Ristorante Mec a Palermo

Ristorante Mec a Palermo.

Una Stella Michelin
Cena del 20 Marzo 2026
C’è un palazzo nel cuore antico di Palermo, quasi di fronte alla Cattedrale, che cela un segreto improbabile.
Dietro il portone cinquecentesco di Palazzo Castrone Santa Ninfa, nel ventre di Via Vittorio Emanuele, convivono cinque secoli di storia siciliana e la rivoluzione digitale che ha cambiato il mondo.

Il luogo si chiama MEC acronimo di Meet, Eat & Connect ed è un luogo molto particolare e unico nel suo genere.

Tutto nasce dalla visione di Giuseppe Forello, architetto e imprenditore palermitano con una passione viscerale per Apple.
Nel corso degli anni aveva accumulato una collezione privata di circa duecento pezzi della storia informatica: computer, prototipi, manifesti, gadget e memorabilia che raccontavano la parabola di Steve Jobs dalla fondazione di Apple nel 1976 fino ai giorni nostri.

Una collezione troppo grande e troppo significativa per restare chiusa in un magazzino.

Così il 31 gennaio 2020, Forello aprì al pubblico le porte di Palazzo Castrone, dando vita al primo museo della rivoluzione informatica in Sicilia, interamente dedicato all’universo Apple.
Tra i pezzi esposti, persino il leggendario Apple-1, la macchina che Jobs e Wozniak assemblarono in un garage californiano e che cambiò per sempre il rapporto tra uomo e tecnologia.
Ma la particolarità è stata abbinargli una cucina d’autore.
Il MEC diventò così contemporaneamente museo e ristorante: di giorno un percorso culturale, la sera una tavola stellata.

Salire i gradini che portano al piano nobile di Palazzo Castrone è già un’esperienza sensoriale.

Lo spazio si apre in sette sale che seguono otto aree tematiche: Innovazione, Pirati, Seme e frutto, Apple Store, Prototipi, Pixar, Tempio e Competizione, ciascuna dedicata a un capitolo della vita di Jobs e dell’evoluzione dei suoi prodotti.
Ma la scenografia è quella che nessun museo tecnologico al mondo possiede: i soffitti sono affrescati, le pareti cariche della memoria di un palazzo nobiliare tardo cinquecentesco.
L’effetto è davvero straordinario.
Le teche in vetro con i computer vintage e i pannelli espositivi sulle battaglie legali tra Apple e Microsoft sembrano fluttuare sotto le volte decorate, in un cortocircuito temporale che non disturba, ma affascina profondamente.
I commensali siedono attorno a tavoli elegantemente apparecchiati, circondati da fotografie e cimeli, mentre intorno a loro la Palermo del Cinquecento respira ancora intatta.
La notte porta un’ulteriore magia: il museo si fa ristorante fine dining, il servizio prende il suo ritmo silenzioso e professionale, e chi cena al MEC lo fa con la vista mozzafiato sulla Cattedrale illuminata.

A dare anima a questa cucina è Carmelo Trentacosti, uno chef la cui biografia sembra scritta apposta per approdare in un posto come questo.

Nato nel 1976 a Sackingen, in Germania, ma cresciuto da sempre in Sicilia, porta nel sangue quella doppiezza fertile, la radice mediterranea e lo sguardo aperto sul mondo, che sarebbe diventata il cuore del suo modo di cucinare.
Dopo il diploma all’Alberghiero di Palermo intraprende un’odissea ventennale attraverso le cucine d’Italia, approdando al Grand Hotel The Westin Excelsior al Lido di Venezia.
Tornato in Sicilia, trascorre quasi tre anni come sous-chef al Mulinazzo, due stelle Michelin, sotto la guida di Nino Graziano, il primo chef ad aver ottenuto la stella Michelin nell’isola.
È qui che Trentacosti impara il vocabolario della grande cucina siciliana.

Nel 2009 entra a far parte della Nazionale Italiana Cuochi, collezionando riconoscimenti in tutto il mondo, tra cui la doppia medaglia d’oro agli Europei di Dublino.

Dal 2012 al 2019 regna alle cucine del Grand Hotel Villa Igiea di Palermo, uno degli alberghi storici più prestigiosi della città.
E prima di approdare al MEC, trascorre persino un mese a bordo dello yacht di un Emiro del Qatar che lo vuole come cuoco personale.
Il gennaio 2020 segna la svolta, Trentacosti assume la guida delle cucine del MEC appena aperto, e il sodalizio con Forello è immediato e profondo.
Trentacosti non rifiuta la tradizione, la ama.
Ma la osserva con occhi nuovi, la smonta e la rimonta in forme che sorprendono senza ferire.

Poi, nel novembre del 2022, arriva la consacrazione.

Durante la cerimonia di presentazione della Guida Michelin Italia, il nome MEC Restaurant viene pronunciato tra i nuovi stellati.
Tre anni di lavoro meticoloso, di servizi perfezionati, di piatti studiati e rielaborati, di una brigata cresciuta attorno a un’idea comune, tutto questo si condensa in un momento solo.
La prima stella Michelin nella storia del locale significa che il progetto di Forello e Trentacosti ha raggiunto una coerenza e un’eccellenza che pochi riescono a costruire in così poco tempo.
Il MEC entra così nell’olimpo della ristorazione palermitana, ma lo fa con una storia e un’identità proprie, irriducibili a qualsiasi confronto.
Appena arrivato al ristorante resto sorpreso nel vedere così tanti cimeli del mondo “Apple” e osservo incuriosito, la sala è davvero molto bella e ci accomodiamo in uno splendido e ampio tavolo rotondo pronti per assaggiare la cucina dello Chef.
Simpatico il menù degli aperitivi con la forma di un vecchio Mac, partiamo con il benvenuto dello Chef intitolato “per le vie di Ballarò
Abbiamo un cannolo realizzato con patate al nero di seppia con dentro una tartare di calamaro con limone, anice stellato e cardamomo.
Insalata di polpo con olio e limone e una maionese di sedano, al di sotto una cialda alla farina di ceci.
Poi un cappuccino di mare con alla base lumache di mare, spuma aglio, olio e peperoncino e olio al prezzemolo.
Ed infine una capasanta ricostruita con alla base una cialda realizzata con alga spirulina, maionese di mare e gelato ai ricci di mare.
In abbinamento Champagne Blanc De Noir di Benoit Lahaye.
Champagne Blanc De Noir di Benoit Lahaye

Molto bello il servizio pane con una pagnottella ai grani siciliani, grissini alla cipolla, pane sfogliato cunzato con pomodoro, cipolla e formaggio siciliano, pan brioche alle olive e pomodoro e un burro aromatizzato alle acciughe.

Accanto in un piatto una caponata in conserva con polvere di cioccolato di Modica da scarpettare con il pane.

Tutto richiama i loghi a forma di mela tipici della Apple.

Il Catarratto Vigna di Mandranova della cantina Alessandro di Camporeale, annata 2023 introduce la prima portata chiamata “Toccami”.
Qui  abbiamo un velo di seppia farcito all’interno con una mousse di patata, un flan di asparago, una “sacca di inchiostro” ricreata e una salsa al beurre blanc.
Un buon Gewurztraminer ”Kolbenhof” Hofstatter, prodotto a partire da una selezione di una vigna della tenuta Kolbenhof di Tramin, annata 2022 accompagna un interpretazione della zucca in agrodolce alla palermitana.
Qui lo chef utilizza tutte le parti della zucca, abbiamo anche miso, aglio nero fermentato, maionese alla menta, al di sopra nasturzio, semi di zucca tostati e infine gelato alla senape.
Con Occhio di Terra, una Malvasia Salina, annata 2023 prodotta da Garavaglio passiamo ai primi.
Occhio di Terra
Spaghetti in acqua di ceci con ragù di verdure invernali e una salsa ai porri.
Ed a seguire la bellissima “insalata di riso” che richiama una ricetta di un insalata siciliana fatta con le arance e il finocchio.
Alla base qui abbiamo un pesto di finocchietto selvatico, arancia a crudo e la sua polvere, al di sopra riso Carnaroli mantecato con una crema di finocchio.
Un buon vino siciliano, il Duca di Montalbo Rosso, 2011 dell’Azienda Agricola Milazzo accompagna il secondo.
Un ottimo filetto d’agnello lardellato con la pancetta, una torta salata di zucca, spinacino saltato in padella, gnocco di semolino farcito con il quinto quarto dell’agnello, crema di cipolla e fondo di cottura.
Con una piacevole degustazione di formaggi concludiamo la parte salata del menù.
degustazione di formaggi
Passiamo ai dessert con un Sicilia Bianco Passito, “Moscato dello Zucco”, 2014 della cantina Cusumano e un interessante gelato allo zafferano, cioccolato e nocciola.
A seguire un semifreddo al fico d’india, yuzu e gelèe ai frutti rossi.
semifreddo al fico d’india, yuzu e gelèe ai frutti rossi
Poi quello che lo chef chiama “Un siciliano a Parigi”, abbiamo una dacquoise alle mandorle, crema al limone, crema chantilly, bignè caramellizzati con crema all’arancia e foglia d’oro.
Un siciliano a Parigi
A chiudere la piccola pasticceria.
Un siciliano a Parigi

Davvero una bella esperienza qui al MEC di Palermo, grazie alla bellezza del ristorante ma soprattutto per la cucina di Chef Trentacosti.

La sua cucina è fatta di pochissime parole e molte azioni: disciplina, rispetto per la materia prima, autenticità dei sapori e ricerca.
Ma al rigore si affianca una certa creatività, quell’intuizione che trasforma un ingrediente conosciuto in qualcosa di inaspettato.
Il suo manifesto culinario si legge forse meglio in un piatto solo: la caponata.
Non la versione tradizionale, per quanto amata, ma una rielaborazione che diventa vellutata, esaltata da scaglie di cioccolato di Modica e servita con il pane fatto in casa.
Un ristorante molto particolare.
Difficile trovare un altro posto dove si possa cenare con una stella Michelin sotto i soffitti affrescati di un palazzo del Cinquecento.
Attorniati dai Mac dei primordi, con la cattedrale illuminata che si dispiega oltre i vetri del balcone.
Trentacosti ed io

Il MEC non è semplicemente un Ristorante ma una scommessa vinta sulla capacità della Sicilia di reinventarsi senza dimenticare chi è.

E ogni sera, quando le luci si abbassano e i profumi della cucina di Trentacosti cominciano a diffondersi tra gli affreschi e le teche di vetro, quell’improbabile dialogo tra Steve Jobs e Palazzo Castrone ricomincia daccapo, più vivo che mai.
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Ingegnere pugliese, nato a Foggia nel 1971, con oltre vent’anni di esperienza nel settore Qualità, maturata tra automotive e aerospazio, oggi responsabile del collaudo di linea per diversi programmi aeronautici nello stabilimento Leonardo Aeronautica di Foggia. Insomma, la precisione fa parte del mio DNA… ma accanto alla mia anima tecnica, pulsa fortissima una passione creativa che non ha mai smesso di cercare bellezza. Amo l’arte, il design, la moda, la musica, la pittura ma soprattutto, da anni coltivo un amore profondo e insaziabile per l’enogastronomia. Mi piace raccontarla come la vivo: con curiosità, entusiasmo e meraviglia, andando alla scoperta di territori, tavole, persone e storie che sanno emozionare. Giro l’Italia e l’Europa con la forchetta in una mano e la penna (o lo smartphone) nell’altra, convinto che dietro ogni piatto ben fatto si nasconda un mondo da scoprire. Scrivere di cibo, vino e luoghi è per me un modo per condividere esperienze con amici, colleghi e chiunque ne abbia interesse, esperienze che, oltre a deliziare il palato, arricchiscono l’animo umano. Perché, alla fine, il buono e il bello camminano spesso insieme. E io cerco di seguirli, con fame di vita e occhi sempre pronti a stupirsi.
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