Romania: un paese del vino… all’ombra del vampiro

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La Romania possiede enormi distese di vigneti situate in quasi tutte le sue parti, un clima favorevole e condizioni perfette per avvantaggiare la produzione di vino. Tuttavia la Romania (che dal 1989 si è avviata a una nuova vita) ridefinisce lentamente e gradualmente la propria enologia, sta facendo dei cambiamenti a tappe. Aspetta il suo momento migliore. Quando giungerà?

Non c’è dubbio che questa incapacità di aprire in pieno le ali deriva principalmente dai problemi economici e dalla carenza di investimenti. Le cantine si barcamenano tra la mancanza di impianti moderni e l’accesso  alla tecnologia. Questo non significa però che sia un male. Dopotutto non è che manchino completamente gli investimenti interessanti (anche stranieri), i progetti professionali. Le nuove imprese utilizzano spesso i sussidi dell’Unione Europa (di cui la Romania fa parte dal 2007), in molti posti si vede che questi soldi non sono certo stati dissipati. La Romania ha un grande potenziale. Si tratta del sesto Paese dell’UE in quanto a superficie delle vigne, cioè si trova fra i primi dieci Paesi vinicoli del mondo. Occupa il settimo posto sia per la produzione dell’uva che per la produzione di vino.

La Romania confina con Ungheria, Moldova, Ucraina, Serbia e Bulgaria. Gli importanti elementi geografici che caratterizzano questo paese sono i Carpazi, il Danubio e il Mar Nero. Qui domina un clima continentale, la temperatura media annuale è di 23,5°C. I rischi dei vigneti sono quelli abbastanza tipici: gelate primaverili, siccità estive e incessanti precipitazioni autunnali che minacciano muffe e funghi.

Vale la pena di osservare i dati statistici fondamentali, quelli che ci consentono di immaginare i cambiamenti e la condizione reale di questo “Paese di Dracula” (mi baso qui sui dati dell’APEV, che è l’associazione dei produttori e degli esportatori di vino della Romania). Le statistiche mostrano i cambiamenti che stanno avvenendo. Anche se durante il comunismo qui si producevano enormi quantità di vini da tavola a basso prezzo che venivano esportate verso i paesi fratelli, dopo la caduta del regime sono cominciate a cambiare le cose: molti di quei vini sono scomparsi e nella lotta per conquistare nuovi mercati si è dovuto puntare sulla qualità. Nel 2002 si esportavano più di 504.000 ettolitri, mentre nel 2009 soltanto 111.600. Dopo le trasformazioni sono diminuite anche le vigne: nel 2000 erano 248.000 ettari, mentre nel 2009 superavano appena i 197.000. Nel 2000 in Romania si bevevano più di 29 litri di vino pro capite, mentre nel 2009 soltanto 23. La tendenza alla riduzione permane in tutti i dati. Oggi i principali importatori sono la Germania (33%), Hong Kong (12%), la Gran Bretagna (10%) e l’Italia (9%).

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© foto dell’autore

I vitigni locali sono certamente quelli di maggior valore nelle vigne rumene: fetească alba, fetească neagră, tămâioasa românească, cramposia de Drăgăşani, zghihara de Huşi (o Băbească) coloravano questa terra vinicola quasi fino al XIX secolo. Verso la fine del XIX secolo fu invece la fillossera a segnarne violentemente i tratti e a determinare la necessità d’intensificare maggiormente la coltivazione dei vitigni a essa più resistenti; in Romania erano perciò apparsi per un lungo periodo gli incroci e gli ibridi con la vite selvatica (che oggi comunque si stanno estirpando a ritmo piuttosto rapido). Ma sull’onda dell’interesse, della moda e delle ricerche, cominciarono allora ad arrivare molti vitigni dall’Europa occidentale.

Oggi nelle vigne rumene si trovano in genere pinot noir, pinot gris, riesling italico, merlot, sauvignon blanc, cabernet sauvignon, chardonnay e muscat ottonel. In Romania merita certamente una particolare attenzione il rosso fetească neagră, un classico assolutamente rumeno che potrà in futuro diventare un vitigno modello, una sorta di fiore all’occhiello. Dà dei vini di carattere, aromatici ed espressivi, ricchi di note di frutti di bosco, more, terra. Nelle versioni più semplici questi vini hanno un fruttato piuttosto ruvido, per non dire aspro. Se la feteasca neagra viene però ben guidata, con una resa limitata, può dare vini di una certa eleganza, pur mantenendo un carattere leggermente grezzo. È qualcosa di cui la Romania può veramente vantarsi nel mondo vinicolo. Questi vini sono davvero così caratteristici che ogni appassionato potrà apprezzarne lo stile locale. Tra gli altri vitigni si rivela interessante anche la cadarca, cioè l’ungherese kadarka, che in Ungheria (Eger, Szekszárd) vive attualmente una specifica rinascita. Qui, nella regione Banat, viene allevata con molta cura per esempio nella tenuta Wine Princess. E adesso qualche parola sulle regioni.

La mappa vinicola della Romania non è conosciuta da tutti, eccovi dunque una breve descrizione di quelle regioni.

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MOLDAVIA

MOLDAVIA

È una grande regione vinicola nella parte nord-est del paese. Qui si trova il 40% delle vigne rumene: oltre 90.000 ettari. Questa regione è famosa soprattutto per la zona di Cotnari, tradizionalmente nota per i vini bianchi dolci prodotti fino a oggi. In Moldavia le vigne sono sparse da Botoşani a nord fino a Vrancea a sud e dai Carpazi a est fino al fiume Prut. I suoli qui sono calcarei, argillosi e ricchi di humus. Domina la produzione dei vini bianchi, in gran parte vini da tavola, di largo consumo. I vitigni: fetească albă, fetească regală, frâncuşă, oltre ai due vitigni locali grasa e tămâioasa românească per cui la regione è sempre stata famosa, ma anche muscat ottonel, chardonnay, pinot gris, fetească neagră, băbească neagră, aligoté, zghiara de Huşi, italian riesling, cabernet sauvignon, merlot, pinot noir, alicante Bousquet. Le denominazioni più importanti sono, fra l’altro, Huşi, Bucium, Iaşi, Panciu, Odobeşti, Coteşti.

TRANSILVANIA

Situata nella parte centrale del paese, probabilmente sarà eternamente associata a Vlad Ţepeş (detto l’impalatore), cioè al famoso Dracula. Qui ci sono 14.000 ettari di vigne. È una regione impressionante per lo scenario dei monti Carpazi con i suoi incantevoli villaggi. Qui fa freddo e molte vigne si trovano su erte pendici. Anche prima della seconda guerra mondiale c’erano molte vigne, in ogni campagna, quasi in ogni fattoria. In seguito ne sono state confiscate e collettivizzate parecchie, incorporandole alle fattorie comuniste. Così fu distrutta la vitivinicoltura privata. Dopo la disintegrazione del regime sembra già tutto diverso. Oggi la zona più importante è quella di Târnave, famosa per i vini bianchi, tra cui gli spumanti.

I vini bianchi sono in genere tipici di tutta la Transilvania, sebbene il marketing “alla Dracula” preferirebbe certamente quelli rossi e leggermente dolci come il sangue… Oggi in Transilvania si coltivano sia i vecchi vitigni locali che quelli internazionali. Si trovano perciò fetească albă, fetească regală, muscat ottonel, gewürztraminer, pinot gris, sauvignon blanc, traminer, italian riesling. I suoli sono sabbiosi, alluvionali. Le denominazioni più importanti sono Jidvei, Alba Iulia.

DOBROGEA

Si trova nella parte sud-est del Paese, tra il Danubio e il Mar Nero, con 25.000 mila ettari di vigne. Il sole e il caldo qui non mancano. Ma neanche una quantità indispensabile di pioggia; in questa regione regnano delle condizioni perfette per la viticoltura, sia come clima, sia come suoli di adeguata fertilità e struttura con microelementi nutrienti per la vite. Qui si sviluppano bene sia la coltivazione sia l’enologia. Grazie alla grande quantità di sole non ci sono problemi di maturazione. Parecchi vigneti sono qui destinati ai vini da tavola, all’uva da tavola e all’uva passa. La denominazione più conosciuta è la famosa Murfatlar. C’è speranza anche per Sarică-Niculiţel e Istria-Babadag. Tra i maggiori produttori si possono notare anche nuove, perfino piccole, aziende. I vitigni tipici: chardonnay, pinot gris, pinot noir, cabernet sauvignon, merlot, muscat ottonel, italian riesling, fetească neagră, fetească regală, aligoté, băbească neagră. Tra i suoli ci sono il calcare e l’humus.

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MUNTENIA e OLTENIA

La Muntenia è nella parte sud-est del Paese, mentre la vicina Oltenia è un po’ più a ovest. Molte vigne della Muntenia si trovano sulle pendici esposte a sud-est dei monti Carpazi, nella parte nord della regione, mentre quelle più meridionali dell’Oltenia si trovano vicino al fiume Olt e al Danubio (dove si distinguono le zone di Oprişor, Samburesti, Drăgăşani). La Muntenia è più calda della Moldavia e della Transilvania. La denominazione orientale della regione è Dealu Mare, ha un microclima adatto ai vini rossi secchi dei vitigni fetească neagră o cabernet sauvignon, particolarmente nella sua parte occidentale. La denominazione Pietroasa dà dei vini dolci interessanti. Il vitigno locale più noto è il bianco delicato tămâioasa românească e poi ci sono fetească neagră, cabernet sauvignon, pinot noir, merlot, fetească albă, fetească regală, italian riesling, pinot gris, muscat ottonel, pinot gris, chardonnay, aligoté. I suoli che qui s’incontrano sono quelli argillosi (marroni, silvestri), gessosi e le terre rosse.

MARAMUREŞ e CRIŞANA

Maramures si trova nella parte nord-ovest del paese. Un posto montuoso, un po’ selvatico, dove si producono vari vini tra cui dominano i bianchi aciduli. I vitigni: cabernet sauvignon, cadarca, merlot, italian riesling, fetească regală, furmint, pinot noir, muscat ottonel, mustoasa de Măderat, fetească albă. Le denominazioni: Valea Lui Mihai, Silvaniei. Crişana è nell’ovest della Romania, vicino al confine con l’Ungheria, la cui influenza è evidente. Qui si distinguono più marcatamente i vini rossi, perciò nelle vigne c’è la cadarca (a quanto pare è questo il luogo d’origine di questo vitigno) e ci sono delle coltivazioni ben riuscite di pinot noir, ma anche di cabernet sauvignon e di merlot. Le denominazioni più importanti: Bihor, Miniş, Măderat.

BANAT

È una piccola regione che si trova nell’ovest del Paese (sotto la regione Crişana), vicino al confine, intorno alla città di Timişoara. È la regione vinicola più piccola della Romania. Dominano i suoli argillosi e vi si coltivano principalmente i vitigni rossi cabernet sauvignon, pinot noir, merlot, cadarca, ma ci sono anche i bianchi muscat ottonel, italian riesling, fetească regală.

 

 

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Previsioni e impressioni

È interessante il fatto che il mercato locale rumeno continua ben volentieri a richiedere vini di stile amabile o abboccato. Questo fatto è curioso e sorprendente perché nella maggior parte degli altri Paesi di tradizione enologica si preferiscono però i vini di stile secco. Durante il mio viaggio in Romania ho visitato più di una dozzina di produttori in diverse regioni, cogliendo l’occasione per attraversare una parte abbastanza grande di questo Paese. Nonostante la diversità dei luoghi e le differenze tra le singole cantine, non ho avuto la sensazione che qualche regione si potesse concretamente distinguere dalle altre con una propria stilistica o che nei vini si potesse afferrare qualche dote aggiuntiva che esprima il terroir della zona di produzione. Erano piuttosto gli stessi produttori a fare la differenza stilistica. Ne avrò forse visitati troppo pochi per ogni regione, per farmi un’opinione più consolidata. Non c’è dubbio che la tradizione enologica della Romania abbia attraversato una storia intricata. In epoca comunista si affogavano addirittura i Paesi fratelli con enormi quantità di vino. Chi si curava allora della qualità?

Bisogna ricordare che dopo la rivoluzione del 1989 il Paese era caduto nel caos e nella crisi economica. Bisogna ricordare inoltre il successivo, penoso e lungo processo di rinnovamento delle vigne che erano state nazionalizzate, di riordinamento dopo quel caos che vi aveva dominato a lungo. Una parte di queste (quasi 200.000 ettari) è tornata ai legittimi proprietari, alcune aspettano ancora una decisione dei proprietari su ”cos’altro fare”, ma molte sono state semplicemente abbandonate. I cambiamenti hanno cominciato molto lentamente a dare i loro effetti. Negli anni ’90 qualcosa si è mosso e i vini rumeni della migliore qualità hanno cominciato a comparire sui mercati esteri, come quello inglese. Oggi, come ho scritto prima, il rinnovamento dell’enologia rumena soffre maggiormente della mancanza di investimenti. L’importante però non è soltanto modernizzare le cantine, ma anche il concetto di vino. A questi vini manca spesso uno stile più espressivo, la pulizia tecnologica, è essenziale anche ridurre le rese delle vigne perché questi vini subiscono un particolare ”annacquamento” a causa dell’eccessiva produzione di uve.

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Quando si riuscirà a correggere gli errori e a modificare lo stile, con una buona strategia i vini rumeni potranno diventare concorrenziali per qualità e prezzi perfino con quelli del Nuovo Mondo. Si dovrà aspettare ancora un po’, ma si vedono già dei cambiamenti favorevoli, anche se è difficile in questo momento definire chiaramente la direzione che la Romania sta prendendo. Qui ci sono cambiamenti importanti nelle proporzioni dei vitigni coltivati. La Romania, adeguandosi alle normative dell’Unione Europea, sta estirpando quegli incroci e quegli ibridi che sono vietati, a tutto vantaggio dei vitigni di qualità. Bisogna osservare con attenzione tutti i nuovi investimenti, anche dall’estero, perché questi arriveranno certamente in Romania (su ciò non c’è alcun dubbio). Le potenzialità e le possibilità sono infatti notevoli. Già adesso questo Paese è in grado di proporre una vasta gamma di vini buoni, sia da quell’uva di razza che è l’espressiva fetească neagră, sia dalla delicata e aromatica tamaioasa o anche dallo strutturato e interessante pinot noir, in cui si ripongono grandi speranze. In Romania stanno arrivando anche enologi esperti che conoscono i trend contemporanei e gli standard dell’enologia mondiale. Bisogna sperare che le modifiche e le norme di qualità da loro introdotte entrino velocemente in circolazione. I vini rumeni non devono affatto nascondersi dietro le etichette con l’effigie di Dracula per attirare l’attenzione dei turisti e dei potenziali acquirenti. Fortunatamente, nella maggioranza dei casi riescono già a difendere il collo… tranquillamente da soli.

 

Mariusz Kapczyński tradotto da Rolando Marcodini

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