Ristorante St. George by Heinz Beck.
Contents
- Affacciata sul mare Ionio con una vista che abbraccia l’Etna e la costa orientale della Sicilia.
- È in questo contesto che si inserisce il ristorante St. George, perfettamente coerente con lo spirito del luogo.
- La cucina è firmata da Heinz Beck, che ne ha tracciato la filosofia gastronomica e l’impianto concettuale.
- Dopo un piccolo aperitivo ci accomodiamo al tavolo, con il mare davanti e la villa che avvolge l’esperienza con la sua eleganza discreta.
- Si passa agli antipasti.
- E’ la volta poi dei primi.
- A seguire al bis dei primi arrivano i secondi.
- Di grande stile i dessert.
Due stelle Michelin
Chef: Salvatore Iuliano
Cena del 7 Agosto 2025
Ci troviamo all’interno del The Ashbee Hotel di Taormina.
L’Ashbee è una villa liberty dei primi del Novecento, progettata dall’architetto inglese Charles Robert Ashbee, figura centrale del movimento Arts and Crafts, una delle dimore più affascinanti della città.
Affacciata sul mare Ionio con una vista che abbraccia l’Etna e la costa orientale della Sicilia.
Originariamente concepita come residenza privata, la villa conserva ancora oggi quell’eleganza colta e misurata tipica delle grandi dimore d’epoca.
Soffitti alti, saloni luminosi, una scala scenografica e un dialogo continuo tra interno ed esterno.
Il giardino è uno dei suoi tesori più preziosi.
Curato, silenzioso, sospeso sopra il mare, qui Taormina mostra il suo volto più raffinato, lontano dal rumore, fatto di luce, brezza marina e orizzonti ampi.
È in questo contesto che si inserisce il ristorante St. George, perfettamente coerente con lo spirito del luogo.
Il St. George si apre sul terrazzo e sugli ambienti interni della villa con una discrezione quasi naturale.
L’atmosfera è raccolta, elegante, mai rigida.
I tavoli sono ben distanziati, il servizio scandisce il tempo con calma, e la vista accompagna l’esperienza senza mai sovrastarla.
È uno di quei ristoranti in cui ci si sente immediatamente nel posto giusto, dove la bellezza del contesto non è scenografia, ma parte integrante dell’esperienza gastronomica.
La cucina è firmata da Heinz Beck, che ne ha tracciato la filosofia gastronomica e l’impianto concettuale.
Mentre la sua realizzazione quotidiana è affidata allo chef resident Salvatore Iuliano, formatosi a lungo accanto a Beck, un percorso fatto di rigore, disciplina e attenzione maniacale al dettaglio.
Qui a Taormina, Iuliano non si limita a replicare il pensiero di cucina di Beck ma lo interpreta con sensibilità, adattandolo al territorio, alla stagionalità, alla luce di questa parte di Sicilia.
Dopo un piccolo aperitivo ci accomodiamo al tavolo, con il mare davanti e la villa che avvolge l’esperienza con la sua eleganza discreta.
Partiamo con uno Champagne Réserve Brut di Charles Heidsieck e una serie di canapè di benvenuto. Abbiamo su degli splendidi supporti una bruschetta liofilizzata servita con un gel di acqua di pomodoro, crema al basilico e pomodorino confit.
Una tartelletta con un ragù di funghi cardoncelli, crema ai funghi ed erba cipollina.
Sfogliatella di patate con tartare di dentice e barbabietola.
Il simbolo del ristorante, la moneta del Saint George, con all’interno un semifreddo di caponata tipico siciliano, due rocce di grano arso con all’interno emulsione di parmigiano, gel di cipolla rossa e tartare di manzo.
Ed infine un insalatina di crostacei servita con olio al dragoncello, salsa di mandorle e cocco.
Si passa agli antipasti.
Un Etna Bianco, Piante Sparse, 2022 della cantina Ayunta accompagna un gambero dello stretto con delle cucurbitacee e una salsa ai frutti di mare.
Passiamo ad un rosato, Terre Siciliane, 2024 dell’Azienda Agricola Bonavita per un altro splendido piatto, una ricciola marinata con una vinaigrette alle ciliegie, granita di rose e ciliegie e una variazione di ciliege e pomodori.
Altro piatto interessante “Tenerumi non hai scampo”, degli scampi cotti su foglia di limone con cus cus di tenerumi, una tartare di chele di scampo e salsa di tenerumi, in abbinamento il Bianca di Valguarnera, 2021 di Duca di Salaparuta.
Continuiamo con un Metodo Classico Extra Brut ‘Terzavia Cuvée VS’ di Marco De Bartoli e la melanzana grigliata avvolta in alga servita in crosta di liquirizia, gel di limone, una variazione di arachide affumicato, sorbetto alla pala di fico e cioccolato di Modica ossidato.
E’ la volta poi dei primi.
Con una Malvasia di Salina “Francangelo”, 2024 dell’azienda agricola Punta Aria passiamo a degli splendidi primi che confermano l’attenzione dello Chef alla bellezza estetica dei suoi piatti.
Spaghettone con erbe, vongole grigliate, carpaccio di “zucchine alla cenere”, lasciate sotto cenere una notte così da essere disidratate e affumicate.
E un signature dello chef, dei tortellini ripieni di crema di basilico, pomodorini confit, una spuma di mandorle di Noto, seppioline cotte con olio di ‘nduja, nero di seppia e polvere di mandorla disidratata.

A seguire al bis dei primi arrivano i secondi.
Tanto bella quanto buona la triglia con petali di girasole, carote cotte con passion fruit, bergamotto e salsa di cipolla rossa di Tropea affumicata.
In abbinamento il Pinot Noir Karal, 2020 di Castel Sallegg
Cambio vino con Vina Arana Gran Reserva 2015 della Cantina La Rioja Alta.
Introduce una lombata di agnello in crosta di olive nere con una variazione di fagiolini verdi e di sesamo, grano soffiato, dei fagiolini soffiati e jus d’agnello che conclude la parte salata del menu.
Di grande stile i dessert.
Via ai dessert con un Aestas Siciliae, 2022, il Moscato Passito Bianco dell’azienda agricola COS.
Abbiamo un interessante gelato alla banana ossidata, caramello salato, chips di banana, alla base cioccolato e una salsa fatta con whisky barboun e mandorla.
Mentre un Marsala Semisecco Superiore Riserva, 2009 di Florio accompagna un dessert con ricotta, nocciola.
Con la piccola pasticceria si conclude il menù del St. George

Uno degli elementi centrali della cucina del St. George è la qualità assoluta della materia prima.
In cucina arrivano esclusivamente prodotti provenienti da agricoltura sostenibile: biologica, biodinamica e rigenerativa.
È una scelta etica prima ancora che gastronomica, perché è la natura, con la sua varietà e con i suoi cicli, a suggerire il ritmo della cucina e ad alimentare la creatività.
I piatti sono caratterizzati da una grande nitidezza del gusto.
Ogni singolo ingrediente mantiene intatte le proprie peculiarità, senza essere coperto o confuso, per poi ritrovarsi in un insieme coerente, goloso e profondamente gustoso.
I sapori sono leggibili, puliti, stratificati con intelligenza.
Non c’è mai confusione nel piatto, ma un equilibrio costruito con precisione e misura.
Valore aggiunto la bellezza estetica dei piatti.
Seduti a tavola, con il mare davanti e l’eleganza discreta dell’Ashbee a fare da cornice, si ha la sensazione che tutto sia in equilibrio.
La cucina dialoga con il luogo, con la sua storia, con il paesaggio che la circonda.
E alla fine, lasciando il tavolo e attraversando il giardino dell’Ashbee, resta una sensazione molto simile a quella dei luoghi riusciti.
Il St. George non è solo un grande ristorante, ma un’esperienza completa, dove Taormina, la sua storia e una cucina di altissimo livello si incontrano con naturalezza.
Molto bello.
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