Sardegna nel Calice: L’anima polifonica di Vermentino, Cannonau e Carignano

i vini in degustazione

Sardegna nel Calice: L’anima polifonica di Vermentino, Cannonau e Carignano

Non chiamateli semplicemente vitigni. Sono le bussole geologiche di un’isola che rifiuta l’omologazione. In occasione di una masterclass organizzata durante il Vinitaly presso lo Stand della Regione Sardegna, è emersa la straordinaria variabilità dei profili sensoriali sardi, tra sapidità marine, profondità montane e vigne di sabbia.

Se la Sardegna fosse uno spartito musicale, il Vermentino, il Cannonau ed il Carignano ne sarebbero i temi portanti, capaci però di cambiare ritmo e tonalità a ogni chilometro di costa o di entroterra. La masterclass, organizzata durante il Vinitaly e condotta da Giuseppe Carrus e Antonio Boco, ha presentato un interessante focus sulla variabilità territoriale. Un viaggio sensoriale inatteso che ha confermato quanto il concetto di “vitigno autoctono” sia, in quest’isola, indissolubilmente legato a un microclima e a un suolo specifico.

Il Vermentino: dai riflessi del Sud al granito della Gallura

Quartomoro – VRM – Storie di Vite D.O.C. 2022 (100% Vermentino).

Lontano dall’essere un Vermentino convenzionale, questa bottiglia è un’interpretazione che privilegia la pulizia formale e l’aderenza territoriale, figlia di una vendemmia, la 2022, capace di concentrare luce e sapidità. L’attacco è un manifesto di macchia mediterranea: note di elicriso e finocchietto selvatico si combinano a ricordi di pesca bianca appena matura. In bocca, il VRM 2022 rivela la sua vera natura: l’ingresso è dinamico, trainato da una freschezza agrumata mai fine a se stessa, ma che fa da binario a una struttura di buon peso estrattivo. La beva è ritmata, con un finale lungo e asciutto incentrato sulla tipica mandorla amara del vitigno in una versione di estrema eleganza.

Vini Mura – Vermentino di Gallura Superiore “Sienda” D.O.C.G. 2024.

L’olfatto è una danza tra freschezza e succulenza. Accanto ai classici profumi di fiori bianchi (gelsomino) e frutta a polpa bianca (pesca), emergono con prepotenza note agrumate di lime e cedro, figlie di un’annata a maturazione precoce. Il sottofondo è una sinfonia di erbe aromatiche — salvia e timo — che si fondono con la solita, rassicurante impronta iodata del granito di Loiri Porto San Paolo. In bocca, è fresco e vellutato al tempo stesso. La struttura “Superiore” si avverte nella pienezza del centro bocca, ma la beva è resa irresistibile da una sapidità quasi salina che ne allunga la persistenza. La chiusura è pulita, fragrante, con quel tipico ritorno di mandorla e macchia mediterranea che ne sancisce l’identità territoriale.

Il Vermentino, in Gallura non si limita a crescere; domina il paesaggio granitico. Nel calice, questa matrice minerale si traduce in una verticalità affilata, in una sapidità quasi salmastra e in quell’inconfondibile finale di mandorla amara che lo ha reso celebre. Tuttavia, spostandosi verso Sud, il profilo cambia pelle. La biodiversità dell’isola permette al vitigno di interpretare il calore delle coste più assolate con strutture più ampie e morbide.

Le declinazioni del Cannonau: tra storia e altitudine

Cantina di Castiadas – Cannonau “Rei” D.O.C. 2022.

Il naso è un racconto caldo e avvolgente. L’esordio è dominato dalla confettura di piccoli frutti rossi e dalla prugna matura, ma è nell’evoluzione che il vino svela la sua complessità: emergono note di mirto, liquirizia e un accenno di macchia mediterranea arsa dal sole. Una spezia dolce, discreta, fa da corredo a un bouquet che profuma di estate sarda. In bocca, il Rei 2022 si distingue per una morbidezza vellutata, impreziosita da un tannino presente ma garbatamente levigato, integrato in una texture mai ridondante grazie a una sapidità iodata di ritorno, figlia della vicinanza al mare. La chiusura è lunga, coerente, con un finale che torna a insistere sul frutto e su una delicata nota balsamica.

Iolei Winery – Nepente di Oliena Riserva “Hospes” D.O.C. 2023. 

Il nome è già una promessa: Hospes (ospite), un tributo alla celebre accoglienza che Oliena riservò a Gabriele D’Annunzio, il quale trovò proprio in questo Cannonau il suo leggendario “Nepente”. L’olfatto è una stratificazione complessa e affascinante: l’attacco è deciso, con note di frutta rossa matura — ciliegia e mora — che virano rapidamente verso sentori terziari nobili di liquirizia, vaniglia e una punta di tabacco dolce. Non manca l’anima selvatica dell’isola, evidente in quei richiami balsamici di alloro e mirto che emergono dopo una breve ossigenazione. In bocca, l’Hospes 2023 è un Cannonau generoso e polposo. La ricchezza alcolica è bilanciata però da una freschezza vibrante e da una trama tannica gentile, quasi setosa, che rende il sorso snello nonostante la verve del vino.

Giuseppe Sedilesu – Cannonau di Sardegna “Mamuthone” D.O.C. 2022.

Figlio di vigne ad alberello che affondano le radici nel disfacimento granitico a 650 metri di altitudine, il Mamuthone 2022 è l’antitesi della banalità: un vino che non urla, ma sussurra la complessità di un territorio unico. Il bouquet è una verticale di profumi selvatici con note di ciliegia nera e prugna che si fondono con note di pepe nero, china e radice di liquirizia.

Ad emergere con forza però è proprio l’impronta territoriale: nuances di terra bagnata, erbe officinali e quella caratteristica nota ematica e ferrosa che è la firma dei terreni di Mamoiada. In bocca è un vino di una freschezza spiazzante. La sapidità e l’acidità vibrante giocano un ruolo da protagoniste, rendendo la beva agile nonostante la struttura importante. Il tannino è fitto, artigianale, con una grana che ricorda il carattere fiero della gente di Barbagia. Il finale è lunghissimo, balsamico, con un ricordo di frutti rossi croccanti e spezie.

Il Carignano: Il Respiro delle Sabbie nel Sulcis

L’ultima tappa della degustazione conduce a Sud-Ovest, nel regno del Carignano. Qui la variabilità territoriale si sposta sul piano del rapporto tra mare e terra. Il Seimura 2021 di Cantina Giuba (Riserva) ne è l’emblema: un vino emblematico della resilienza dei vitigni che crescono su terreni sabbiosi. Se il Cannonau di Mamoiada è “aria di montagna”, il Carignano del Sulcis è “sale e struttura”, in una declinazione che completa il quadro di una Sardegna enologica capace di passare, con estrema coerenza, dalla freschezza agrumata alla densità dei grandi rossi da invecchiamento.

Cantina Giba – Carignano del Sulcis Riserva “Seimura” D.O.C. 2021.

Al naso è un’esplosione di macchia mediterranea bagnata dalla salsedine. Note di mora selvatica e prugna in confettura si intrecciano a sentori più scuri di cacao amaro, tabacco conciato e una sfumatura ferrosa. Il passaggio in legno è perfettamente integrato, regalando una speziatura dolce che non copre mai l’anima salmastra del terroir. Al sorso, il Seimura entra con passo autorevole. È un vino di grande volume, contraddistinto da una morbidezza alcolica ben bilanciata da un tannino nobile e fitto, ma setoso. La sapidità è la vera colonna vertebrale della bevuta: una scia minerale rinfresca il palato e accompagna una persistenza lunghissima, giocata su ritorni di piccoli frutti neri e spezie nobili.

Se il Vermentino è luce, il Cannonau è terra o, meglio, terre e terreni. La degustazione ha infatti evidenziato differenze semantiche profonde tra le varie zone di produzione. Mamoiada, dove il Cannonau tocca vette di eleganza quasi commovente.  È qui che l’altitudine e le vigne spesso centenarie restituiscono un vino sottile, vibrante, pervaso dal frutto rosso croccante in dialogo armonico con una speziatura finissima. È la prova del nove del patrimonio bio-viticolo sardo: un vino di montagna in un’isola di mare.

Oliena e il Nepente regalano un Cannonau indubbiamente fiero, strutturato, impreziosito da una carica alcolica generosa, ma sempre bilanciata da una trama tannica fitta e avvolgente. È il volto più ancestrale e potente della Barbagia.

Scendendo verso il Sarrabus, a Capoferrato, il Cannonau cambia ancora. In questo lembo di terra tra mare e granito, il vitigno abbandona le spigolosità barbagine per abbracciare una suadenza mediterranea che privilegia la bevibilità senza perdere il carattere identitario.

Un patrimonio di biodiversità

Ciò che è emerso con forza nel corso della masterclass è un affascinante archivio liquido di biodiversità sarda. La distanza sensoriale tra un Vermentino di Gallura, un Cannonau di Mamoiada e un Carignano del Sulcis non è una distanza geografica. E’ una distanza culturale: è il patrimonio delle cultivar autoctone che si conferma un tesoro inestimabile, capace di regalare emozioni diverse a ogni sorso.

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Classe 1987, dopo una laura in Economia e Finanza ed un parallelo percorso in ambito enogastronomico, Manuela Mancino si specializza nella consulenza all’Ho.Re.Ca., ad aziende di produzione e nella selezione di cibi e vini. Da sempre appassionata di food&wine, traccia i profili della propria figura professionale in età adolescenziale, con l’obiettivo di acquisire le competenze necessarie ad impiantare l’assetto strategico, gestionale ed operativo degli operatori di settore. Tecnico assaggiatore di numerose materie prime (dal vino all’acqua, dai formaggi alla pasta, passando per i salumi), si dedica in maniera peculiare allo studio del settore olivicolo, divenendo Sommelier di olio, assaggiatore di olio e di olive da mensa. Con all’attivo la partecipazione a diversi panel e giurie di settore, continua a formarsi in tale ambito tra libri, campagne e altrettanta pratica. Convinta fautrice della sostenibilità, ne fa una mission nella vita privata e lavorativa, dedicandosi allo sviluppo di variegati progetti enogastronomici. In continuo viaggio tra l’Italia e all’estero, trova spunti interessanti per la propria attività di critica di settore, nella speranza di fornirne una visione trasversale ed una lettura “dal campo alla tavola”.
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