Rosa primavera
Nonostante le brutture umane, la primavera è alle porte: ce lo dice l’aria, la temperature, le primule (che proprio dal loro primato cronologico traggono il nome), le gemme e i primi fiorellini sugli alberi, peschi e ciliegi, il mondo boreale si fa progressivamente rosa, e dunque parliamo di vini a tono, rosati, o rosé, o semplicemente rosa.
È la tipologia di vini con il maggior numero di tonalità, perché in pratica, la tinta stessa si può praticamente scegliere in quanto è funzione del tempo di contatto tra il mosto e la parte solida delle uve, che, come è noto, è quella che rilascia il colore: oggi ve ne racconto due.
Armando Coppola

Armando Coppola è un’azienda agricola, con il noccioleto ad Atripalda e l’oliveto e il vigneto a Castelvetere sul Calore, nell’area del Taurasi DOCG.
E infatti tutti e 5 i vini sono di Aglianico (anche il bianco, Uxor, coll’uva rossa vinificata senza contatto con le bucce);
«Ogni etichetta è un tributo. Ogni nome un legame, una radice, un racconto»
Così recita il sito web, e infatti i nomi dei tre rossi sono Nepos, Patres e il Taurasi DOCG si chiama Avos.
Il rosa di cui parliamo è stato battezzato Matres, ed è un Irpinia Rosato Doc di solo Aglianico.
Suoli argillosi calcarei e grandissime escursioni termiche, sia nelle stagioni, sia nello sbalzo tra notte e giorno.
Per il rosato l’aglianico subisce una pressatura più che soffice, a 0,4 bar il che corrisponde a poco più di una carezza, e dato il nome del vino, la cosa potrebbe proprio assimilarsi a un gesto materno.
L’assaggio
Da questa delicatezza gestuale (e dal contatto di una sola ora con le bucce) viene dunque il colore, rosa non carico con qualche sfumatura ramata.
Grande attenzione alla temperatura di fermentazione, tenuta a non più di 14°C, per preservare gli aromi che il connubio Aglianico Irpinia sa conformare: bell’intensità al naso e sentori di piccoli frutti rossi, fragole, ciliegie, more, e poi fiori, un bouquet di fiori di campo, e qualche piccolo rimando erbaceo-mentolato.
L’assaggio dell’annata 2024 è assai dinamico, con la grande spinta acida, di freschezza piena, dell’Aglianico ben supportata da una sapidità altrettanto notevole e da un buon corredo alcolico che, pur fermandosi al 12,5%, ammorbidisce la bocca, stemperando le altre caratteristiche; buona la lunghezza del finale, per un vino compagno di moltissime pietanze, mediterranee ma anche delle cucine asiatiche.

Un piacevolissimo jolly a tavola a meno di 14 euro
Cirasa di Tenuta Tralice

Pallagrello Nero in purezza è l’altro ottimo rosato assaggiato in questo periodo.
Cambia l’uva, cambia la zona, siamo ad Alvignano nell’Alto Casertano, non cambia né la qualità dei suoli, né la dinamica delle temperature in primavera e in estate: giornate calde in cui la temperatura notturna si abbassa decisamente contribuendo a costruire così gli aromi (anzi, i precursori aromatici) nelle uve.
Su suoli argillosi-sabbiosi, compatti, i due Pallagrello (Bianco e Nero) in zona ci sono da sempre, da ben prima dell’editto ferdinandeo che proteggeva le vigne reali.
A Tenuta Tralice lo allevano in agricoltura biologica certificata e producono un bianco (ovviamente da Pallagrello Bianco) e due rossi (Calamai e Miglio 25) e il rosato Cirasa dal Pallagrello Nero.
Decisamente rosa, quest’ultimo, di una tonalità quasi archetipica, delle rose rosa, vinificato anche questo con un veloce passaggio sulle bucce e pressatura soffice.
L’assaggio
Il risultato è un altro vino dal profumo intenso ed elegante, anche qui fragoline e ciliegie dolci, una spruzzata delicata di agrumi e fiori appena più decisi, forse una acacia (la mimosa dell’8 marzo).
Al gusto, questa 2025 (ma avevo da poco assaggiato la 2024, e, anche per i rosati, un anno in più e quasi sempre un plus) ha la dinamica simile all’Irpino: grande dinamica, acidità notevole, sapidità altrettanto rilevante e anche qui la stessa percentuale di alcol, 12,5%, ad equilibrare, ad assecondare l’esuberanza delle altre caratteristiche.
Piacevolmente lungo in bocca, da caratteristiche simili scaturiscono, ovviamente, gli stessi abbinamenti, davvero da una insalata di riso al sushi, dai must della cucina marinara al pollo alle mandorle, perché il bello dei rosa è proprio la loro versatilità, la loro intelligenza quasi, e l’eleganza che dal colore si spande fino al sorso, inebriando tutti i sensi.
Saggezza rosa, insomma: quanto ne abbiamo bisogno in questa primavera 2026.



