Ristorante Qafiz

Ristorante Qafiz

(Santa Cristina D’aspromonte) – Una stella Michelin
Cena del 31 Agosto 2024
La Calabria è una terra antica, più vecchia delle mappe e dei nomi che le abbiamo dato.
Ogni paese sembra custodire una storia non detta, ogni pietra un frammento di un passato che non smette di respirare.
Si dice che in Calabria ogni paese abbia il suo segreto, e che spesso quel segreto si nasconda in cucina.

Un viaggio tra paesaggi aspri e bellissimi, tra silenzi carichi di storia e una cucina che sorprende per identità e intensità.

E non potevo che iniziare da qui, dal QAFIZ, ristorante simbolo di una Calabria che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici.
Tutto qui parla una lingua nuova, elegante, essenziale, profondamente contemporanea.
Qafiz colpisce subito per il suo format, uno spazio raffinato e intimo, in cui gli ospiti siedono al bancone attorno alla cucina, quasi a voler entrare in scena insieme allo chef e alla sua brigata.
Un’idea sicuramente diversa per il territorio in cui ci troviamo, coraggiosa, teatrale, che annulla le distanze e crea un rapporto diretto, umano, profondo.

Qui si mangia, si osserva, si ascolta. Si partecipa.

Lo chef Nino Rossi è il cuore pulsante di Qafiz.
Non solo per la sua cucina, ma per la visione che ha saputo costruire in un contesto, quello calabrese, dove la sperimentazione gastronomica ad alti livelli è ancora rara, e per questo ancora più coraggiosa.
Nato a Santa Cristina d’Aspromonte, nel cuore della Calabria, inizia il suo percorso culinario seguendo la sala di Villa Rossi, la tenuta settecentesca di famiglia dedicata agli eventi.
Studiando da autodidatta apprende tecniche di cucina moderna fino alle esperienze al St. Hubertus al fianco di Norbert Niederkofler per tre stagioni, passando anche per Giancarlo Perbellini e altri stage.
Poi ritorna per prendere in mano le redini di Villa Rossi e aprire nel 2016 il Qafiz dove nel 2019 acquisisce l’ambito riconoscimento della stella Michelin.

“Qafiz” o “cafiso” era un’antica unità di misura per i liquidi e i solidi, usata storicamente in diverse zone del Sud Italia, tra cui la Calabria.

Veniva utilizzata soprattutto in ambito agricolo per misurare olio, vino, grano o altri prodotti della terra.
Scegliere questo nome per il ristorante non è stato casuale, significa riscoprire un’antica identità calabrese, darle un volto nuovo, reinterpretarla in chiave moderna e creativa.
Un modo per dire: “Qui si misura la Calabria in un modo diverso.”

Trovo il Ristorante molto bello, l’arredo è minimale, ma non freddo: ogni elemento, dalle sedute comode ma sobrie.

Alle linee leggere delle strutture contribuisce a dare un senso di intimità e concentrazione, i materiali sono caldi e materici: legno, pietra, ferro nero, accenni di vetro.

I colori sono neutri, ispirati alla natura: tonalità terrose, grigi morbidi, luci calde che accompagnano il pasto senza invadere.
Ma iniziamo con il viaggio vero e proprio, il menù “Put Calabria on the map” e la sequenza di amuse-bouche che già racchiudono la filosofia dello chef, essenzialità, tecnica, territorio.
menu
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Partiamo con un sandwich con crema di zucchine al barbecue, una meringa di salamoia di olive, tartelletta con trota marinata e uova di trota, arancia candita, fagioli Pappaluni e artemisia e infine frolla affumicata con una gelatina di alloro e limone.
In abbinamento, Andrea Gionchetti, bravissimo sommelier del Ristorante, propone un ottimo Champagne Cépages Blancs, 2012 di Fleury.
Champagne Cépages Blancs, 2012 di Fleury
Champagne Cépages Blancs, 2012 di Fleury
Buonissimo il Chawanmushi con cipolla di Tropea, bottarga di tonno, ‘nduja e chicharron.
Arrivano dei grissini e delle bellissime cialde di pane con pomodoro, prezzemolo e nero di seppia.
Un interessante vino naturale, “black” Pecorello di Pecoraro, annata 2022 per la successiva portata.
Arriva gambero rosso con alla base una panna di mandorle, emulsione di cozze, rafano, limone candito e rucola di mare, al di sopra gelatina e olio di cavolo viola.
Ottima l’animella, cicoria, mela aspromontana, caviale oscietra, ponzu, vermouth bianco.
In abbinamento Il Catarratto Lucido, 2022 di Marco De Bartoli.
Continuiamo con Gaglioppo Rosato di ‘A Vita 2023 con il Carnaroli al tartufo estivo, pesca arrostita, ostrica, nocciola e nepetella.
Andiamo in Francia per la prossima portata con un Bourgogne Rouge, Cuvée Longue, 2022 del Domaine Didon.
Accompagna egregiamente dei bottoni con ricotta di pecora, grespino, lentisco e curry di campagna.
Andrea ci presenta il “C’era Suolo e c’é Ancora”, un interessante rosato prodotto con uve magliocco in purezza di Giuseppe Calabrese con la podolica, pisco sour e acqua di rose.
Fantastico il Piccione al barbecue, “scalici”, macerone sottaceto e salsa perigord.
In pairing Magliocco Canino, 2022 dell’azienda agricola Origini e Identità.
Con un piacevole passito calabrese, il Greco di Bianco di Tenuta Dioscuri passiamo ai dolci, abbiamo Fragola, sambuco, aspro martini e un bellissimo e interessante dessert con Cioccolato Abinao, mezcal, caffè, cardamomo verde, pera e zafferano.
Petit four in giardino e una bella Malvasia delle Lipari di Hauner concludono una fantastica cena.

Lasciare il Qafiz significa portare con sé l’impressione di aver vissuto un’esperienza che va ben oltre la dimensione gastronomica.

Quella di Nino Rossi è una cucina che riesce a coniugare tecnica e sensibilità, radici calabresi e sguardo contemporaneo, dando vita a un percorso che sorprende e coinvolge.
Da sottolineare l’ottimo servizio e la simpatia e bravura di Andrea Gionchetti che ha saputo elevare con le sue scelte, il livello dell’esperienza.
L’atmosfera del ristorante, raffinata e accogliente, il sedersi davanti la brigata che prepara e racconta ogni portata rende l’esperienza coinvolgente e ancora più completa.

Il Qafiz non è soltanto un luogo dove si cena, ma un contesto in cui la cucina diventa linguaggio, emozione e memoria.

È una di quelle esperienze che restano dentro, che ti fanno riflettere su quanto la cucina possa emozionare e regalare ricordi.
E so già che prima o poi ci tornerò, con la curiosità e il piacere di lasciarmi sorprendere ancora.
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Ingegnere pugliese, nato a Foggia nel 1971, con oltre vent’anni di esperienza nel settore Qualità, maturata tra automotive e aerospazio, oggi responsabile del collaudo di linea per diversi programmi aeronautici nello stabilimento Leonardo Aeronautica di Foggia. Insomma, la precisione fa parte del mio DNA… ma accanto alla mia anima tecnica, pulsa fortissima una passione creativa che non ha mai smesso di cercare bellezza. Amo l’arte, il design, la moda, la musica, la pittura ma soprattutto, da anni coltivo un amore profondo e insaziabile per l’enogastronomia. Mi piace raccontarla come la vivo: con curiosità, entusiasmo e meraviglia, andando alla scoperta di territori, tavole, persone e storie che sanno emozionare. Giro l’Italia e l’Europa con la forchetta in una mano e la penna (o lo smartphone) nell’altra, convinto che dietro ogni piatto ben fatto si nasconda un mondo da scoprire. Scrivere di cibo, vino e luoghi è per me un modo per condividere esperienze con amici, colleghi e chiunque ne abbia interesse, esperienze che, oltre a deliziare il palato, arricchiscono l’animo umano. Perché, alla fine, il buono e il bello camminano spesso insieme. E io cerco di seguirli, con fame di vita e occhi sempre pronti a stupirsi.
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