla brace con nespole, indivia e nocciole, costatina impanata e un torcinello fatto con la coratella.
Molto piacevole il dessert con Fragola, una cialda al rabarbaro, mascarpone aromatizzato al limone e olio extravergine di oliva al basilico, accompagnato da un buon Moscato passito Piasa Rischei, 2018 di Forteto della Luja.
Concludiamo con la piccola pasticceria.

Un’altra piacevole cena al Ristorante La Bandiera, dove ogni piatto racconta l’Abruzzo, con la parte vegetale che diventa protagonista e non semplice contorno.
Oni ritorno a La Bandiera è per me la conferma di quanto sia piacevole trovare un luogo dove cucina, ambiente e ospitalità convivono in un equilibrio così armonico.
Un ristorante che è memoria, innovazione e futuro. Il frutto della passione di una famiglia unita, che anno dopo anno migliora, con dedizione e visione, un luogo dove per me è impossibile non ritornare.
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